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22 ottobre 2007: cronaca di una serata ad Atene

sabato 10 novembre 2007

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Lunedì 22 ottobre ad Atene su iniziativa del collettivo Bellaciao e dell’Istituto Poulantzas si è svolto un dibattito dal titolo: Movimenti, partiti, istituzioni, l’esperienza italiana

Il dibattito voleva focalizzare l’attenzione sul rapporto tra movimenti, partiti e istituzioni, sul problema della rappresentanza, sui patti di programma, sul ruolo dei movimenti con la sinistra al governo, sulle riaggregazioni possibili nella sinistra italiana.

Hanno partecipato Giulietto Chiesa, parlamentare europeo, Lidia Menapace, senatrice italiana e Serafim Seferiadis, docente universitario della facoltà di scienze politiche di Atene.

Il pubblico, formato da uomini e donne italiane e greche, ha seguito con molta attenzione il dibattito e ha partecipato con interventi alla serata.

Seferiadis ha concentrato la sua attenzione sul rapporto tra partiti e istituzioni sottolineando l’importanza dei movimenti nell’ottenimento del cambiamento. Si è soffermato sulla indipendenza dei movimenti come unica garanzia della loro influenza affermando che più i movimenti diventano funzionali ai partiti e meno incidono.
Il problema non è rivendicare ma avere un programma di contenuti per modificare il sistema.

L’intervento di Chiesa è partito dall’analisi della costituzione del Partito Democratico da lui denunciata come una operazione di traghettamento di parte dell’elettorato di sinistra al centro. Un’operazione che, a suo avviso, rischia di consegnare milioni di cervelli di sinistra alla destra e che di fatto mostra che questo partito è il gestore degli interessi della grande borghesia italiana.

Il problema è anche nella sinistra fuori dal Partito democratico, quella che Chiesa definisce la sinistra istituzionale. Non è possibile, dice, che l’alternativa sia la fusione dei partiti che la compongono (Sinistra democratica, Partito dei Comunisti Italiani, Rifondazione Comunisti e Verdi), uno schieramento che oggi conta 150 deputati.

Milioni di italiani non si riconoscono in questi partiti e sono rimasti senza rappresentanza, Molti giovani sono arrivati ai movimenti senza passare dai partiti e non si riconosceranno in questa “nuova cosa rossa” e per questo un nuovo partito con la denominazione “sinistra” non potrà che portarci alla sconfitta.

La realtà è che la contraddizione capitale-lavoro non è più l’unica esistente. Ad essa si aggiunge lo sviluppo che risulta ormai incompatibile con l’esistenza stessa di questo pianeta e che lascia presagire uno scenario inquietante: fra cinque anni il petrolio non sarà più sufficiente e una guerra di ampia portata è alle porte.

La decisione europea di contenere del 2% l’aumento della temperatura del pianeta è di per sé una catastrofe.

O si va ad una riduzione netta entro il 2015 o sarà una catastrofe.

Queste premesse portano ad una sola conclusione che secondo Chiesa si traduce nella necessità di definire e praticare un nuovo modo di vivere e consumare e la sinistra ha il grande compito di comunicare e rendere questo messaggio patrimonio comune. A questo proposito la sinistra ha mostrato sempre gravi ritardi nel comprendere l’importanza della funzione dei media e dei messaggi che trasmettono. Se si pensa che ormai si passano circa tre ore davanti alla televisione e che la maggior parte dei programmi visti sono di pubblicità e intrattenimento si capisce quale regalo sia stato fatto da questo governo a Berlusconi rinviando al 2012 il passaggio della sua rete, rete quattro, al satellite.

Lidia Menapace ha iniziato il suo intervento ricordando come una grande donna rivoluzionaria Rosa Luxemburg, avesse previsto che quando il capitale fosse riuscito a controllare tutti i mercati ci sarebbe stata una catastrofe ma offre un messaggio di speranza dicendo che sicuramente l’analisi di Chiesa è condivisibile per molti aspetti ma che questa è per la sinistra una grande sfida e che dobbiamo farcela.

Si richiama alla crisi del “partito” nella sua forma politica. Il partito risponde infatti ad una società semplice e non complessa e si ispira ad una forma monoteista. Si pensi infatti, lei dice, alla sua struttura burocratica, ai suoi organismi dirigenti, alla stessa figura di un unico segretario (per altro mai una donna!). Questa forma va superata con forme “altre” da sperimentare.

A questo proposito fa riferimento a come le donne hanno partecipato alla manifestazione del 20 ottobre a Roma. La manifestazione aveva come slogan “Siamo tutti un programma” ma le donne avevano uno striscione che diceva “Noi siamo fuori programma” che lasciava intendere che “la cosa rossa” o include e prevede le donne femministe o è nata morta.

Il movimento femminista è la dimostrazione di come i movimenti oggi siano in sé soggetto politico e non spazi rivendicativi. Il movimento femminista legge tutta la realtà, tutta la società. “ Le donne si mettono di traverso” come lei sostiene.

La cosa rossa quindi non può essere un direttorio dei partiti attualmente esistenti. Soggetto politico importante in questo percorso è proprio la presenza di una rete di movimenti che possono interagire, mettersi in rete, proporre e praticare forme alternative antiautoritarie e non monoteiste della politica.

Non si tratta di costruire mosaici scimmiottando le pratiche del Partito democratico ma di mettersi profondamente in discussione.

Facendo riferimento all’accordo di luglio poi, ne sottolinea il carattere antidemocratico in quanto per la prima volta il governo ha firmato un accordo con le organizzazioni sindacali i cui contenuti, confermati dai risultati del referendum sono diventati scelte ispiratrici di future leggi esautorando completamente il Parlamento nella sua funzione fondante: quella di legiferare.

Il dibattito ha coinvolto maggiormente il pubblico greco che ha chiesto chiarimenti sia sulla valenza del femminismo nella situazione di crisi del mondo sia sulla partecipazione dell’Italia in Afghanistan.

La serata, come poteva prevedersi, ci ha lasciato il desiderio di approfondire molte delle tematiche sul tappeto e soprattutto le questioni della contraddizione insita nella relazione stessa con l’attuale governo Prodi, delle riaggregazioni possibili nella sinistra italiana, delle economie alternative, della incompatibilità dello sviluppo con la vita del pianeta, della guerra permanente, della elaborazione femminista come riferimento per l’elaborazione di nuove pratiche politiche.

Tutti questi temi potrebbero diventare oggetto di ulteriori appuntamenti di discussione.