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COME PRIMA

sabato 7 maggio 2005

di Enrico Campofreda

Cosa accade a chi diventa disabile o meno abile in una società dove tutti devono restare perennemente giovani, sani, essere tendenzialmente belli e anche furbetti? Andrea lo prova sulla pelle. E Andrea è giovane, ha diciassette anni eppure un tragico giorno una caduta dal motorino lo sbatte su una sedia a rotelle. Vivrà il suo futuro da tetraplegico e nulla sarà più come prima.
Questa condizione gli esalta un altro dramma già presente nella sua esistenza: la lontananza, l’estraneità totale da una famiglia disgregata nei sentimenti prima che nella forma. I suoi genitori sono separati, ma devono essere stati sempre assenti nella vita di Andrea e del fratello Matteo se i due figli li rifiutano con decisione. La madre vive con loro ed è presa esclusivamente dal lavoro, il padre Sergio, che abita altrove, è ricomparso solo dopo l’incidente del ragazzo. Cerca di confortarlo, procurargli visite da specialisti di fama internazionale, portargli doni ma fra i due la noncuranza, la disattenzione paterna e il tempo trascorso hanno scavato un fossato difficilmente colmabile. Andrea lo rinfaccia a brutto muso a Sergio che china il capo e subisce. Ammette di provare pur in ritardo a sanare quella mancanza.

L’unico che si prende cura quotidiana del tetraplegico è il fratello Matteo, lo lava, lo veste, lo conduce in giro con la carrozzella. La stessa ragazza di Andrea, Sara, gli sta vicino per dovere e durante una scampagnata s’intrattiene con un altro coetaneo. Andrea la scopre e, mentre il suo amico meccanico Alessio pesta il pretendente quasi fosse stato colpito il suo onore, Andrea afferma deciso di non voler saper più nulla di Sara e respingerà i tentativi di riavvicinamento della ragazza.
Il giovane pensa che l’handicap acquisito ne aumenti l’isolamento per qualsiasi cosa: dalle ragazze all’hobby dei motori. Chiede ad Alessio di modificare un cart per poter correre, è il modo per riacquistare fiducia in sé e non emarginarsi più di quanto il destino non abbia già fatto. Ma la vita del disabile è una continua salita per rincorrere il normodotato, un po’ come accade al ciclista inseguitore, osannato dai commenti televisivi al Tour de France che s’odono in casa.

Eppure fra la rabbia, le delusioni, lo sconforto, la paura di lasciarsi andare e non farcela Andrea constata che l’unica via da percorrere è quella di adattarsi alla nuova situazione e tornare, seppure in modo diverso, a vivere. Per quanto le condizioni saranno differenti dovrà rilanciarsi e saranno la volontà e gli interessi a sostenerlo. Naturalmente varranno l’aiuto e l’affetto di chi gli sta attorno ma le risorse interiori dovranno essere le sue. Rappresenteranno il proprio personalissimo riscatto nel momento in cui potrà essere valutato per la forza del suo spirito piuttosto che per quella delle gambe.
Anche su una sedia a rotelle un uomo ha davanti una vita, dovrà conquistarla e acquisire la determinazione interiore per stabilire gli obiettivi da inseguire e raggiungere nella nuova realtà che rimuove e sotterra il ‘come prima’.

A quel punto né al tetraplegico né a chi è colpito da qualsiasi sciagura interesserà confrontarsi col proprio passato se non come punto di partenza per un percorso che stabilisce tragitti nuovi trasformando l’individuo. Dopo aver elaborato il dolore per la sua disgrazia e la sua differente condizione Andrea si accetterà, non dirà più “Mi faccio schifo”, non sarà più pessimista sul futuro. Anche chi lo circonda - amici e non - impareranno ad ascoltarne il cuore e la mente e a valutarlo per questo, come dovrebbe sempre accadere se l’edonismo, il razzismo, la paura e la sopraffazione del diverso non avessero preso il sopravvento.
Ma ci sono ampi margini per un’inversione di tendenza, come pensano gli autori di questa storia cui va riconosciuto il coraggio di parlare di temi scomodi ai quali la società concede tutt’al più granuli di pietismo e rassegnazione. Invece, oltre a rivendicare i diritti d’una vita praticabile, che per i tetraplegici significa soprattutto l’abbattimento ovunque delle barriere architettoniche, qui s’afferma l’orgoglio del proprio coraggio. Che porta fuori dal tunnel della depressione e della reclusione coatta fra le mura domestiche, non più limitati nell’esistenza quotidiana ma soggetti vivi e creativi. E perché no? Felici.

Apprezzabile la fotografia sia nelle tonalità cromatiche e luminose della pellicola, sia nel taglio prospettico che, nei vari piani degli interni presentati, ricordano chiaroscuri pittorici della scuola fiamminga.

Regia: Mirko Locatelli
Soggetto e sceneggiatura: Mirko Locatelli, Giuditta Tarantelli, Luciano Sartirana
Direttore della fotografia: Mladen Matula
Montaggio: Renato Meroni
Interpreti principali: Fabio Matteo Chiodini, Mattia De Gasperis, Antonio Pisu, Giuseppe Cederna, Adele Castiglioni, Matteo Sacco, Lorenzo Pedrotti, Agata Fabiano, Andrea Belletti
Musica originale: Alberto Capelli
Produzione: Cinemaindipendente, Officina Film
Origine: Ita, 2004
Durata: 60’
Info Internet: www.cinemaindipendente.it