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Auguri a Imma Barbarossa e intervento VI Congresso

sabato 19 marzo 2005

Carissime,

Sono felice di comunicarvi, che la compagna Imma Barbarossa del forum delle donne del P.R.C., è entrata a far parte della segreteria nazionale del partito. A lei un augurio di buon lavoro (ne avrà bisogno!), a noi compagne del forum delle donne la soddisfazione e la felicità di avere in segreteria una compagna che ha saputo attraversare tutti i luoghi difficili dei conflitti, sia reali che simbolici, da pacifista, da comunista, da Donna in Nero, da migrante, da femminista, da "irregolare": una di noi!

Rosetta

Care amiche e care compagne,

Rosetta Scarparo col suo travolgente entusiasmo ha messo in rete la notizia della mia elezione nella segreteria nazionale di Rifondazione Comunista, e così ho ricevuto complimenti e felicitazioni che mi hanno molto gratificata.

Considero questa elezione il riconoscimento di un percorso - quello del Forum delle donne - di costruzione di soggettività femministe, di pratica politica, di analisi e ricerca soprattutto sulla nonviolenza e per la libertà femminile. Ma soprattutto mi considero “appartenente” al genere politico femminile, a quante ho incontrato nelle strade del mondo, che mi hanno dato forza, tenacia, pazienza. un affettuoso saluto e grazie, in particolare, a Lidia Menapace.

Un abbraccio a tutte,

Imma Barbarossa


VI Congresso Nazionale del Prc - Venezia 3-6 marzo 2005

Intervento di Imma Barbarossa

Il VI Congresso è per tutte/i noi una tappa di fondamentale importanza: l’accelerazione del quadro nazionale e internazionale, l’ampliarsi del disagio e del conflitto sociale ci impongono risposte alte, cioè di portare a livello politico le ragioni e le soluzioni del conflitto, agendo su tutti i piani della politica. È un compito ambizioso, non eludibile che tocca le ragioni stesse dell’esistenza del nostro partito e che comporta un confronto ampio e trasparente al nostro interno sulla linea politica e sulla concezione del partito.

La storia del Forum delle donne è interna alla storia del Prc, ma insieme esterna e fortemente asimmetrica, complessa e anche conflittuale, perché Rifondazione comunista è stato e continua ad essere un partito fortemente segnato dai limiti tradizionali della politica maschile, anche a livello simbolico come dimostra questo altissimo piedistallo. La nostra è stata una scelta di frontiera: pensare e agire in modo dialettico nel partito e nel movimento delle donne. Una scelta da sperimentare e verificare, che rappresenta una esperienza nuova e originale nella storia dei partiti della sinistra. Infatti tradizionalmente le donne si sono aggregate su uno specifico che segnava un percorso parallelo, quasi accessorio, un’appendice necessaria, ma pur sempre un’appendice, all’elaborazione e alla pratica delle organizzazioni.

La globalizzazione neoliberista, caratterizzata dal ritorno alla guerra, dalla militarizzazione dei territori, delle culture, delle menti, dal rinnovato e devastante saccheggio del pianeta trova, oggi, momenti di crisi che, tuttavia, di per sé, non portano a una alternativa al neoliberismo.

L’apparire e il formarsi di processi autoidentitari, in alcuni paesi e in alcuni popoli del mondo, non segnano un percorso autonomo e specifico verso la democrazia, quanto forme di conservazione e arretramento.

Nello stesso occidente “democratico” dove il mercato ha rotto frontiere in nome di una sua libertà, dove l’individualismo viene assunto e proclamato valore assoluto assistiamo a una pesante intromissione nella vita privata di ciascun individuo/a.

Venuta meno ogni forma di mediazione sociale, in nome di una società securitaria lo Stato direttamente detta leggi di comportamenti individuali e personali, assumendo una funzione etica. Si tratta, di fatto, dell’esercizio del controllo autoritario sul corpo sociale.

E più in specifico il corpo delle donne, qui in Occidente, è il terreno primario, materiale e simbolico, luogo pubblico su cui esercitare questo controllo, proprio perché le donne, con la loro stessa esistenza quotidiana, portano alla luce le contraddizioni essenziali tra le scelte del capitalismo globale e i bisogni fondamentali dell’umanità.

Il riproporsi, inoltre, di forme e di categorie di integralismo religioso non sono causa, quanto conseguenza, collante culturale e ideologico di scelte politiche autoritarie.

L’intreccio tra capitalismo e patriarcato si esprime, oggi, in forme inedite, e la contraddizione di genere, che informa le relazioni tra uomini e donne, offre chiavi di interpretazione fondamentali per capire i problemi della contemporaneità.

Ci siamo interrogate da tempo sul rapporto violenza-nonviolenza e sul nesso forza-potere ben prima che questa riflessione attraversasse il movimento e il nostro partito. Abbiamo allargato la riflessione ai nazionalismi e al nesso tra comunismo e potere, comunismo e libertà, mezzi e fini, riattraversando la tradizione comunista del Novecento in una originale esperienza, quella della scuola di politica (I e II campeggio ad Otranto) che è una esperienza a carattere nazionale, ma trova nelle compagne del Mezzogiorno la sua spinta più forte.

Qui nella scuola di politica abbiamo anche messo al centro della riflessione la libertà femminile e la critica al familismo.

Il neo-familismo diventa uno degli strumenti per rompere l’idea di uguaglianza dei soggetti di fronte alla legge, dell’universalismo dei diritti, perché esigibili solo in base alle risorse date.

Il pubblico e il privato competono in una logica mercantilistica e privatistica.

Come compagne pugliesi, abbiamo sostenuto, con un punto di vista di genere insieme a tante donne, la forte critica e opposizione del nostro gruppo regionale alla legge di Fitto sulla famiglia.

Ciascuna di noi è all’interno dell’“impresa” di questo congresso, con l’esperienza collettiva del Forum e con la propria esperienza individuale di lavoro nel Prc.

Ne riconosciamo le difficoltà, come riconosciamo le difficoltà e i limiti del percorso arduo e originale che abbiamo voluto intraprendere come Forum: l’intreccio e la necessità di agire la contraddizione di genere e la contraddizione di classe.

Abbiamo riscontrato, se pur con storia e modalità diversificate, le stesse difficoltà nell’incontro delle donne del partito della SE. Assumere la contraddizione di genere, infatti, comporta un rivoluzionamento di tutto l’ordine esistente, anche all’interno dei partiti della sinistra, nei metodi, nelle relazioni, nei contenuti. Abbiamo intenzione come Rete delle donne europee di promuovere un seminario su patriarcato e sinistra.

Nel nostro partito, anche nelle punte, chiamiamole così, più avanzate, il movimento delle donne e il femminismo sono assunti come fatto culturale. Ci si dimentica di come il movimento delle donne abbia trasformato strutturalmente la nostra società.

Per questo, pur avendo con convinzione sottoscritto la mozione 1°, abbiamo proposto un emendamento alla tesi 9 sulla nominazione del femminismo: un emendamento non esaustivo, ma volto a segnalare che il femminismo non è solo una cultura critica, ma un parametro di riposizionamento del genere umano oltre che del conflitto di classe.

Il conflitto di genere, se attivato consapevolmente e responsabilmente, modifica il modo di pensare e agire ogni cambiamento e ogni innovazione. Pensiamo che la politica ne abbia un bisogno sostanziale.

Attraverso questo percorso, qui succintamente delineato, le femministe del Forum hanno concorso, in maniera autonoma e originale, alla costruzione delle scelte teoriche e politiche del partito, guardando fuori, al movimento delle donne, assumendone forza, tenacia, pazienza.

Forza, tenacia, pazienza che hanno caratterizzato da sempre il conflitto di genere, la rivoluzione più lunga, quella che fa della nonviolenza la leva più forte per trasformare il mondo. una trasformazione che, se è vero - come ha sostenuto Fausto Bertinotti nella relazione - che oggi significa unificare i frammenti buttati alla deriva dal capitalismo che divide e impera, è anche vero che oggi non può prescindere da una vera e propria ricostruzione dell’umano.

In apertura di questo congresso hanno “parlato” i dissidenti dai loro governi, il refusenik, il pacifista americano, la donna italiana. Dei disobbedienti: mi ci ritrovo; la critica dell’appartenenza qui diventa rifiuto della complicità, critica pratica di patriottismi, nazionalismi, identità chiuse. Questo è a mio avviso un elemento di fondo di quello che abbiamo chiamato alternativa di società.