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Asor Rosa e l’ assemblea del 15 Gennaio

mercoledì 5 gennaio 2005


di Dario Mariani

A volte gli scherzi del destino, nella storia, nella politica come nella
vita, sono veramente sorprendenti, a volte anche feroci.

Se c’e’, nell’ ambito della sinistra, un personaggio che ho sinceramente
odiato - io cosi’ poco propenso agli odi ancestrali - questo e’ proprio
Asor Rosa.

L’ ho odiato ai tempi di Potere Operaio, quando insieme a personaggi dal
destino politico e personale assai diverso - Cacciari, Mieli, Tronti, Negri,
Piperno,Pace, Scalzone fino a Morucci, Savasta e agli "sciagurati", al di la’ delle
responsabilita’ penali , dell’ "Arancia Meccanica" di Primavalle, Lollo, Clavo
e Grillo - avevano messo in piedi un gruppetto di "professorini" spocchiosi che
pretendevano di insegnare al mondo come si vive e come si fa la rivoluzione.

Persone assai diverse, nell’ estrazione e ancora di piu’ nei destini anche
personali, ma con in comune l’ "autonomia del politico", l’ idea malsana,
anche se tutt’ altro che nuova nella tradizione comunista, che un gruppetto
di intelligentoni politicisti con la "linea giusta"poteva, indipendentemente
dai reali rapporti di forza e di massa,
guidare le masse alla rivoluzione in Italia e nel mondo intero.

Asor Rosa, come altri, lascio’ il gruppo prima della deriva che, sia pure in
forme diverse e variegate tra loro, porto’ la maggioranza del Potop nella
galassia di un lottarmatismo del tutto "slegato dalle masse", riuscendo
in questo spesso a superare in avventurismo le stesse Brigate Rosse.

Lascio’ Potop ma non l’ "autonomia del politico", continuando a praticarlo
nel PCI, contribuendo piu’ di chiunque altro a sistematizzare un altra
teoria deteriore, quella del "patto tra produttori" prima e del
"compromesso storico" poi.

L’ odio aumento’ parecchio quando, in piena rivolta del 1977, il buon Asor
Rosa si invento’ - paradossalmente ma non troppo in pieno accordo con Negri
che pure capeggiava il versante opposto - la teoria delle "due societa’",
secondo la quale esisteva ormai una classe operaia "integrata" e riformista
e un proletariato sociale ormai in mano all’ estremismo e al diciannovismo
del quale la predetta classe operaia - sostanzialmente coincidente per Asor Rosa
col ceto politico del PCI e dei sindacati - poteva soltanto diffidare e prenderne
le distanze.

Il risultato pratico di questa teoria falsa ed aberrante fu che prima quel
proletariato sociale ( soprattutto giovanile ma non solo ) fu travolto nella
morsa tra terrorismo e repressione ( gestita anche dal Pci, chi dimentica il
binomio Cossiga-Pecchioli , il giudice Calogero, i questionari anonimi di
Giuliano Ferrara, ecc. ecc. ? ) e
dall’ eroina, poi pure il PCI e la classe operaia "integrata" furono buttati ai
margini dell’ area di governo e poi proprio ai margini della politica
italiana.

Adesso, a distanza di tanti anni e, come dice Pietrangeli, anche di tante
altre tragedie e funerali, doveva essere proprio il redivivo Asor Rosa -
senza che abbia mai compiuto alcuna autocritica politica - il nuovo "vate",
quello che convoca in assemblea plenaria la cosiddetta "sinistra radicale"
per guidarla unita verso le magnifiche e progressive sorti ?

Francamente la cosa mi provoca un sacco di dubbi.

Dopodiche’ anche io credo che un potenziale elettorale del 15/20 per cento e
soprattutto un potenziale politico sociale enorme, quello di Genova, dei
cortei no-war, ma anche e soprattutto di Melfi, di Scanzano, di Acerra,
della scuola in lotta contro la Moratti, dei tramvieri, dei precari e in generale
delle lotte sociali nei posti di lavoro e nel territorio, debba trovare
delle forme di ricomposizione che permettano di pesare, anche e soprattutto
in termini programmatici, rispetto allo scontro, anche nelle urne, con
questo governo orrido in tutte le sue azioni , culture, esternazioni e che
e’ necessario mandare a casa prima possibile.

Ma credo anche che per poter fare questo, bisognerebbe per prima cosa
buttare a mare definitivamente proprio quella "autonomia del politico" dalla
realta’ sociale e dalle contraddizioni reali, quelle che una volta si
chiamavano "di classe". E francamente Alberto Asor Rosa mi sembra l’ ultima
persona adatta a fare questo.

Guardo sicuramente con interesse alla assemblea del 15 gennaio, ma temo pure
che, anche per chi la propone, che essa si risolva in un fallimentare
tentativo di unificazione di ceti politici ( Prc, Pdci, i verdi piu’
"sinistri", un po’ di Cgil e di galassia pacifista e "disobbediente", magari pure
Occhetto e anche su di lui avrei molto da dire ) che al massimo - ma non
credo nemmeno a questo - potrebbe contrattare con l’ evanescente Fed ( si
chiama ancora cosi’ o ci hanno gia’ ripensato ? ) qualche postarello in piu’
e qualche punto, solo sulla carta, di programma piu’ di sinistra.

Naturalmente spero di avere torto.

Dario Mariani - Primavalle( Roma)

Messaggi

  • Una precisazione
    by avventurista Wednesday, Jan. 05, 2005

    Non mettiamo nella stessa posizione i teorici del PCI Tronti,Rosa con i Pot.Opini, anche perchè l’infamia di alcuni è difficile da misurare e catalogare.
    1)Tronti era il teorico dell’autonomia del politico,lui ha scritto l’opuscolo uscito da Feltrinelli.Negri e company si scontrava frontalmente con questa posizione anche perchè l’autonomia del politico cercava di convincere sull’impossibilità di esistenza dell’autonomia operaia e di qualsiasi gruppo sociale che si organizzase fuori dal sistema dei partiti.
    2)Rosa ha scritto su comissione del Pci l’oppuscolo sulle due società uscito da Einaurdi.L’area dei Pot.Opini prendeva in giro Asor.Basta leggere editoriali,articoli di Piperno e degli altri sulla rivista Metropoli e Pre-print.Mi sembra che tu sia abbastanza vecchio per avere queste robe.
    3)Va bene dare oggi dei coglioni a Negri,Morucci,Lanfranco Pace etc.
    Ma non a Scalzone.Lui sta in Francia non ha accettato nessun accordo sottobanco per "costituirsi" e fare autocritica (si chiama capitolazionismo) come ha fatto Negri.Inoltre non partecipa allo show dei vecchi ex-operaisti che si chiama Disobbedienti.Sta lì nonstante il fatto che oramai può tornare.
    4)Sul Pci mi trovi d’accordo.
    Si tratta di una operazione fra cetti politici che nel passato si sono contrapposti ma che oggi vogliono spartire le bricciole che li daranno i padroni quando torneranno a gestire il potere.
    Il movimento reale è assente per cui francamente non ce ne frega un cazzo di questo incontro.

    • Cari o Caro Vannidariokeoma

      a proposito di Tronti e per precisare cosa succede a Parigi dove Negri e’ tornato a "vivere" basta guardare nel suo sito parigino (quello di Negri) Tronti non solo e’ messo in avanti ma addirittura glorificato, tutti i suoi scritti sono stati tradotti in francese e molte liste di discussione francesi sono state "invase" dalla pubblicità, si invita la gente di venire a leggere i scritti "molto interessanti sull’operaismo italiano"...

      Altra particolarità del Negri e’ che in Francia (LUI) e’ alla testa del movimento per firmare SI al referendum francese per il trattato europeo, sarebbe molto curioso di sapere come lo giustifica in Italia...

      Per quanto riguarda la "qualifica" “il Negri uno dei 25 più grandi pensatori del mondo”... meno male che e’ un gruppo di borghesi che ha stabilito che Negri e’ il "nuovo Marx", se nella realtà fosse vero, il comunismo avrebbe "perforato" il fondo e sarebbe più che moribondo...

      Molto interessante vedere la doppia faccia di Negri, dipende dove sì "stabilisce", se in Italia o in Francia va dove il vento borghese tira... qui in Francia la cosiddetta "sinistra" e’ la sinistra dei salottini della sedicesima sezione di Parigi...dove giustamente il Negri e’ il ben venuto, altro luogo dove si "pavoneggia" sono le università dove da delle conferenze, buone per qui vuole farsi delle seghe mentali e cosi facendo avere la "coscienza a posto" per continuare a sopportare questa società , sopratutto con la netta determinazione di NON CAMBIARLA...

      Per quanto riguarda Oreste, e’ chiaro che non si può fare un paragone, come dici giustamente lui non a "balance" i suoi amici sotto la scusa della "dissociazione", teoria difesa dal Negri il quale rifiuta categoricamente di chiarirla quando le domande sono poste, come all’ultima conferenza all’università’ di Nantere qualche settimana fa, l’unica risposta che ha dato e’ stata la seguente: cercare di sfasciare una sedia sulla testa dello studente che ha posto la domanda e chiamare in soccorso la polizia privata dell’università per scortarlo all’uscita... un altro buon esempio del "nuovo Marx"...

      Roberto

    • Caro Roberto,

      fermo restando quanto gia’ ti ho detto nella discussione sul "fumo" rispetto alla questione "dariovannikeoma", io credo che Oreste Scalzone sia persona assolutamente diversa
      da Negri, Tronti, Asor Rosa non soltanto perche’ in un dato momento storico ha evitato di "dissociarsi" - da cosa poi, visto che col "terrorismo" lui non c’e’ mai entrato nulla ? - ma anche e soprattutto perche’ ha sempre avuto, anche ai tempi del Potop, ben altra carica umana ed una totale assenza di quel cinismo aristocratico tipico di tutta la genia degli altri dirigenti di quel gruppo, non estraneo del resto anche a una discreta parte degli stessi "militanti di base" ( persino giovani borgatari e "marginali" come Lollo o Maccari si atteggiavano, dopo un po’ di militanza in Potop, a insopportabili e cinici "professorini" !)

      Una volta detto questo, ritengo che anche il buon Oreste pero’ ha peccato pesantemente - ed in parte, con tutte le attenuanti dovute alla situazione di "esiliato politico", pecca anche ora - di un "politicismo" spesso piu’ legato ai propri reconditi "desideri" che non alla realta’ e di oggettivi atteggiamenti "professorali".

      Comunque, al di la’ di qualche sfumatura marginale, mi sembra che riusciamo, persino sullo scivolosissimo ed "esplosivo" argomento Negri, a trovarci sostanzialmente d’ accordo.

      Quello che mi fa decisamente incazzare e’ quando, - vale per te e, in modo decisamente peggiore per altri interlocutori in altri luoghi, telematici e non - partendo dalla critica a Negri e all’ influenza nefasta sua e degli atri ex potoppini negli ultimi trent’ anni, si vuole allargare il giudizio anche ad altre situazioni, al massimo lontanissime "parenti" del negrismo e del potottismo.

      Mi riferisco in particolare ai Disobbedienti romani - e, con qualche distinguo, anche napoletani - che, a differenza di Casarini ( che indubbiamente e’ un odioso "clone" di Negri in versione farsesca e falsamente "plebea") hanno un effettivo radicamento sociale e mettono in piedi lotte vere, con proletari ed immigrati in carne ed ossa ( cosa dimostrata anche dai successi elettorali di Nunzio D’ Erme).

      Certo, anche loro hanno un po’ la fissa del "mediatico", tipico difetto di molte situazione politiche dei nostri tempi, ma sono sicuramente piu’ eredi della genuina tradizione "situazionista" ( quella di Guy Debord e dei Provos olandesi dei sessanta), unita alla tradizione anarcosindacalista tipica dell’ autonomia operaia romana ( quella di Pifano, Miliucci ed anche mia, da dove molti di loro provengono).

      E comunque ho difficolta’ a tenere in considerazione critiche, anche condivisibili nel merito, da parte di singoli e situazioni che spesso e volentieri non si pongono il problema di organizzare alcuna lotta, limitandosi alla critica feroce e certosina di quelle che organizzano gli altri.

      Categoria ampiamente presente nel dibattito su Internet, con particolare riferimento a Indymedia e a liste come ecn.org/movimento.

      Atteggiamenti di questo tipo, pero’, se ne cominciano a vedere anche su questo sito.

      E, senza offesa, anche tra chi lo amministra.

      Certo il sito e’ vostro, ma senza utenti e senza un minimo di contraddittorio lo stesso sito non avrebbe senso.

      E’ possibile che il sottoscritto possa essere a volte contraddittorio (dubito, ergo sum), ma trovo un po’ stucchevole da un lato pubblicare nelle "features" alcuni miei interventi, quindi in qualche modo facendoli "propri" come Collettivo Bellaciao ( per non parlare delle molte volte che li avete pubblicati, prelevandoli - in senso buono"di rapina"- da altri luoghi del web) e poi lanciare strali e minacce di censura su altri interventi della stessa persona che evidentemente vi sono meno graditi.

      Se poi la cosa riguarda questioncine amene ed assai "impolitiche" come la "crociata" antifumo, la cosa mi sembra assumere anche contorni di oggettiva ed involontaria comicita’.

      Comunque con affetto, Dario-Keoma

      Dario/Keoma

    • E’ vero, mettendo a parte delle scintille che scatenano qualche discussione tra noi, ci si trova d’accordo, non e’ perché Oreste lo conosco bene che mi sento obbligato a condividere tutti i suoi atteggiamenti.

      Per raccontarti qualcosa di più "leggero" qui a Parigi c’e’ sempre una paura verde a dargli il microfono... se se lo prende non lo rivedi più per delle ore... se Oreste mi legge saprà bene che sto scherzando... benché una parte di verità c’e’... hehehe.

      L’aspetto umano d’Oreste conta molto, e’ qualcuno che sa anche approfittare della vita, benché molto malato...molte volte c’e’ capitato di cantare e suonare insieme e passare dei momenti simpatici, scambiandoci anche gli auguri di fine d’anno...

      Detto questo pur non condividendo le posizioni politiche del passato sia di PotOp e ancora meno di PL, vorrei tornare sul presente, capisco bene lo sforzo che fai per cercare di precisare che nei disobbedienti ci sono delle aree differenti o non completamente uguali, ma insomma sta a loro finalmente mostrarlo in maniera chiara e definitiva.

      Qui a Parigi purtroppo abbiamo la presenza dell’area dei disobbedienti che fanno riferimento naturalmente al Negri, quindi puoi ben capire che il riferimento italiano e’ ben il "clone"...

      Ma la cosa che ci sta a cuore qui, non e’ tanto questa discussione che facciamo, che francamente rischia di interessare poca gente, ma piuttosto le posizioni pubbliche sul referendum che avrà luogo in Francia fra poco sul trattato europeo.

      Dunque ancora una volta vorrei sapere cosa si dice a proposito della posizione di Negri e dei suoi "seguaci", cioè di domandare di votare SI al trattato europeo, leggendo altri tuoi interventi vedo bene che ti sta a cuore la difesa della classe operaia... dunque come può il "clone" in quanto "disobbediente" giustificare la difesa di questo trattato, quando in tutte le altre situazioni ci "ubriaca" con le "litanie" contro l’Impero ??????

      Scusa dell’insistenza Dario, ma qui non solo ci scocca, ma c’e’ un misto, di sorriso per vedere il Negri insieme ai Socialisti e un franco disgusto della persona....

      Ciao Roberto

      PS: per il fumo ne discutiamo nell’altro forum...

    • Mah, che ti devo dire, non dovendo votare a breve sull’ argomento, molto semplicemente se ne parla poco.

      Rifondazione e’ contraria al trattato, cosi’ come tutta la galassia "movimentista" e buona parte del "pacifismo", anche la parte cattolica.

      Persino Casarini, che pure ho definito "clone" di Negri, si dichiara contrario al trattato.

      Ma, come ti ho detto,la questione non sembra argomento di attualita’ politica, piuttosto si parla dell’ ingresso della Turchia e le smargiassate razziste della Lega sull’ argomento hanno stupidamente fatto si’ che a sinistra siano invece pressoche’ tutti acriticamente a favore, dimenticando il problema kurdo e quello armeno, i morti nelle carceri ed il pesante ruolo dei militari rispetto a governo e parlamento, ruolo sancito dalla attuale costituzione turca. Cosuccie che, al di la’ delle posizioni di Bossi e c., dovrebbero a mio giudizio consigliare qualche cautela.

      Oreste spesso parla via telefono dai microfoni di Radio Citta’ Aperta di Roma e quando succede saltano regolarmente i palinsesti, quindi la sua indubbia logorrea non e’ un problema solo di voi "parigini".

      I Disobbedienti romani e napoletani avevano rotto pesantemente con Casarini, non usavano nemmeno piu’ il nome Disobbedienti ma la sigla ACTIon e si stavano "federando" con l’ area RDB/Radio Citta’ Aperta/Contropiano, poi ci ha pensato Bertinotti col rifiuto alla elezione di Nunzio D’Erme alle europee a ricompattarli, sia pure in modo assai precario, coi nord-estini.

      Per chiarezza, il sottoscritto si firma Keoma sin dagli anni lontani in cui scriveva sul quotidiano "Lotta Continua". Non ricordo le date precise, ma era sicuramente dopo il 1977, quando il gruppo omonimo si era gia’ sciolto ma esisteva ancora il giornale, diretto da Enrico Deaglio.

      Ho ripreso questo nickname quando, da qualche anno, ho cominciato a collaborare ad alcuni siti "di movimento".

      Preferisco pero’ firmarmi con nome e cognome nei casi, come sull’ articolo che apre questa discussione, dove esprimo giudizi politici non di tipo generale ma su individui in carne ed ossa e che spesso ho conosciuto di persona.

      Vanni invece e’ un collega e compagno di sindacato, anarchico ( io sono piu’ sul versante comunista libertario o anarcosindacalista che si voglia dire, figlio degli antichi "Volsci" ), che spesso, anche se meno di me, interviene nelle discussioni telematiche e non sempre in pieno accordo col sottoscritto.

      Insieme abbiamo inviato a Bellaciao articoli della Falcri ( il sindacato dei bancari in cui militiamo) e le corrispondenze operaie del Centro di Documentazione e Lotta, che non produciamo noi ma che ci sembra utile e giusto diffondere in rete.

      Da solo, invece, oltre a "pezzi" a firma Keoma o Dario, ho inviato articoli sulle battaglie nel territorio di Roma Nord ed in particolare nella borgata Primavalle, dove vivo, talvolta a firma del Collettivo Antagonista appunto di Primavalle col quale collaboro, ed anche cose "culturali" come tempo fa un articolo del cantautore Luciano Ligabue, mio amico personale.

      Tutto sommato, al di la’ di qualche "scazzo", mi sembra comunque di aver dato finora un contributo utile. O no ?

      Ciao, Dario.

    • La mia domanda era proprio specifica alla posizzione del "clone" a proposito del referendum eventuale sul trattato europeo, visto che qua la posizione dei "negristi" ha scoccato un bel po’ di gente... per il resto grazie comunque anche se siamo a 1000 chilometri siamo abbastanza ben informati di cosa succede in Italia e nel mondo, tra parentesi non so se hai notato ma Bellaciao non e’ un sito tradotto in quattro lingue ma ben quattro siti ben distinti e con quattro linee editoriali differenti.

      Ok avevo ben capito da dove arrivava tutta quella informazione sindacale... sai con gli IP e’ abbastanza semplice...

      Il tuo contributo? E’ chiaro che e’ ottimo non c’e’ problema... apparte quando si comincia a essere un po’ violenti e diciamolo chiaramente un po’ volgari... senza problemi di morale preferiamo evitare un certo linguaggio sul sito...

      Per il resto ho gia’ precisato la mia storia politica e oggi penso che non un segreto a dire che milito in Rifondazione e opsss... sostendo il Fausto e la sua mozione... come la totalita dei rifondaioli di Bellaciao
      anche qua una precisione Bellaciao e’ un Collettivo e ci sono molti compagni/e differenti anche da noi, ci sono molti anarco sindacalisti e libertari francesi e italiani e tra di noi funzioniamo benissimo...

      Fra qualque giorno se continuano certe cose qui a Parigi... resta in contatto con Bellaciao e potrai leggerere degli articoli "piccanti" su cosa succede a Parigi tra circolo del PRC e i dompagni/e di Rifondazione di Bellaciao... non esiste una grande storia d’amore tra noi.... :-)))

      Ciao Roberto

  • L’unica cosa su cui concordo col commento e’ che effettivamente, pur essendo stato pure lui "professorino spocchioso", Oreste Scalzone e’ persona assai diversa umanamente e nei comportamenti reali da tutto il resto del vecchio Potop.

    Una volta detto questo, amico mio, non giochiamo sugli equivoci. Tutto il vecchio gruppo dirigente di Potere Operaio, da Asor Rosa a Negri, da Cacciari a Piperno, da Tronti a Morucci e, sia pure in forma meno antipatica pure Oreste, ha mantenuto negli anni caratteristiche culturali , di metodo e di merito, assai comuni.

    In fondo nel 1977, le "due societa’" di Asor Rosa e l’ "operaio sociale" di Negri, pur partendo uno dal Pci forcaiolo e l’ altro dalla oggettiva direzione di una parte significativa - soprattutto nel nord-est - del "movimento", si connettevano perfettamente.

    Tutti e due, al di la’ degli anatemi che potevano spararsi addosso ( che poi Metropoli e Preprint erano roba di Piperno e non di Negri e soprattutto cominciarono ad uscire svariati annetti dopo il 77 ), dividevano con l’ accetta la "classe operaia" reduce dalle conquiste dei primi anni settanta dal "proletariato sociale", giovanile e non, che fu protagonista del movimento del 1977.

    Col risultato comune di impedire nei fatti l’ incontro naturale ( spesso si trattava di padri e figli o di fratelli) tra quelle due realta’.

    Che poi il primo lo facesse nell’ interesse del "compromesso storico" ed il secondo in quello del "radicalismo di massa"( frenato dalle pastoie sindacali tipiche degli operai delle grandi fabbriche ), la tenaglia funziono’ perfettamente con i risultati disastrosi per la "classe" che sappiamo bene.

    E l’ "autonomia del politico", con le stesse motivazioni formalmente opposte, era praticata nei fatti da entrambe le parti.

    E’ indicativa in questo senso la famosa vignetta di Gasparazzo su uno dei primi numeri di Lotta Continua quotidiano che vedeva i potoppini sempre tre passi avanti rispetto alla realta’ sociale fino al giorno della rivoluzione che avrebbero disertato perche’ "il comunismo e’ un programma troppo minimo".

    Sta gente di danni ne ha fatti gia’ abbastanza, avessero il buon gusto di starsene oggi in disparte.

    Asor Rosa per primo.

    Dario Mariani

  • da repubblica di oggi

    Parigi, 14:07

    Toni Neri e Agamben tra i 25 grandi pensatori del mondo

    Nel numero speciale del Nouvel Observateur, dedicato ai 40 anni della testata, è stato pubblicato un elenco ragionato dei pensatori che rappresentano "la coscienza del nostro tempo e i precursori del mondo di domani". Tra le 25 grandi menti del mondo, figurano - oltre agli altri - Toni Negri , definito "il nuovo Marx", e Giorgio Agamben, "pensatore del futuro".

    Gli altri pensatori sono: il filosofo americano Stanley Cavell, il filosofo senegalese Souleymane Diagne, l’antropologo e sociologo argentino-messicano Nestor Garcia Canclini, lo psicanalista indiano Sudhir Kakar, il filosofo russo Vladimir Kantor, il filosofo portoghese Jose Gil, il filosofo americano Ian Hacking, l’intellettuale brasiliano Candido Mendes, il filosofo sloveno Slavoj Zizek, il filosofo norvegiese Jon Elster, il filosofo di origine ganese Kwame Appiah, il filosofo tedesco Axel Honneth, il filosofo americano Marrha Nussbaum, l’intellettuale latino-americano Carlos Maria Villas, il filosofo britannico Simon Blackburn, il filosofo canadese Charles Taylor, il filosofo tedesco Peter Sloterdijk, il filosofo americano Richard Rorty, il filosofo irlandese Philip Pettit, il filosofo spagnolo Daniel Innerarity, il filosofo finlandese Jaakko Hintikka, l’economista indo-britannico Amartya Sen e il filosofo americano Michael Walzer.

  • cari compagni,
    sono un lavoratore precario e un militante comunista,
    sono contento che l’iniziativa del 15 gennaio stia suscitando la giusta reazione, perchè credo che a spingere i soliti noti a voler ricomporre questa misteriosa sinistra radicale ci siano sempre gli stessi e strumentali soliti noti.
    immagino, ad interpretare i commenti che animano in questi giorni il dibattito, che intorno al tavolo si riunirà tutto fuorchè i soggetti sociali reali che questi ex professorini e i politici di mestiere evocano ed invocano ogni qualvolta vogliono rimettersi in gioco come ago di qualche bilancia.
    e soprattutto non vorrei che a furia di gridare contro berlusconi e il suo governo liberista, qualcuno volesse che a sinistra tutto si dovesse ricompattare con l’unico grande obiettivo, cioè mandare a casa il berluska.
    e dopo? poco importa!
    sono convinto che intorno a quel tavolo, non ci saranno gli operai di melfi, i ferrotranvieri di milano, i proletari di scanzano e acerra, i portuali di livorno, i precari dei call center o gli sfruttati nelle cooperative sociali laiche e progressiste, ma i loro agguzzini, cioè i tanti sindacalisti confederali e di base, non c’è più alcuna differenza fra gli uni e gli altri, i leader disobbedienti e i ceti politici della gad, mischiati alla cosidetta società civile ( terzo settore - cooperative sociali -, borghesia e radical scih).
    se questo è, è questo purtroppo sarà, forse tutti quelli che, me compreso, con questa sinistra con la erre moscia non vuole averci nulla a che fare, dovrebbe iniziare a porsi il problema di riempire quell’enorme vuoto che c’è tra la sinistra e la destra di governo.
    vuoto che non puo e non verrà di certo riempito da chi si riempie la bocca di ciarpame liquidazionista sulla fine delle ideologie, o sulla non violenza,o sul liberismo temperato.
    solo la lotta di classe per una società comunista può liberarci e liberare il proletariato e le masse dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
    sarò tacciato di essere un pò vetero, ma è ancora l’unica prospettiva che agita i sonni dei padroni!
    kamo 70

    • "... solo la lotta di classe per una società comunista può liberarci e liberare il proletariato e le masse dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. sarò tacciato di essere un pò vetero..."

      Noo, ma come ti salta in mente? Diciamo solo che se fossimo nel 56 a Budapest o nel 68 a Praga, ti ci vedrei più sul carro armato che non sotto a cercare di fermarlo...

    • Guarda che i carri armati, sia pure a sprazzi, si sono visti anche in Italia.

      Senza voler scomodare i tentativi di golpe ( De Lorenzo, Borghese, Sogno ), i carri armati si sono visti nel dopoguerra contro le occupazioni delle terre,poi nel luglio 1960, nel 68 e 69 contro le lotte di studenti ed operai ( chi si ricorda di Avola, Battipaglia, Forte dei Marmi, Orgosolo ? ) e poi nel 1970 a Reggio Calabria.

      E l’ 11 marzo del 1977 a Bologna con la morte di Francesco Lo Russo e il giorno dopo a Roma, con una quarantina di feriti da armi da fuoco.

      E in quei due giorni, metaforicamente ma non troppo, su quei cingolati non c’era solo l’ odiato Kossiga, ma c’era anche l’ apparato del PCI, compresi gli ex operaisti Tronti e Asor Rosa, principali "teorici" di quella fase della politica del vecchio "partito di Gramsci e di Togliatti".

      E’ vero, come dice Dario, che in quei giorni, anche tra i "rivoltosi", c’era chi godeva alla vista dei cingolati, immaginando di poter finalmente giustificare "il salto di qualita’" verso il lottamarmatismo, brigatista o "diffuso" che fosse. Ed e’ pure vero che molti tra questi erano vecchi compagni di merende di Tronti ed Asor Rosa, con la stessa cultura e con gli stessi interessi, sia pure in forma speculare.

      Anche io leggo, da anarcosindacalista libertario, con un po’ di orrore il linguaggio tardostalinista del compagno precario che ha scritto sopra.

      Pero’ ho anche ben presente chi sta, da un punto di vista di classe, da una parte e chi sta dall’ altra.

      E, pur odiando Berlusconi in modo viscerale, mi riesce difficile immaginarmi in piazza con D’Alema e Violante contro ipotetici carri armati condotti da quel lavoratore precario.

      Temo molto di piu’, una volta, spero prestissimo, cacciato il Cavaliere, di trovarmi con quel precario a tentare di fermare carri armati guidati da Baffino e c.

      Magari non piu’ in nome del "compromesso storico", ma piu’ semplicemente in nome del "liberismo temperato". Per carita’, diverso da quello di Berlusconi, ma sempre liberismo.

      Vanni.

    • "Guarda che i carri armati, sia pure a sprazzi, si sono visti anche in Italia."

      Beh, almeno erano italiani! E poi mi sa che confondi un carro armato con un blindato della polizia, sono due cose molto diverse, se lo si vuole; così come diversi furono il nostro 68 e quello di Praga, o la nostra a dir poco ridicola "Pantera" del 90 e la Tien Am Men: da noi studenti figli di buona famiglia che giocavano mentre nessuno gli badava, di là gente che se si salvava poi finiva epurata o sparata in testa alla cinese. Fare la rivoluzione qua è un lusso (a parte il fatto che non riesce mai dato che il popolo tanto strombazzato se ne strasbatte gli scatoloni e si ciuccia il Silvio senza batter ciglio per due o tre legislature): a suo tempo i "nouveaux philosophes" francesi ci venivano perché da loro menavano troppo forte. Comunque tu dimmi qual’è secondo te il paese più democratico del mondo, o se preferisci il più rivoluzionario, e poi vediamo se ha i blindati antisommossa o se ha una polizia che va in giro a distribuire fiorellini. Forse sarò prevenuto, ma ho l’impressione che se volessi tirare un sasso a un poliziotto cubano, questo mi segherebbe in due con una raffica di kalashnikov prima ancora che io lo raccolga.

    • Semplicemente, da anarcosindacalista e libertario. non credo esistano paesi rivoluzionari.

    • Concordo pure io sul fatto che non esistono paesi rivoluzionari, anche se ad esempio Chavez - che pure, come tutti i militari, non amo - ha subito due tentativi di golpe fomentati dagli Usa senza per questo sospendere alcuna garanzia costituzionale,

      Ma, se non esistono assolutamente modelli da seguire, non credo nemmeno che questo sia il migliore dei mondi possibili e che il "liberismo moderato" del nostro centrosinistra sia la migliore soluzione ai problemi.

      Comunue, tornando alle rievocazioni storiche, perlomeno a Bologna nel 77, si trattava proprio di carri armati, anche se condotti dai carabinieri - all’ epoca membri dell esercito a tutti gli effetti - e non dai soldati.

      E nemmeno il 1977 fu, a differenza del ’68, questione di figli di papa’ solo genericamente modernisti ed antiautoritari.

      Gia’, con la scuola di massa, la composizione sociale degli studenti era assai cambiata in quei pochi anni che separano quei due "movimenti".

      E comunque, al fianco di studenti e "professorini", scesero nelle piazze del 1977 moltissimi "desperados" di borgata a Roma, a Bologna, a Napoli, a Bari, in Sardegna. E furono loro a pagare i prezzi peggiori.

      Vorrei ricordare l’ uccisione di Mario Salvi, il "Gufo" di Primavalle, giovane sottoproletario romano o di Wilson Spiga a Cagliari e la lunghissima detenzione, per gli scontri di Bologna, di un giovane "marginale" come Antonio Muscarella.

      E del resto, anche Giorgiana Masi era di estrazione borgatara.

      E non pochi di questi "desperados" tanto dileggiati da Asor Rosa, Lama e Berlinguer, finirono poi per reazione nei gruppi armati, pagando anche li’ i prezzi piu’ salati e tragici.

      La "pantera" al confronto fu robetta, ma nemmeno quello fu un fenomeno di estrazione piccolo-borghese.

      DARIO

    • No, la Pantera non fu un fenomeno piccolo-borghese. Piccolo-borghese ero io (proletario no perché già allora il proletariato aveva cessato di esistere come classe sociale, R.I.P.), quelli che parlavano al microfono occupando Facoltà cedute in blocco dai benevoli organismi universitari erano probabilmente i figli degli stessi che gli lasciavano mano libera, ed erano almeno medio-borghesi. Liberi di fare cosa, poi, non si capì, infatti fu la rivolta dei fax, strumento che proprio allora prese piede. Ci si faxava con tutta Italia frasi del tipo: "Ma cosa dobbiamo fare?" Il movimento, nato per contrastare la legge Ruberti ma subito "sequestrato" dai radical-chic che lo resero immediatamente anti-democratico (del genere "parlo solo io"), di conseguenza morì semplicemente perché i "giovin signori" se ne tornarono ai loro appartamenti nei quartieri alti. Mi ha colpito che hai citato Wilson Spiga: sicuro che fu un delitto politico pure quello?

    • Si, anche l’ uccisione di Wilson Spiga, giovane "marginale" di un quartiere proletario di Cagliari, Is Mirrionis, fu un delitto politico, figlio della legge Reale e del razzismo feroce dei poliziotti continentali che controllavano l’ ordine pubblico in Sardegna.

      Fu soprattutto in seguito a quel fatto del 1976 e ai tre giorni di scontri con la polizia che ne seguirono, che poi nel 1977 molti giovani sottoproletari sardi a Cagliari, Sassari , Nuoro ma anche nella emigrazione in continente ( chi si ricorda del "clan" dei Franchillucci o di un giovane autonomo che si chiamava Matteo Boe - si, proprio lui, quello del successivo rapimento di Faruk - e del loro ruolo nella rivolta bolognese ?) presero parte attivamente al movimento del 1977.

      E non pochi, anche pastori (chi ricorda la sparatoria nell’ ovile di Sa Janna Bassa, due pastori morti con i tasca i volantini delle B.R.?) , finiranno poi nelle stesse B.R. o in Barbagia Rossa.

      Cosi’ come avvenne a Roma col sottoproletario Germano Maccari, uno dei carcerieri di Moro, o col gruppo di Guerriglia Comunista, pressoche’ interamente formato da "coatti" di Centocelle.

      Cosi’ come avvenne a Milano coi "Proletari Armati per il Comunismo", il gruppo della Barona di cui fece parte anche Cesare Battisti , formato interamente da giovani operai e "marginali", con una forte presenza anche qui di immigrati sardi.

      Tutta gente che, qualche anno prima delle cazzate picciste sul "patto tra produttori" e sul "compromesso storico", sarebbero potuti essere - e i piu’ vecchi lo erano anche stati - normali militanti del PCI o quadri del sindacato confederale.

      E, invece, qualcuno, tra cui Asor Rosa, li butto’ nella morsa della repressione e qualcun’ altro, come Negri, nell’ altra faccia della medaglia, quella del lottarmatismo .

      Il risultato fu la riesumazione della DC che nel 1975 sembrava morta, la sconfitta anche della classe operaia che Asor Rosa e Negri consideravano ormai "integrata" ( Fiat 1980), la ristrutturazione capitalistica in senso liberista e "precario", la fine del lungo ’68 italiano che da noi era durato un decennio, appunto il "decennio rosso".

      A completare il tutto poi ci si mise la diffusione di massa delle "droghe pesanti", che ho difficolta’ a considerare come cosa non voluta dall’ alto e casuale.

      E il cerchio si chiuse definitivamente.

      Dario.

    • A PROPOSITO DI CARRI ARMATI ANCHE IN ITALIA

      Da “il manifesto” di oggi 9.1.05

      Italia, 1950

      L’ eco degli eccidi di lavoratori a Melissa, Montescaglioso, Modena e , per la Puglia, San Ferdinando e Torremaggiore, rimbalza nelle citta’ e nelle campagne, scatenando la rabbia di chi vive gia’ afflitto da problemi esistenziali e dalla dura
      realta’ quotidiana.

      Il 23 marzo 1950 anche San Severo, in Puglia, vive un capitolo di questo dramma nazionale : tra “insurrezione” e “risposta alla provocazione”, i braccianti di San Severo si lanciano contro le forze di polizia, urlando “pane e lavoro !”

      Al termine di un giorno convulso e drammatico, con numerosi feriti e una vittima sul selciato – Michele Di Nunzio, 33 anni – A SEDARE LA RIVOLTA ARRIVA L’ ESERCITO.

      CARRI ARMATI OCCUPANO LE VIE PRINCIPALI DELLA CITTA’.

      Nei giorni successivi vengono arrestate 180 persone del paese, col pesantissimo capo di accusa di : INSURREZIONE ARMATA CONTRO I POTERI DELLO STATO.

      Gli arrestati vengono sottoposti ad un lungo e combattuto processo che vedra’ protagonista il socialista Lelio Basso, difensore degli imputati.

      Dopo due lunghi anni, il 5 aprile 1952, GLI IMPUTATI VERRANNO TUTTI ASSOLTI E RILASCIATI.

      ………………………………………………………………………………………………………………………………

      sempre Dario

    • Senza nulla voler togliere ai braccianti pugliesi degli anni 50, che avranno avuto le loro buone ragioni, ma qui stiamo prendendo fischi per fiaschi.

      A Budapeest e Praga popolo e governo erano uniti contro un invasore esterno ma nessuno in Italia cantò "Bella ciao". Eppure anche in quei paesi "una mattina si son svegliati etc. ...", e calzava eccome! E per quella gente non si trattava certo di lotta di classe così come la intendiamo o meglio intendevamo noi all’ovest, anche perché in quei luoghi di classi sociali ce n’erano solo due: proletari forzati e dirigenti+galoppini del Partito Unico.

      Cioè se il Manifesto nel 1950 scrisse "CARRI ARMATI (governativi) OCCUPANO LE VIE PRINCIPALI DELLA CITTA’", immagino che, da quel giornale obiettivo che sarà sicuramente stato già da allora, nel 1956 avrà scritto "CARRI ARMATI (stranieri) CANNONEGGIANO LE VIE PRINCIPALI DELLA CITTA’". Lo scrisse?

    • A parte che quell’ articolo " Il Manifesto" l’ ha scritto nel numero di oggi e non nel 1950 ( quando, come nel 1956, "Il Manifesto" non esisteva), vorrei ricordarti che proprio per una articolo intitolato "Praga e’ sola", autore Luigi Pintor, a difesa della "primavera di Praga" e contro l’ invasione russa, avvenne che i redattori dell’ allora mensile "Il Manifesto" furono espulsi nel 1968 dal PCI.

      Del resto Dubcek, Svoboda, Pelikan ed anche il povero Jan Palach erano comunque comunisti , solo che giustamente volevano, come del resto altri comunisti dell’ epoca ( Tito, Mao, Enver Hocha e poi qualche anno dopo pure Berlinguer !) decidere come comunisti cecoslovacchi come "costruire il socialismo" nel loro paese e non farselo imporre da Breznev o Ponomariov.

      E non e’ che Tito, Mao, Enver Hocha e, con le dovute differenze anche Berlinguer ( vedi l’ atteggiamento contro il movimento del 1977) fossero per questo "angioletti".

      E gia’ nel 1956 in Ungheria , come racconta un testimone assolutamente insospettabile di "comunismo" come Indro Montanelli, la questione era soprattutto "tra comunisti".

      Del resto, dove sta scritto che non poteva esserci "lotta di classe" anche tra "proletari per forza" e una "borghesia di stato" come quella che dirigeva quegli stati ?

      E poi, diciamocelo francamente, la nazionalita’ dei carri armati che ti sparano addosso non e’ l’ elemento piu’ importante, in fondo a Piazza Tien Amen , a Citta’ del Messico nel 1968 o a Santiago del Cile nel 1973 i carri armati erano regolarmente cinesi, messicani, cileni e non "stranieri", ma non e’ che per questo la gente si facesse ammazzare piu’ volentieri.

      E poi, nel 1950, anche se i "carri" che sparavano erano contrassegnati col tricolore, non e’ che la massiccia presenza di militari americani e inglesi sul nostro territorio fosse del tutto ininfluente su certi avvenimenti.

      Dario.

    • No, scusa, prima hai scritto che i carri "occupavano", ora dici che "sparavano"... vabbè forse sono io che sono pignolo, ma un solo morto sotto il fuoco dei tank significa che i nostri carristi erano davvero scarsi! Il fatto è che ci sono paesi dove si sparava o si spara facilmente addosso alla gente e altri dove questo non dico che non capiti, dato che dietro un’arma c’è sempre un uomo, ma quantomeno se succede scoppia giustamente un bel casotto.
      L’Italia di cui parliamo peraltro è l’Italia di De Gasperi, che non era né un dittatore né tantomeno un sadico che mandava i carri armati a sparare addosso alla gente.
      Vero è che c’era una massiccia presenza di americani e inglesi sul nostro territorio. Regolare, eravamo un paese sconfitto e i casi potevano essere tre: o loro, o i russi, o peggio ancora i tedeschi.
      Non è che ho scelto io sotto chi stare, però se avessi potuto avrei scelto americani e inglesi.
      Che la questione ungherese e ceca fosse tra comunisti ne era convinto Montanelli e mi guardo bene dal dubitarne, il problema è che non ne era evidentemente convinto il Kremlino, del resto un regolamento di conti tra stelle rosse non è che fosse proprio una gran bella medaglia da appuntarsi al petto. Non lo è nemmeno oggi, del resto.