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AMANDA : Ricordando... verso il 26 Anniversario della Rivoluzione Popolare Sandinista

mercoledì 29 giugno 2005

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di Giorgio Trucchi

"Voy a hablarles compañeros, de las Mujers del Cuà, que bajaron de los cerros por orden del General, de la Maria Venancia y de la Amanda Aguilar, dos hijas de la montaña que no quisieron hablar. La Patria llorando està, la noche negra se traga aquel llanto torrencial, a nadie vimos pasar, parecen gritos de partos los que se oyen por allà..."

Queste sono le strofe di una composizione del poeta Ernesto Cardenal, messe in musica e rese poi famose dal cantautore nicaraguense Carlos Mejìa Godoy.

Strofe dedicate alle donne del Cuà, una regione sperduta in mezzo alle montagne del nord nicaraguense, che accompagnarono e lottarono insieme a Sandino e che più tardi si unirono alla lotta per abbattere la dittatura somozista.

Petrona Hernàndez Lòpez, il cui nome di battaglia era Amanda Aguilar nata il 3 maggio del 1890, ha da poco compiuto 115 anni.

Vive ancora nel Municipio di Rancho Grande, Dipartimento di Matagalpa, nel cuore della montagna, bastione della lotta guerrigliera e sindacale a favore dei lavoratori agricoli che aveva come principale leader Bernardino Dìaz Ochoa, assassinato dalla Guardia Nacional.

Amanda Aguilar è adesso una umile contadina, nata povera e che probabilmente morirà povera, nonostante abbia lottato a fianco della madre, Maria Venancia, con Sandino e poi nelle fila del Frente Sandinista.

Amanda è un esempio di onestà. Venne torturata crudelmente dalla Guardia Nacional di Somoza, ha perso figli e nipoti per la Rivoluzione. Alcuni assassinati dalla Guardia Nacional ed altri dalla Contras, la quale era comandata da ex guardie somoziste che oggi occupano cariche di governo o seggi in Parlamento.

Amanda è una donna di pelle scura, cotta dal sole e dal duro lavoro della campagna, di statura bassa, ma con un grande cuore rivoluzionario ed esempio dell’instancabile lotta antisomozista e contro l’invasione gringas ai tempi di Sandino.

A 115 anni cammina ancora appoggiandosi al suo bastone e ricorda i momenti duri che ha vissuto durante la repressione genocida.

Nella tappa di lotta per la liberazione contro il tiranno, nell’anno 1963, aiutò molti guerriglieri insieme alla madre che era già molto anziana, in un momento in cui anche dare un bicchiere d’acqua a un guerrigliero significava la morte sicura.
Nel 1968 entra a far parte del Sindacato Agricolo di Bijao Norte, ma a seguito di un forte operativo della Guardia Nacional che inizia a bruciare case e villaggi, si trasferisce a Zinica e poi a Santa Maria de Tasuà nella zona di Bocay insieme a vari guerriglieri tra cui Josè Benito Escobar.

Venne però scoperta e catturata sul Cerro del Aparejo insieme ad altre donne che collaboravano con la guerriglia, tra cui Maria Gonzàlez Hernàndez, Facunda Catalina Gonzàlez Dìaz, Angela Dìaz, Luz Marina Hernandez, Apolonia Gonzàlez Romero, Càndida Maria Gonzàlez Donaire ed Esperanza Hernàndez Garcìa.

19 donne catturate e trasferite nel Cuà dove c’era il Comando generale della Guardia Nacional.

Vennero torturate e molte di loro violentate e vennero anche assassinati i contadini Saturnino Gonzàlez, Juan Hernandez, Francisco "Chico" Gonzàlez (di cui parla la canzone di Carlos Mejìa Godoy) e la madre Marìa Venancia, che aveva già 120 anni.
Dopo sei mesi di prigione vennero mandate nella Hacienda El Carmen, avanposto della Guardia Nacional che si occupava delle operazioni contro la guerriglia e contro i suoi collaboratori e collaboratrici.

Alla fine vennero lasciate in libertà, con la promessa di assassinarle se avessero continuato ad aiutare la guerriglia, ma nonostante ciò continuarono nel loro lavoro di sostegno fino al trionfo della Rivoluzione.

Le gesta di Amanda Aguilar sono numerose e si potrebbe scrivere un libro, come quando prese in giro la Guardia Nacional che stava circondando la sua casa e cominciò a gridare "Adesso vedete, guerriglieri ladroni, glielo dico alla Guardia Nacional che state girando da queste parti...". I soldati credevano davvero a queste parole e lasciavano in pace la sua famiglia.

Nonostante tutto ciò, oggi Amanda Aguilar sopravvive appena. Vive nella casa di suo figlio, il leggendario Pablito Hernàndez, che racconta come sua madre non ricevette nemmeno un pezzetto di terra dopo il trionfo della Rivoluzione, ma "continua fedele alla causa perché il FSLN è l’unico che può lavorare per il bene dei contadini e continua a ricevere aiuto per le spese mediche da parte di alcuni deputati del Frente che sostengono i collaboratori storici del FSLN".

(Tratto in parte da Francisco Mendoza de El Nuevo Diario - Traduzione e adattamento Giorgio Trucchi)