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Appunti di biologia sociale : Il "PREDALUDISMO"

martedì 30 agosto 2005

di Carmelo R. Viola Centro Studi Biologia Sociale

Recentemente ho pubblicato un articolo dal titolo "predonomia" con che intendo ciò che comunemente quanto, a mio avviso, impropriamente, si suole chiamare economia. Infatti, l’economia, etimologicamente "amministrazione della casa" e, per estensione, di una comunità, dovrebbe essere una scienza esatta. nel senso che serva a tutti, e in maniera paritaria, i membri di una casa e quindi di una comunità, dando a ciascuno di loro - nessuno escluso - le cure e i beni di cui ha bisogno (naturalmente, secondo la disponibilità) proprio come fa il classico "buon padre di famiglia", locuzione questa che fa parte, proprio per questo, del linguaggio giuridico.

Al contrario, l’economia corrente fa di pochi dei padreterni con tanto di paradiso terrestre, di altri dei benestanti, dei molti dei poveri o dei semipoveri, di alcuni perfino dei cristi nel senso drammatico della parola che talora pongono termine al loro calvario con il suicidio. Questa disparità, tra l’altro, produce quella che si suole chiamare delinquenza (economica) comune, che è poi una variante o estensione della delinquenza legale, di quella appunto che, come abbiamo appena detto, produce straricchi e indigenti totali.

Ciò avviene perché l’economia, di cui si parla, non è l’economia propriamente detta, ma un derivato della psicodinamica fagico-predatoria della giungla, dove, appunto, vige la legge del più forte, da cui l’uomo primitivo apprese le prime modalità di comportamento per sopravvivere.

E’ strano come mai etnologi, antropologi, sociologi, giuristi e gli stessi economisti (non parlamentari o parte di un governo) - non interessati a mentire come i politicanti - non si siano accorti di occuparsi di una materia il cui fulcro non è la distribuzione dei beni di sussistenza ma la predazione surrettizia, che i romani hanno chiamato proprietà e attorno alla quale - equiparata al capitale - è stata costruita la teoria del capitalismo.

Per questo l’economia corrente l’ho definita con il neologismo predonomia, quindi non amministrazione della casa ma della preda, la quale, variando da un nulla totale (indigenza) ad una quantità senza limite, produce quelle differenze abissali, ovviamente conflittuali, cui abbiamo accennato sopra, e la concomitante delinquenza supplimentare (o complementare).

L’uomo è nato predonomico, cioè animale: matura solo imparando il contenuto e il rispetto della vera economia. Il capitalismo non solo glielo impedisce ma, con il neoliberismo, realizza addirittura un ritorno, sia pure legale, allo spirito della foresta, mascherato da una tecnologia sempre più stupenda applicata alla corsa alla predazione surrettizia ma non al progresso dell’uomo come fratello naturale del suo simile. L’uomo, come soggetto singolo, è quello che diventa. Anche la specie umana è, nel suo insieme, quella che diventa. Ha le sue età come il singolo individuo. Il rischio massimo di un’umanità bloccata nella sua adolescenza (età antropozoica) dalla tecnologia gestita dai padreterni interessati alla predonomia (detta bugiardamente economia) è l’estinzione della specie stessa.

Il potere padronale della società predonomica agisce su due piani:

a) su quello della conservazione, e perfino esaltazione, del primitivo istinto predatorio, indispensabile all’imprenditorialità e alla competitività (così zelantemente raccomandata dai nostri uomini di governo!). Va annotato, per inciso, che la caccia è una pratica di predazione vera e propria, sostenuta dalla legge per una ragione anzitutto di mercato.Dico anzitutto, perchè anche qui è presente la dimensione "demagogica", quella che sottende appunrto gli "ottundori sociali" di cui parlo più avanti.

b) su quello della compensazione simbolica o psicologica dell’istinto stesso per evitare due possibili conseguenze di disturbo: I) esiti violenti (delinquenza supplimentare): il soggetto vuole diventare ricco a tutti i costi; II) esiti rivoluzionari: il soggetto acquista coscienza delle menzogne del sistema e sente il bisogno di debellarle o con mezzi culturali ed è già un danno per il sistema o con mezzi violenti: questo è quanto di peggio possa temere il sistema se si tiene conto che tale esito produce l’attentato alla persona e il terrorismo. Naturalmente il pubblico potere assimila il primo al secondo.

Pertanto, il sistema, cioè la volontà padronale, ha escogitato degli "ottundori sociali": modalità finalizzate a rendere le masse già acefale e inerti, il meno interessate possibile ai problemi sociali. Ne conosco almeno tre: A) il consumismo ( alimentato dalla pubblicità non informativa ma perlappunto consumistica soprattutto attraverso la TV): consumare per consumare è un equivalente psicologico del predare. B) il tifo sportivo: è un equivalente viscerale della competizione bellica; il pallone, in ispecie, è stato assinilato al fallo che penetra l’organo femminile. C) Il "predaludismo": è l’insieme dei giochi, legali o non, il cui scopo è quello di vincere dei soldi, insomma di catturare delle prede monetarie. Dal lotto a tutti i quiz televisivi il meccanismo psicologico è sempre lo stesso: predare, il più possibile, del potere monetario.

Il predaludismo gioca un ruolo di crescente importanza e non solo perché il gioco come spettacolo piace. Uno Stato non economico, cioè che non risponde ai bisogni vitali di tutti i membri della sua comunità (come un "buon padre di famiglia") rende più appetibile il predaludismo. Se i partecipanti sono benestanti, si tratta per loro - e solo per loro - soltanto di un gioco; se sono bisognosi, sognano di soddisfare delle esigenze vitali: se sono soltanto poveri, sognano di diventare ricchi. La possibilità ipotetica di diventare ricchi è il più efficace estintore della tentazione rivoluzionaria. L’aspirante "ludico" non vede più nel ricco una "nemico di classe" (come dicono i marxisti) o un avversario esistenziale ma un concorrente fortunato da emulare.

Il predaludismo - uno dei tre potenti ottundori sociali (antirivoluzionari) della civiltà predonomica - pone domande specifiche le cui risposte mettono a nudo la amoralità dei responsabili e il carattere per sé stesso criminoso e suicida del sistema. Una potrebbe essere questa: da dove provengono i molti milioni (di Euro, intendiamo), che vengono così facilmente distribuiti ai concorrenti? Se non andiamo errati, la stessa sedicente scienza dell’economia capitalista ci dice (e stavolta pare che dica il vero) che l’unica fonte della ricchezza è il lavoro. Allora, dal lavoro di chi provengono i milioni di Euro messi in palio nei molti quiz televisivi? Senza tèma di smentita, visto che non facciamo che estendere il concetto di ricchezza come prodotto del lavoro - diciamo che viene dal lavoro di alcuni che sono stati legalmente derubati di una parte della ricchezza prodotta dal loro lavoro. Ergo, i milioni distribuiti ai vincitori di quiz è solo della refurtiva sociale. Ovvero il predaludimo è una distribuzione ludica di refurtiva sociale. La società predonomica delinque anche quando "dà generosamente" attraverso un gioco perchè non può dare altro che parte di ciò che è stato rubato ad alcuni.

Se aboliamo la prima risposta, il risultato morale non cambia. Se diciamo che, in questo caso, la racchizza non viene dal lavoro di nessuno, ma si tratta di ricchezza prodotta dallo Stato e distribuita a volontà, cioè senza riferimento al lavoro, diciamo che lo Stato gestisce della ricchezza nonetaria in maniera del tutto arbitraria e quindi criminosa. Diversa sarebbe la qualificazione del fatto se la distribuzione avvenisse a favore di bisognosi (disoccupati e simili), il che produrrebbe un effetto immediato benefico. Ma nel nostro caso, si tratterebbe di danaro distribuito a chi non ne ha bisogno.

Alla predonomia ho dedicato il Quaderno n.ro 21 del Centro Studi Biologia Sociale, in cui sostengo appunto la possibilità (e necessità) di una moneta passiva (cioè semplicemente strumentale) che serva a distribuire i beni vitali a tutti (nessuno escluso) sulla base dei beni e servizi disponibili, prodotti dal lavoro collettivo il che è possibile solo nel contesto di uno Stato non capitalista.

Il predaludimo ha già conquistato mezzo mondo proprio come la patologia sociale del tifo sportivo e la "consumomania" come paranoia di chi non distingue più ciò che è utile e ciò che è soltanto superfluo e voluttuario. Penso che l’uomo abbia alfine bisogno di riconquistare sé stesso!

Il gioco resta una cosa piacevole ed utile per sé stessa, si può dire necessaria, non solo per i bambini, ma per gli adulti e per i "vecchi" tornati bambini. Esso però non deve insegnare ad assimilare la caccia alla preda, oggetto naturalmente animale, di cui l’uomo evoluto ("compiuto") non ha più bisogno. E’ come dire che l’uomo "compiuto" non solo non ha più bisogno di fare la guerra ma nemmeno di "giocare alla guerra".