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24.000 baci vi seppelliranno .....

domenica 23 ottobre 2005

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ADRIANO STORY

di PIERO VIVARELLI

Adriano Celentano l’ho scoperto io e, anche se qualche volta lui se ne dimentica o glielo fanno dimenticare (ma poi chiude la prima puntata di Rockpolitik con la nostra 24.000 baci), ne sono davvero orgoglioso. Ci siamo conosciuti verso la metà degli anni `50 al Giro d’Italia della Supercanzone, una specie di Cantagiro ante litteram. Lui già cantava rock con canzoni americane che aveva inciso ma delle quali non aveva venduto neanche un disco.

Nel cast c’era anche una giovanissima, addirittura minorenne, cantante di tendenze genuinamente jazzistiche, Stella Dizzy, che aveva esordito come valletta nella storica Un, due, tre di Tognazzi e Vianello.

Naturalmente, benché sposato, me ne innamorai subito e, naturalmente, il padre, pur ringraziandomi per averle fatto incidere un disco per la Rca, mi minacciò di denuncia. A risolvere l’intricata situazione fu il giovanissimo Celentano che, per pura amicizia, mi aiutò a bypassare il sospettoso padre nei miei rapporti sentimentali resi ancor più difficili dal fatto che io abitavo a Roma e la giovin fanciulla a Milano.

Io me ne ricordai e quando scrissi la sceneggiatura de I ragazzi del juke-box dissi al regista Lucio Fulci (un grande solo oggi rivalutato) che la parte del «molleggiato» poteva farla solo quel mio amico milanese rockettaro e orologiaio. Celentano ebbe la parte e venne a Roma, ma in un musicarellorock dove da Mina a Tony Dallara tutti ovviamente cantavano lui non aveva brani perché i suoi dischi erano stati un flop e in più, essendo americani, costavano l’iradiddio per essere utilizzati.

Nacque così Il tuo bacio è come un rock. A casa mia, senza pianoforte né chitarre di accompagnamento. La musica l’aveva scritta Alessandro, fratello di Adriano, e nelle sue intenzioni il brano avrebbe dovuto essere una specie di Chellalà, allora di gran moda e intitolarsi Torna a Capri mon amour, ma un rockettaro aveva bisogno di ben altro e quindi, sulla stessa metrica, venne fuori Il tuo bacio è come un rock che poi vinse il festival di Ancona anche se ancora non era stato inciso il disco. Successivamente, con Urlatori alla sbarra e il mio primo film Sanremo la grande sfida, altri brani vennero sfornati.

Per il film sul Festival venne preparata 24.000 baci, ma d’accordo con Adriano decidemmo di tenerla in serbo per il Festival di Sanremo vero e proprio. Lui era militare, artigliere a Torino, ed era un po’ complicato avere il permesso, ma risolse tutto l’allora ministro della difesa Giulio Andreotti, perché scoprì che il regolamento militare era del 1929 e non si parlava di partecipazione a spettacoli televisivi perché all’epoca la televisione non c’era. Adriano e io gliene siamo ancora grati. A Sanremo andò come tutti sanno e da allora abbiamo continuato a vendere milioni di dischi. Ci fu un’interpellanza del solito parlamentare imbecille perché Adriano si era presentato con le spalle al pubblico. Ma servì solo a farci pubblicità. Da allora è storia nota e le incomprensioni fra Celentano e i politici sono continuate. Ricordo che persino il mio amico (spero sia ancora tale) WalterVeltroni, quando il Molleggiato condusse e rinnovò Fantastico, parlò di uso improprio del mezzo televisivo.

A sinistra chi capì tutto fu proprio il manifesto. Come sempre, voglio dirlo, siamo all’avanguardia. Ora Rockpolitik ha scatenato, naturalmente a destra, almeno per ora, le più roventi polemiche. Hanno perfino continuato ad accusarlo di lentezza (non capendo che è il suo stile) per i suoi silenzi ma i silenzi di Celentano hanno molto più significato dei «125 milioni di cazz...te» che quotidianamente ci sparano addosso il Grande Faccendiere e tutti i suoi accoliti che qui sarebbe troppo lungo nominare. Non voglio entrare nel campo non mio della critica televisiva, ma appare evidente che Adriano Celentano ha inventato un modo nuovo di fare uno spettacolo televisivo, curato nei minimi dettagli, dalle luci alle splendide scenografie ai testi, eccetera. Nessuna meraviglia che il direttore di RaiUno signor Del Noce abbia detto di voler autosospendersi. Ci capisce talmente poco di televisione che in tutti questi anni non si è mai neppure accorto che la sua amata Porta a porta è intellettualmente pornografica.

Un’ultima osservazione: Adriano Celentano, cattolico e non politico, ha detto sulla cultura, sull’ambiente e via dicendo tutte cose che non si possono non condividere. Se poi queste cose sono di sinistra o (horribile dictu) addirittura comuniste tanto peggio per la destra e per il Grande Faccendiere. Se poi mi si chiede cosa può averne pensato lui, ovvero il nostro purtroppo presidente del consiglio (ancora per poco, spero), anche per evitare querele rispondo con i versi del Giusti: «Il suo cervel, Dio lo riposi, a tutt’altre faccende affaccendato, per questa roba è morto e sotterrato».

http://www.ilmanifesto.it/Quotidian...

Messaggi

  • CELENTANO/ROCKPOLITIK - ALLA FINE E’ "SBOTTATO" BERLUSCONI !

    Berlusconi: "Rockpolitik è solo l’ennesimo attacco al premier"

    Nel libro di Vespa il presidente del Consiglio dice la sua sulle tv

    "Solo Rete 4 è dalla nostra e Fede non ha mai offeso nessuno"

    "Non voglio elogi, ma non accetto le falsificazioni dell’opposizione"

    ROMA - A tre giorni dell’esordio della trasmissione di Adriano Celentano sulla Rai, ecco la reazione di Silvio Berlusconi su Rockpolitik: "Non c’era bisogno di Adriano Celentano per avere ventate di libertà in televisione. Basta guardare ogni giorno i canali Rai per vedere battute contro il presidente del Consiglio da parte di Serena Dandini e Sabina Guzzanti, Gene Gnocchi ed Enrico Bertolino, Dario Vergassola, Corrado Guzzanti e altri che cerco di non tenere a mente. Oltre, è ovvio, a Rockpolitik".

    Il presidente del Consiglio ha affidato le sue considerazione a Bruno Vespa, che le ha inserite nel libro "Vincitori e vinti. Le stagioni dell’odio dalle leggi razziali a Prodi e Berlusconi" in uscita da Mondadori all’inizio di novembre, del quale oggi è stata diffusa un’anticipazione. "Quello di giovedì 20 ottobre - dice a Vespa il presidente del Consiglio - è soltanto l’ultimo episodio di un sistema della comunicazione, televisione ma anche stampa, che dal 2001 ha sistematicamente attaccato l’operato del governo e il presidente del Consiglio".

    "Mi accusano di controllare le principali 6 reti televisive nazionali, mentre la verità è sotto gli occhi di tutti - continua Berlusconi - l’intero palinsesto di Rai3 è mirato contro il Presidente del Consiglio e contro il Governo, l’informazione di Canale 5 dà spesso più spazio alle ragioni dell’opposizione piuttosto che alle nostre, Tg1 e Tg2 sono abbastanza equilibrati. C’è solo il Tg4 dalla nostra, con Emilio Fede che tuttavia non ha mai offeso nessuno dell’opposizione. Ma sono soprattutto le trasmissioni di intrattenimento, quando si occupano di questioni sociali e politiche, a riservare più critiche che non riconoscimenti al governo. Per non parlare della stampa quotidiana".

    "Io non pretendo un sistema dell’informazione che ci elogi - sostiene il presidente del Consiglio - Ma denuncio le falsificazioni dell’opposizione sul nostro lavoro, che vengono presentate come verità senza alcun contraddittorio. Solo due esempi. Quando fu approvata la riforma della scuola la sinistra scatenò una campagna che ci accusava di aver abrogato il cosiddetto ’tempo pieno’. Non era vero, ma stampa e televisione presero per buona questa affermazione senza neppure verificarla e fummo costretti per mesi a difenderci da questa falsa accusa. E’ questo il metodo abitualmente adottato dalla sinistra: quello di ripetere continuamente una menzogna sino a farla apparire verità".

    "E’ lo stesso metodo - prosegue il presidente del Consiglio - adottato contro ogni nostra legge finanziaria: dal 2001 ad oggi continuano ad accusarci di aver tagliato la spesa sanitaria, mentre la verità è che in questi cinque anni l’abbiamo aumentata di quasi il 50% passando da 65 a 93 miliardi di euro. Ma questa realtà farà fatica a trovarla sui giornali o in televisione".

    (23 ottobre 2005)

    www.repubblica.it

    • 5 Dicembre 2006

      Il Molleggiato

      Siamo cresciuti, la mia generazione almeno, svezzati a pane condìto con olio e zucchero, oltre l’immancabile olio di fegato di merluzzo, e la pubertà “farcita” dalle canzoni di Celentano il quale ci accompagna ancora.

      Si può dire che i momenti di particolare gioia avevano le sue note quale sottofondo musicale. I primi baci in riva al mare con la luna a spiare la nostra imbranataggine (altri tempi); i primi balli - allora si andava al lido -; i primi abbordaggi per noi pirati in erba; le prime gite in auto con il “giradischi” da macchina ed il vinile a farci compagnia; le miss (Università, Simpatia) che si accompagnavano a noi sulla “rotonda” e noi gonfi di orgoglio maschile (altro che femminismo !) seguivamo sul palco a ritirare il trofeo alla fine della serata; le festicciole a casa dell’amico/a con la mamma di questi a “controllare - ogni tanto - l’evolversi della situazione; le prime promesse di amore eterno (abbiamo poi scoperto che lo è finché dura); ecc….

      Insomma, Adriano era un nostro punto di riferimento, non idolo per chi scrive perché mi sembra una definizione troppo impegnativa ma fraterno amico di tanti momenti di vita. Anche nel vestiario lo imitavamo : pantaloni a zampa di elefante, svasati, con il taglietto sul retro all’altezza della cinta e la fibietta a mo’ di gilet, giacche con la martin gala (si scrive così?). Tutte cose oggi tornate di moda perché….. G.B. Vico aveva visto e scritto giusto.

      Suonava bene già allora, le sue canzoni erano trasgressive, alcune, ma belle tutte. Le suona benissimo anche oggi così come al Vaticano durante la trasmissione di Fazio durante la quale gliele ha suonate e cantate, e come, alla Chiesa.

      Personalmente avrei solo omesso di aggettivare Cristo - uomo eccezionale del quale è stato travisato il pensiero che mi sembra, peraltro, poco in sintonia anche con l’opulenza dei cerimoniali religiosi - quale comico, ma si sa, Lui ( ama la maiuscola e lo accontentiamo come un fratello maggiore ) è trasgressivo. E poi, come dichiarato dalla di Lui consorte : è meglio non contraddirlo !

      Per fortuna ci sono ancora tanti liberi pensatori - anche se “cretini di talento “ -, con i quali, però, non siamo sempre e d’accordo su tutto. L’ascolto delle altrui tesi e la tolleranza sono caratteristiche che ci distinguono da coloro che vivono nelle certezze senza Dubbio alcuno.

      Ho scritto “liberi pensatori” ed il mio pensiero corre a Di Baruch Spinosa il quale asseriva, a ragione, che il pensiero, se non è libero, non è pensiero. Mi vorrà perdonare la “licenza poetica”.

      Grazie, Molleggiato, per tutte le emozioni che ci hai fatto e fai provare, specialmente quando canti e suoni e ti, ci, intrattieni - se proprio non ne puoi fare a meno - in discorsi brevi, precisi e compendiosi. Poche parole, molta buona musica; noi chiudiamo gli occhi e……torniamo indietro con la mente ripercorrendo la nostra vita.

      Luigi Misuraca

      www.eugualemcalquadrato.ilcannocchiale.it