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Biblioteche a pagamento, è un’idea incivile

mercoledì 16 marzo 2005

Sta per essere recepita anche dall’Italia la direttiva dell’Ue

di Dario Fo

Come possiamo definire l’idea, legata ad una direttiva dell’Unione Europa, di far pagare i libri presi in prestito nelle biblioteca, con la scusa di remunerare gli autori? Si tratta certamente di un degrado totale della nostra cultura, soprattutto se consideriamo come sono nate le grandi biblioteche del tempo più antico e l’enorme importanza che hanno avuto. Nel nostro paese, ma si può ben dire in tutto l’Occidente, già abbiamo una popolazione distratta dalla tv, che va in biblioteca con grande timore, addirittura con panico. Pensare di realizzare dei guadagni per coprire determinate spese rivalendosi direttamente sul pubblico rappresenta lo stravolgimento dell’idea stessa di biblioteca pubblica, dove va chi non ha i mezzi per procurarsi i libri. Insomma è un vero atto di inciviltà.

Senza considerare che tutti gli autori con i quali ho parlato, dai più noti ai meno conosciuti, e ai quali dovrebbero andare i proventi di questo balzello, si sono indignati per questa scappatoia. Il fatto di aver cercato di addossare la responsabilità a loro, perché anche gli scrittori vogliono la loro parte di profitto in più, è una menzogna, grande come una casa. E’ un classico quello di cercare di spostare le responsabilità su altri, senza neanche avere il coraggio di prendersi le proprie. Io ho già firmato un documento in cui giudicavo indegna questa cosa, un esempio di inciviltà assoluta.

Voglio ricordare a questo proposito una scritta che appariva in una casa del popolo, prima della Prima guerra mondiale, nei dintorni di Genova. Su questa targa c’era scritto: «Se un povero ti chiede l’elemosina e tu hai cinque monete le prime tre monete dagliele per mangiare ma le altre due dagliele perché si compri un libro.» E la prima cosa che fecero gli operai fu quella di mettere in piedi le biblioteche. Abbiamo fatto anche uno spettacolo su una di queste biblioteche fondate dalla classe operaia. Ora invece vogliono cancellare tutto questo. Dobbiamo fermare questo ennesimo atto di barbarie!

http://www.liberazione.it/giornale/050315/LB12D6E2.asp