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Bertinotti sfida il centrosinistra: su pensioni e guerra la linea del Prc può vincere. Al governo no

giovedì 12 agosto 2004

ROMA - «Le primarie? Sì, ma non sui candidati. Meglio farle sul programma».

Fausto Bertinotti non si accontenta della proposta di Romano Prodi e rilancia. Ma così facendo sa bene di aprire una nuova offensiva nei confronti del centrosinistra. E di mettere in difficoltà i suoi alleati: «Perché sulle pensioni o sulla guerra non dovremmo essere noi a vincere? Alla fine sull’Iraq, in Parlamento, è passata la nostra linea».

Ma se da una parte c’è la sfida, dall’altra c’è l’accettazione delle regole del gioco: «È chiaro che dovremo accettare le decisioni prese dalla maggioranza che rappresenta le opposizioni». In altre parole: se dovessero vincere i favorevoli all’innalzamento dell’età pensionabile e alla linea dell’Onu sull’Iraq, Rifondazione comunista non farà problemi. Insomma, la partita è aperta. E il leader del Prc preme l’acceleratore perché si giochi subito: «È molto probabile che si voti già nel 2005».

Ma «ovviamente» gli accordi questa volta dovranno contemplare l’ingresso di Rifondazione nel governo, senza chiudere le porte chiuse anche a ministeri importanti («perché no l’Economia?»). Una cosa però è certa: «Io non farò mai il ministro». Promesso da Fausto Bertinotti.

Nei giorni scorsi ha detto che se si dovesse andare alle primarie si presenterebbe anche lei. Lo conferma?

«Sì, ma preferisco parlare di programma piuttosto che di nomi. Siamo alla fine di un’epoca in cui hanno dominato le politiche neoliberiste ed un impianto presidenzialistico. Bene: le primarie per scegliere il candidato sono figlie di quella fase storica. Oltretutto la leadership di Prodi è un fatto indiscusso».

E qual è il programma di Rifondazione comunista?

«La premessa è che nel mondo si è ormai esaurita la fase neoliberista. E che la globalizzazione ha rivelato la sua vera natura con la guerra e la crisi economica. Occorre rilanciare una politica di riforma, di programmazione».

Come si traduce a livello italiano?

«In alcuni punti che consideriamo essenziali come la ripartizione del reddito e la valorizzazione del lavoro. Non vuol dire solo aumento delle retribuzioni, ma permettere l’esercizio dei diritti universali della popolazione: beni ambientali, acqua, cibo, casa. Ci vogliono interventi pubblici. Prima però occorre fare una bonifica delle leggi più inquinanti approvate dalla Casa delle Libertà».

Quali?

«Penso alla legge Biagi sul lavoro, alla Bossi-Fini sull’immigrazione e alla Moratti sulla scuola. Poi alla procreazione assistita, anche se, dato che riguarda la persona, a decidere potrebbe essere il referendum».

Non parla dell’Iraq.

«Perché rientra nella fase costruttiva, non nella bonifica».

Da sempre il Prc considera il ritiro delle truppe un punto irrinunciabile.

«Sì, ma non si può ragionare in termini di paletti sulla linea dell’Onu come fa Enrico Letta. Perché allora, se si scende su questo piano, non posso non ricordare che in Parlamento tutte le opposizioni hanno votato per ritirare le truppe dall’Iraq. Compreso lo stesso Letta, anche se non era esattamente la sua linea».

Neanche quella di Romano Prodi.

«Certamente. Come si vede quel paletto è stato già abbattuto una volta. E
attenzione a non fare discorsi del tipo "prima si mettono d’accordo tutti i partiti del centrosinistra, poi si passa alla trattativa con Rifondazione"».

Esiste un metodo alternativo?

«Facciamo le primarie, ma sul programma».

In che modo?

«Come si fa in fabbrica di fronte ad un accordo sindacale. Si sottopone al voto una piattaforma che comprende i punti più importanti e, dopo un confronto democratico, vince la maggioranza. Sarebbe bello se si pronunciassero tutti gli elettori delle opposizioni. Se poi risulta troppo complicato si eleggano i delegati. Ma non solo dei partiti: anche quelli dei movimenti e dei governi locali».

E se dovesse prevalere una linea favorevole all’innalzamento dell’età pensionabile?

«Perché si deve dare per scontato che prevalga quella posizione? Per quanto ci riguarda noi potremmo proporre il contrario, cioè l’abbassamento del tetto attuale».

E sull’Iraq?

«Non si può dimenticare che c’è di mezzo il limite invalicabile della Costituzione, contraria alla guerra. Daremo battaglia, decisi a non concedere alcuna deroga al principio anche in presenza di un via libera delle Nazioni Unite. Ma se dovessero prevalere i favorevoli all’Onu come condizione sufficiente accetteremmo. Ovviamente solo se a pronunciarsi sarà davvero tutto il popolo delle opposizioni o chi lo rappresenta pienamente».

C’è una differenza sostanziale fra Kerry e Bush?

«Sono contrario ad appendersi al candidato meno peggio, anche perché sono entrambi per una visione del mondo unipolare. L’opposizione dovrebbe invece puntare sulla costruzione di un ruolo autonomo dell’Europa a favore della pace nel mondo».

Molti, nel centrosinistra, sono convinti che per le Politiche non si arriverà al 2006.

«Credo anch’io che si voterà nella prossima primavera. Per questo dobbiamo aprire presto il dibattito sul programma. Siamo già in ritardo».

Bertinotti farà parte del governo in caso di vittoria?

«Io no, non entrerò nella squadra. Ma il partito ci sarà».

Con ministri in poltrone strategiche tipo il Welfare?

«E perché no l’Economia?».

http://www.corriere.it/edicola/index.jsp?path=POLITICA&doc=BERTINOTTI