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10 aprile del 1919-10 aprile del 2005 : ZAPATA E IL "PLAN DE AYALA"

lunedì 11 aprile 2005

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Messico meridionale, primavera del 1910: i contadini di Anecuilco hanno mandato al governatore dello Stato di Morelos, Pablo Escandòn, una serie di petizioni in cui rivendicano il diritto di coltivare la terra comunale.

Più disperati sono gli appelli, più vaghe si fanno le risposte. Alla fine, la grande hacienda Hospital manda i braccianti del villaggio di Villa de Ayala a coltivare quella terra.

Il presidente municipale di Anecuilco, al ritorno dalla hacienda Torre v Mier dove era stato a domare i cavalli, trova i comuneros in fermento: ascolta le lamentele, raduna 80 uomini armati e si dirige ai campi dove quelli di Villa de Ayala sono già al lavoro.

A questi dice che nessuno ha interesse a combattere, ma che la terra è di Anecuilco e che perciò la coltiverà la gente di Anecuilco: e di fronte a queste parole sorveglianti e peones si ritirano e la terra viene distribuita ai contadini di Anecuilco.

Quel presidente municipale si chiama Emiliano Zapata. E forse fu proprio allora che comprese due cose essenziali: che i titoli di proprietà terriera dovevano essere sostenuti dai fucili e che questi fucili dovevano essere sempre più numerosi di quelli dei sorveglianti e dei rurales di Porfirio Dìaz. Bisognava, dunque, armare i contadini e creare comitati di autodifesa (gli stessi comitati che ancora oggi sono l’unico strumento per una radicale applicazione delle leggi di riforma agraria in America latina).

Mentre Zapata dava vita al movimento "agrarista" nello Stato di Morelos, nel nord del Paese maturava il movimento rivoluzionario di Francisco Madero, il quale esponeva i suoi obbiettivi politici nel programma di San Luis de Potosì, una sintesi delle numerose rivendicazioni avanzate dai movimenti e dalle categorie che si opponevano alla dittatura di Dìaz. Il Plan de Luis de Potosì è presentato a Zapata da Pablo Torres Burgos, un rappresentante dell’opposizione maderista di Villa de Ayala, dove il comitato di difesa ha forte influenza, e che morirà fucilato da una pattuglia dell’esercito coi suoi due figli. Tra l’altro, dell’articolo 3, esso diceva: "Con l’abuso della legge sui terreni incolti numerosi piccoli proprietari, in buona maggioranza indigeni, sono stati spogliati delle loro terre, con l’accordo della Segreteria del Fomento o per sentenza dei tribunali della Repubblica.

Poiché è un atto di giustizia restituire agli antichi proprietari i terreni di cui furono privati in modo così arbitrario, si dichiarano soggetti a revisione tali dispositivi e sentenze e si esigerà da coloro che li ottennero in modo così immorale, o dai loro eredi, che li restituiscano ai primitivi proprietari, ai quali pagheranno anche un indennizzo per i danni sofferti. Solo nel caso in cui questi terreni siano passati a una terza persona prima che questo piano fosse approvato, gli antichi proprietari riceveranno un indennizzo da coloro che si avvantaggiarono della spoliazione". Il piano viene discusso con molti capi contadini dello Stato, e fra essi Rafael Merino, che poi combatterà per lungo tempo a fianco di Zapata. Questo piano piace a Zapata, anche se il problema della terra vi viene affrontato solo dal punto di vista della "moralità" e della "giustizia" della classe al potere; ma l’ingiustizia nelle terre di Morelos è tanto grande e tanto forte il desiderio degli zapatisti di poter lavorare in pace che quell’articolo 3 già sembra loro sufficiente per partecipare al movimento "antipofirista" e per la libertà.

Emiliano ZapataAlla vigilia della cosiddetta rivoluzione maderista, le forme principali di proprietà terriera erano tre:

1) la hacienda: un vero e proprio latifondo, i cui peones ricevono salari bassissimi e per sopravvivere devono contrarre i debiti nei magazzini dell’hacienda stessa, dove acquistano merci scadenti ad alto prezzo: un peòn non può lasciare il lavoro se non ha liquidato i suoi debiti e quindi è legato a quella terra per tutta la vita;

2) il rancho: la piccola proprietà privata ( Zapata è un ranchero )

3) la proprietà comune (ejido) dei pueblos: una pratica che risale ai tempi della Conquista, quando gli spagnoli in alcuni casi sancivano il diritto dei villaggi a coltivare la terra comune, e vive ancora oggi nell’usanza di ridistribuire ogni anno l’ejido in particelle agli abitanti in grado di coltivarle.

Quest’ultima forma di proprietà viene di continuo minacciati dai grandi latifondisti, che tentano di impadronirsene con il pretesto che i titoli di proprietà non sono validi. Secondo lo studioso nord-americano McBride, nel Messico del 1910 il 92% dei capifamiglia rurali non ha terra (le haciendas di oltre mille ettari sono 8.245).

Tutto ciò porta Zapata a stilare due documenti fondamentali del suo movimento: il Plan de Ayala (1911) e la Ley Agraria (1915).

I due testi contengono una lunga premessa politica: nel primo vi è la critica contro l’improvvisazione di Madero, che non portò a termine la sua rivoluzione per timore o per debolezza.

La legge agraria dichiara confiscati tutti i beni dei nemici della Rivoluzione.

Gli articoli 6, 7, 8 e 9 del programma di Ayala riguardano in modo diretto la questione della terra: si chiede la restituzione di " terrenos, montes y aguas " usurpati a coloro che ne avevano i titoli di proprietà, in genere pueblos e piccoli coltivatori; l’espropriazione del latifondo per sviluppare l’agricoltura ed eliminare la disoccupazione e la miseria; la nazionalizzazione dei beni di quei proprietari che si oppongono all’esecuzione del programma, applicando le leggi messe in vigore da Benito Juàrez per i beni ecclesiastici.

La Ley Agraria, composta di 35 articoli, conserva la sostanza di quella di Ayala e in più da’ alle autorità municipali il potere e gli strumenti per metterla in esecuzione. Questa legge sarà confermata dalla Costituzione di Carranza del 1917 che, oltre a ribadire la preminenza del benessere della comunità sui diritti dell’individuo (Art. 27: "La nazione avrà ogni momento il diritto di imporre sulla proprietà privata le restrizioni che l’interesse pubblico eventualmente richiede"), sancisce il diritto di sciopero e la giornata lavorativa di 8 ore.

Sia la Costituzione del 1917, sia la Legge agraria del 1915 sono tuttora in vigore in Messico. Ma Emiliano Zapata, l’eroe dei contadini del sud, è morto assassinato in un’imboscata del governo, il 10 aprile del 1919, per mano dell’ufficiale traditore Jesùs Guajardo. E, alla sua morte, la riforma agraria aveva distribuito solo poco più di 70 mila ettari di terra tra 15.817 contadini.

http://www.rccr.cremona.it/stanga/progetto/zapata/planayal.htm