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Sono cento racconti brevi o brevissimi che nell’insieme ricostruiscono, in un’unica vicenda, la Milano dal 1968 al 1977 di un ragazzo della nuova sinistra. Un compagno di base, non un dirigente, né un pentito. Non si parla di analisi politiche o dispute ideologiche, ma di amore, amicizie, famiglia, lotte e scontri concreti. Si legge un “clima”, un’umanità. Sono storie anche vere ma che trascendono, con la scrittura, l’autoreferenzialità. (...)
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Catania, la retorica dietro l’angolo

di : Stefano Jorio
mercoledì 7 febbraio 2007 - 13h20
4 commenti
JPEG - 15.4 Kb

di Stefano Jorio

C’era una volta un paese infantile e feroce, ma tanto buono, appassionato di scandali e di sport. La sua opinione pubblica si accese nel 1980 quando scoprì che dietro il calcio c’era un sistema di illeciti che venne chiamato Calcioscommesse.

Si accese una seconda volta nel 1986 quando scoprì un altro sistema di illeciti che venne chiamato Secondo Calcioscommesse. Poi nel 2006 ci fu un terremoto giudiziario che venne chiamato Calciopoli.

Poi un sacco di violenze, l’area dello stadio Olimpico di Roma devastata da scontri tra tifosi e polizia, poi cori razzisti, poi questo paese si pensò degno di rispetto perché aveva vinto i mondiali, poi per la stessa ragione qualcuno propose di assolvere i responsabili di Calciopoli, poi un calciatore diede una testata a un avversario e diventò celebre anche se in tanti l’avevano già fatto prima, poi una sera, a Catania, un poliziotto morì perché gli tirarono una bomba.

Compendio per compendio.

Perché nel teatrino delle dichiarazioni seguite alla tragedia di Catania, ancora una volta, si è parlato di delinquenza, di repressione, di derive inaccettabili e di misure drastiche? Ignorando la mostruosa complessità sociopolitica della questione-calcio: gli enormi interessi economici legati ai diritti televisivi. Gli sponsor. La plutocrazia, i privilegi di nascita, il capitalismo marcio della Parmalat innestati e normalizzati sulla routine domenicale della nazione. I riflettori globali per le aquile dell’industria, dell’edilizia, della finanza – che non a caso spendono cifre spropositate per la presidenza di una squadra e gli obiettivi delle telecamere. Il panem et circenses, l’assurdo orgoglio identitario e nazionalista (il Milan, forza Italia) di una popolazione priva dei diritti civili comuni ai paesi europei.

L’immaginario marziale di tifoserie violente e tradizionalmente di sinistra. «Sono orgoglioso di essere italiano» dichiarò tempo fa il presidente della repubblica, durante un incontro ufficiale con alcuni atleti vincitori delle olimpiadi di Atene. «Mi vergogno di essere italiano» ha detto il presidente della associazione calciatori dopo alla morte di Filippo Raciti. L’indicatore dell’orgoglio, in Italia, sobbalza sulle cronache sportive. Vergogna non è una distribuzione delle ricchezze che ci colloca tra gli ultimi in Europa, né una sentenza della Corte di Cassazione per cui meno grave è lo stupro di una bambina che non era già più vergine.

Intollerabile, per il senatore Bianco, non è la strage dei lavoratori che muoiono sul lavoro come mosche, né la crescente violenza contro le donne, ma la violenza negli stadi. «Degenerazioni che offendono la coscienza civile del paese», per il presidente Napolitano, non sono i vaneggiamenti del papa sulle unioni gay: ma ancora le violenze negli stadi. L’Italia si indigna, protesta, si sdegna e si commuove sempre e solo sulle occasioni del calendario calcistico.

E più di ogni altra cosa il calcio mobilita la retorica trombona dell’Italietta. Si avanzano caute analisi di politica internazionale se nella carriera le donne italiane si trovano al 45° posto in una graduatoria di 58 paesi. Si costruiscono capolavori di burocratese sulle violazioni dei diritti umani in Cina (e intanto le multinazionali firmano accordi con il governo). Ma il poliziotto morto di Catania ha «insanguinato lo sport italiano«. Com’è che le donne ammazzate dai mariti non insanguinano la famiglia? Un motivo ci sarà pure. Il pianeta è un disponibile spazio peripatetico per le passeggiate filosofiche dell’opinion maker: ma guai se a venire alterata è la sonnacchiosa routine del calcio, la sua settimanale, suadente conferma che quello dei buoni sentimenti, del sano orgoglio di parte, del cuore e dell’amore è il migliore dei mondi possibili.

Che fine hanno fatto i processi di calciopoli, che sembravano aver portato il calcio al tracollo e i tifosi al disgusto? Non se ne è più parlato. E le discussioni sulla testata di Zidane a Materazzi? Che fine ha fatto il coro indignato seguito alle violenze del derby Roma-Lazio di tre anni fa? E’ qui, è tornato: aspettava il poliziotto morto di Catania. Il campionato di serie A e B è sospeso “a tempo indeterminato”: che è il tempo necessario per un rapido lavacro del cuore, dopo il quale si potrà riprendere a far finta di niente. Ma è necessario che intanto il coro continui a salire, come in un crescendo da melodramma: misure drastiche!

Repressione! Sennò non si torna a giocare! Siamo increduli, umiliati, offesi!

Il Süddeutsche Zeitung riporta una dichiarazione del commissario straordinario della Figci: «Non si può continuare così. Ciò che vediamo non ha nulla a che fare con il calcio.»

Si sbaglia. Il poliziotto morto di Catania è parte integrante dell’immaginario sotteso al mondo del calcio. Non è un tragico incidente, ma un elemento di sistema. Indignarsene ex post è ipocrita e ottuso.

http://www.liberazione.it/giornale/...



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Catania, la retorica dietro l’angolo
7 febbraio 2007 - 14h31 - Di e8a49ff9ffaa2e1a65e17c8710f6012a...

Ogni volta che un valore viene calpestato, quella è violenza.

Ogni volta che un delitto resta impunito, quella è violenza.

Ogni volta che l’atto di un uomo, ma soprattutto di un politico, nega i principi che sbandierando intorno, quella è violenza.

Squadrismo mediatico:

L’editto bulgaro di B ha licenziato Biagi
L’editto vaticano dell’Osservatore Romano ha licenziato Baudo
L’editto rumeno di Prodi ha licenziato addirittura il popolo italiano
A nome dei licenziati di tutto il mondo, non ci resta che mandarli tutti a c....e

Sui fatti di Catania-Direttore del Tirreno:
"La coloritura politica non vale sempre. L’obiettivo comune (della teppaglia) è l’antisistema. E il calcio è una vetrina immensa per i gruppi giovanili senza bussola. La sx ha voltato le spalle, la dx ha spalancato le braccia".

A Milano l’ennesimo atto di violenza tra bande giovanili. Parlare di degrado sociale è fuori luogo.
Parliamo piuttosto dello spaventoso "degrado morale" che si sta abbattendo sulle giovani generazioni ! E’ molto più ampio di quello economico, è trasversale alle ideologie o indifferente ad esse.
Se ci opponiamo anni di lassismo e impunità, se proponiamo modelli di degrado politico impunito e anzi vincente, se presentiamo come unici idoli: consumismo, arbitrio e violenza, la piaga diventerà marcia.
"Indulgenza, tolleranza e omertà" mettono sotto accusa famiglia, scuola, chiesa, politica, istituzioni, magistratura e media.
Ormai anche la violenza è quotata in Borsa. E va forte!
E che pensare di un ministro "di sinistra" dello sport e dei giovani, come la Melandri, che inciucia con uno come Briatore nella sua villa in Kenia?
Quale sinistra? Quali giovani? Quali modelli alternativi?
Al posto della questione morale preferiscono consumismo e impunità totale.
Se le cose stanno così, il degrado non farà che aumentare.
Si licenzino almeno i politici incoerenti!
Si puniscano duramente i genitori irresponsabili!
Persino il padrone di un pitbull assassino viene punito, non deve esserlo il genitore di un minore assassino? E allora sarà preda di cosche, gruppi fascisti e spacciatori.. o sarà lasciato all’esplosione incontrollata dei suoi istinti.
Ma i peggori di tutti restano sempre i politici con la loro incredibile supponenza e faccia tosta.

viviana



Catania, la retorica dietro l’angolo
11 febbraio 2007 - 18h29 - Di 81631fa292cb69ce3153be2ceb4a6977...

Sono perfettamente in sintonia con ciò che dici, Come al solito si concentra l’attenzione sull’ultimo fatto accaduto, cruento, che facilmente trascina in un facile pietismo, distraendo l’attenzione dal vero problema. E’ una vecchia storia questa. In ogni ’campo’ o meglio in ogni settore dove conviene celare gli orrori per interesse soprattutto economico solitamente si spendono fiumi di parole su fatti certamente drammatici, ma non sintomatici di quello che è il vero dramma. E noi tutti, in preda al solito teatro mediatico, ci commuoviamo dinanzi alle immagini di vedove, bambini, uomini e donne colpiti, continuando immediatamente dopo la nostra vita. Limitandoci ogni tanto a commentare l’ingiustizia di alcuni eventi...dimenticandocene immediatamente subito dopo, presi da noi stessi e dal continuo incessante martellamento di altre piccole o grandi notizie tutte trasmesse per distrarci dai veri problemi. Per tornare all’episodio ai margini del calcio ( povero sport relegato a mercificazione e interessi) oggi si sono svolte le partite.. Messina- Catania...ecc. Ma quale pausa o riflessione, ogni cosa è ripartita per non ostacolare gli interessi del mercato calcistico. A beneficio di chi ha colonizzato questa miniera d’oro e per quei poveri illusi tifosi che spesso dimenticano gli sport minori o gli sport che si svolgono ogni giorno nei quartieri e nelle città, con vivai e con vero spirito sportivo.
Spero che ognuno di ’loro’, come ognuno di ’noi’, riprendendo ogni tanto percezione di ciò che dà un senso alla vita possa addolorarsi e riflettere su ogni tipo di violenza che ogni giorno viene fatta sui minori, sulle donne, sugli uomini, sui paesi che cercano la propria identità, su chi cerca di far rispettare la dignità della persona, su chi cerca di fare nuove leggi che diano voce e rispetto ad ognuno di noi, su ogni persona o paese che combatte per la libertà, sui ricordi e soprattutto sulla costruzioni di un futuro. Spero che ognuno possa riflettere, capire i fatti, trovare le cause e possa esprimersi sulle azioni importanti da compiere soli o insieme per ottenere veramente quella giustizia e quella libertà di cui tanto si parla ma che non fa comodo a quei pochi che ancora cercano di fermare e opprimere i molti a proprio beneficio.
Spero, soprattutto pensando ai ragazzi, che possano crescere con quella profondità di animo e sensibilità verso la libertà che li possa portare ad osservare, riflettere.cercare per ogni cosa le vere motivazioni e esprimere le proprie opinioni, in modo che oggi e domani nessun messaggio ipocrita, falso moralista o religioso potrà distrarli dalla costruzione di un mondo ’possibile’.
Marcella da Messina.



Catania, la retorica dietro l’angolo
18 febbraio 2007 - 18h18 - Di 003416e3f40f34d33b1a89f3e270e436...

"L’analisi propposta,di una Italia colpevole a partire da un fatto di cronaca, invece di aprire il dibattito lo chiude. Mille volte deludente e la recuperazione degli errori degli altri, presentati nelle fatti specie, figurativamente emotionale. Questo testo si inscerisce non in una tribuna di idee ma nella diretta linea della stampa borghese a sensazione, indebolendo la coscienza singola della parola collettiva.

Vecchia retorica che come si é già sperimentato non accudisce valori critici ma solo consenso fattuale, senza avvenire.
associazione Democratie Participative Citoyenne"



Catania, la retorica dietro l’angolo
3 marzo 2007 - 11h33 - Di b117a4dbf324fc48919f3d8e3ff257d6...

Senza possibilita’ di futuro si va incontro alla distruzione. Ecco spiegati il vandalismo, la violenza, gli assassinii. I politici non perdono mai. Noi giovani abbiamo smesso di credere nel futuro. Non c’e’ lavoro, non si puo’ pensare ad andare a vivere da soli, questo e’ il paese delle veline, delle imitazioni in Tv, dello stupidismo, un paesotto che ancora sopporta la stessa classe politica da 50 anni, esponenti della quale decidono della nostra sorte e fanno cadere i governi. L’Italia e’ il paese della corruzione, dei mafiosi fatti senatori a vita. Questo e’ un paese dove bisogna conoscere per ottenere un lavoro da netturbino con una cooperativa (senza nessuna offesa)
Ragazzi, chiunque leggesse questo messaggio faccia come noi, io e la mia fidanzata che a 25 anni abbiamo lasciato l’Italia. Io personalmente non ci ho mai piu messo piede. Venite via, imparate una lingua, inInghilterra e Germania potete ancora avere un futuro. Fatelo tutti prima che sia troppo tardi. Smettetela di combattere contro i mulini a vento, tanto in italia tutto cambia per restare uguale. Emigrare, ripartire da 0 e’ la vera rivoluzione.






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