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C’è la crisi? Sì, è una crisi di civiltà

Publie le lunedì 18 aprile 2005 par Open-Publishing

Dazibao Lavoro - Disoccupazione Discriminazione I "senza" - immigrati

di Piero Sansonetti

Tutti ti chiedono: c’è la crisi? Come si esce dalla crisi? Faremo le elezioni anticipate o Berlusconi resterà lì incollato alla poltrona, salverà il potere almeno per un anno?

Se vai in Francia invece ti parlano del referendum sulla Costituzione europea, ci sarà in maggio, i sondaggi dicono che la Costituzione potrebbe essere bocciata e allora sarebbe, forse, la fine di Chirac. In Francia ti chiedono: c’è la crisi? Si salverà Chirac?

In politica ci sono delle cose certe e delle cose assolutamente opinabili. E’ opinabile e incerto tutto quello che riguarda il potere e le manovre, le tattiche, i giochi per conquistarlo e non lasciarselo scappare. Questo è un campo dove ciascuno è autorizzato a fare le sue congetture, e ci sono dei politologi che studiano anni all’università per imparare a fare queste congetture, ma nessuna è esatta e nessuna ha conseguenze concrete. Però producono "opinione", tv, giornali.

Poi invece, in politica, ci sono delle cose certe. Sono certe le leggi, sono certi i diritti e i doveri, sono certe le azioni dell’esecutivo, sono certe le cose che succedono alla gente, sono certi i movimenti del denaro, le economie.

Ieri in Francia è successo che 20 persone, quasi tutti migranti, sono rimaste intrappolate in un albergo del centro, un albergo per poveri, che ha preso fuoco e non aveva uscite di sicurezza né misure antincendio. Sono morte. 10 di questi morti erano bambini.

Ieri nel mar Mediterraneo è successo che è affondata una barca di profughi, di migranti, che fuggivano dai loro paesi col miraggio di arrivare in Italia. Ci sono stati 24 morti. Ne ha dato notizia l’Ansa, poche righe, due o tre lanci brevissimi. Cercate bene nelle pagine interne dei giornali di oggi, forse troverete qualcosa. Questi profughi sono andati a fondo al largo della Libia. Se fossero riusciti ad arrivare in Sicilia sarebbero poi stati presi dalle nostre autorità, rifocillati e rispediti in Libia.

In Italia, dicevano ieri alcuni giornali, c’è molta attenzione in questi giorni sul problema dei migranti, perché si attende che il governo vari il decreto dei flussi. Cosa vuol dire? Che il governo stabilirà di quanti africani, o filippini, o peruviani, o georgiani hanno bisogno le nostre industrie e le famiglie italiane in cerca di cameriere, e quindi stabilirà quanti stranieri potranno entrare legalmente sul nostro territorio. Cos’è un migrante per noi? E’ carne, braccia da lavoro, si regola con un decreto-flussi. Ci serve quel migrante? Può essere utile? Farà lavori umili che a noi non piacciono e accetterà salari modesti? Bene, entri. Badate che tutti trovano normalissimo questo ragionamento. Dicono: "questa è casa nostra, è Italia, entrino se invitati, lavorino per noi, rispettino le nostre leggi". Giusto così. Noi non ci rendiamo nemmeno conto del fatto che abbiamo ormai introdotto il principio secondo il quale la popolazione che vive nel nostro paese è divisa in due categorie: quelli coi diritti e quelli coi doveri. Gli immigrati non hanno diritti, sono diversi da noi, e noi consideriamo naturale che sia così, e anzi, spesso, denunciamo il rischio che questo stato di cose finisca, travolto dalle ondate migratorie, e allora cerchiamo di mettere a punto le politiche più efficaci per evitare questo rischio. Del resto anche i razzisti bianchi americani consideravano naturale la schiavitù, e nel 1861 si ribellarono a Lincoln che voleva abolirla e dichiararono la guerra di secessione.

Torniamo alla domanda di partenza: c’è la crisi? Si’ c’è la crisi: è una drammatica crisi di civiltà, e riguarda l’Italia e tutto l’Occidente. In Italia è più grave, per via degli ultimi quattro anni di governo reazionario, ma la crisi va oltre i nostri confini e sta devastando l’opinione pubblica, il senso comune, le leggi e il sistema dell’informazione di tutto l’occidente. Sta diventando sempre più saldo il principio che esiste una divisione naturale tra occidente e plebi del sud, e che in nessun modo si possono mettere sullo stesso piano queste due categorie di umanità.

Se capiamo che la crisi da affrontare - con la politica, con la battaglia ideale, con l’azione concreta, con le leggi - è questa crescente crisi di civiltà, che sta portando l’occidente sull’orlo del baratro, se capiamo questo poi sarà molto più facile anche affrontare quell’altra crisi, quella che chiamiamo la crisi di governo. Follini, Fini, Berlusconi, Buttiglione, Calderoli, Pisanu...

http://www.liberazione.it/giornale/050416/LB12D6E3.asp