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Castelli di menzogne : Gli impostori dell’amministrazione Bush trascineranno il mondo nell’abisso se li lasciamo fare

martedì 14 febbraio 2006

di Daniel Patrick Welch Tr. di Cinzia Sangiovanni

Sam Alito è soltanto l’ultimo impostore entrato in scena per servire il piano di dominazione totalitaria di Bush. Tuttavia, le udienze del processo farsa sulla possibilità di permettere a questo ideologo proto-fascista di plasmare lo sviluppo sociale e politico degli Stati Uniti per un’intera generazione forniscono qualche perla per comprendere come effettivamente lavorano i bugiardi patologici di questa corrotta cricca di politicanti.

La prima cosa che sbalordisce è che il processo abbia veramente luogo. Ma non dovrebbe essere data la precedenza ai processi d’accusa e all’arresto della cosca di imprenditori al potere che ci ha trascinato in guerra a furia di menzogne? Andare avanti come se niente fosse è, al solito, l’arma più potente nell’arsenale della cabala criminale che si è impossessata degli Stati Uniti.

Se governa con apparente credibilità, sta dietro a un podio con sopra lo stemma governativo, porta giacca e cravatta e parla con voce autorevole, allora è “tutto OK”. Chiedete a qualunque tagliaborse o terrorista di successo qual è il segreto del mestiere: vi risponderà che è cercare di mimetizzarsi. Viaggiando in Europa, negli anni ottanta, qualche volta i miei amici ed io venivamo bloccati alla frontiera, perché rientravamo nel cliché dei “soliti sospetti”: tipi trasandati, auto scassata, capelli lunghi ecc. Un mio amico tedesco se ne uscì scherzosamente: “Quelli con le bombe nel portabagagli portano di sicuro giacca e cravatta e guidano una Mercedes”.

Nessuna copertura funziona per sempre e, anche se parecchi di noi ci avevano avvertito che i lustrini non sarebbero stati mai troppo convincenti, la vernice sembra scrostarsi sempre di più dalle facce dei fantocci parlanti destroidi che costituiscono l’amministrazione Bush. Naturalmente, la sola presenza di Alito è la prova che la maschera sta scivolando via. Quando Bush II cercò di nominare giudice il proprio avvocato, gli integralisti cristiani a cui deve la propria elezione s’imbestialirono e risposero a una voce: “Ma piantala, pezzo d’asino, e ricordati piuttosto chi è stato a metterti in carica”. Il finto cowboy spaccone (è il cowboy ad essere finto, non lo spaccone) si piegò ubbidiente, e Harriet Myers fece posto al “Manchurian candidate” Sam Alito.

Ed eccolo lì assiso, con i riflettori che dissolvono l’immagine machiavellica minuziosamente composta del giudice integerrimo. La prima linea della difesa è sempre una bugia manifesta, naturalmente, e i democratici, a dispetto della loro scarsa credibilità, esplodono in un meritatissimo coro: "Bugiardo! Bugiardo!" Perché Alito andava così fiero della sua appartenenza all’associazione razzista “Concerned Alumni of Princeton”, i cui obiettivi originali erano di tenere gli afroamericani e le donne fuori degli atenei della Ivy League (associazione delle otto università statunitensi più prestigiose, ndt)? Non “ricorda bene”. Che faccia tosta! Perché si è dimostrato d’accordo con un caso in cui una famiglia di fattori è stata sfrattata con armi da fuoco? Perché questa famiglia avrebbe potuto essere armata. E che ne dice della sua affermazione largamente documentata secondo cui non c’è protezione costituzionale per l’aborto? Acqua passata. E la sua adulazione incondizionata per Robert Bork, che definisce il candidato alla Corte Suprema più qualificato del secolo? Fuori contesto.

Malgrado la propria impotenza, la minoranza democratica è riuscita a dirottare la conversazione sui veri pericoli che il ribaltamento della Corte potrebbe affrettare: il colpo di grazia alla libertà riproduttiva e una “super-presidenza” basata su un potere esecutivo incontrollato. Non è tutta farina del suo sacco, si sa. Chi non è stato svegliato dallo scandalo delle intercettazioni della National Security Agency dev’essere in coma, e quelli che si nascondono dietro alla “difesa del caso Roe contro Wade” quale baluardo della salvaguardia dei diritti della donna sono indietro di qualche anno. Il caso Casey non costituisce un precedente storico che pone la deliberazione del 1972 sul caso Roe sul piedistallo dell’intangibilità: al contrario, è l’apertura creatasi che ha invitato gli Stati a imporre restrizioni all’aborto, cosicché, al presente, l’87% degli stati degli Usa non dispone di operatori sanitari in grado di effettuare interruzioni di gravidanza. Alito è soltanto la ciliegina sulla torta; la battaglia vera è tutt’altro che finita e la destra ha vinto. Chi ne dubitasse dovrebbe guardarsi l’allarmante documentario di Frontline “The Last Abortion Clinic” (l’ultima clinica abortista).

I democratici, dal canto loro, in questo gioco delle parti, stanno lentamente ma progressivamente scavandosi la propria fossa. Poiché i partiti evitano ampliamente ogni attività al di fuori dell’arena elettorale (scioperi, manifestazioni di massa, mobilizzazioni), per loro c’è poco da fare “tra un ciclo e l’altro”, a parte calarsi nel proprio ruolo. Certo, le peculiarità del Senato permettono loro di fare ostruzionismo, ma la complicità nella guerra e l’assuefazione alle norme di buona creanza impedirà loro sicuramente di farne. La loro condizione può essere sintetizzata in una frase: “niente ostruzionismo, niente futuro”.

Rispedire semplicemente Alito a casa in lacrime (notizia che Fox News sta correntemente diffondendo) non è abbastanza. A questo proposito, caro Sam, io preferisco risparmiare le mie per le vittime vere, a cominciare dai bambini mutilati e assassinati in tutto il mondo, in balìa dell’autorità illimitata dei presidenti degli Stati Uniti, passati e presenti. Dietro la maschera, la mostruosità dei programmi di questi invasati emerge dalle loro stesse parole, in momenti di lucidità, e da quelle dei loro eroi. Robert Bork, giustamente respinto in quanto radicalista esaltato, esprimendo il suo dissenso in un caso importante sulla legalità della contraccezione, una volta disse che la costituzione non contempla un diritto esplicito o implicito alla riproduzione. Perbacco. Una frase che va a braccetto con la teocrazia che i sostenitori di Bush vorrebbero instaurare, ma che è decisamente lontana dal pensiero della maggioranza.

Ecco perché la verità va nascosta dalla menzogna e dall’ipocrisia così profondamente e contortamente da farci scoppiare il cervello. Il paese che ha annegato il Sud-Est asiatico in un bagno di diossina ha il fegato di parlare di armi chimiche. Il crimine più tremendo che Saddam ha compiuto è stato, ricordatevi, l’aver “asfissiato col gas la propria gente”, mentre generazioni di bambini vietnamiti deformi a causa del diserbante Agent Orange non hanno meritato altrettanta compassione. Armi nucleari “utilizzabili” ci aiuteranno in qualche modo a prevenire la proliferazione atomica, anche se altri paesi spaventati a morte si stanno dando da fare per procurarsene anche loro, onde evitare di diventare la prossima vittima degli Stati Uniti. Nel frattempo, la guerra nucleare è già in atto: il Golfo Persico è stato riempito di munizioni di uranio impoverito non una volta, ma due, con l’entusiasmo proprio delle élite i cui figli non vengono spediti in guerra. Più della metà dei soldati della prima Guerra del Golfo presentano una forma di invalidità e l’avvento della crisi dovuta all’uranio impoverito inghiottirà la società statunitense come ha già fatto con l’Iraq. La pratica diffusa della tortura ci terrà al sicuro e domerà in qualche modo la rabbia di chi si oppone alle nostre politiche. Spiare i gruppi pacifisti non violenti preserverà le nostre libertà civili. Quaccheri? Ma fatemi il piacere! Pensavo che quasi tutti ormai sapessero che Nixon era l’unico quacchero pericoloso. Non c’è da sorprendersi che una recente parodia su Internet affermava che gli eredi di George Orwell avevano fatto causa all’amministrazione Bush per furto di idee.

Le menzogne, però, non possono certo nuocere senza la complicità di un’audience. I democratici di questo neoregime di Vichy aiutano se stessi o il paese spalleggiando la pretesa che questa banda di delinquenti al potere sia la norma. Il timido dibattito sugli orrori della guerra in Iraq non sembrerà autentico al resto del mondo finché non includerà un tribunale di guerra, risarcimenti a favore del paese invaso e una ricostruzione del processo che diede vita all’isterismo della guerra. Invece il grido di battaglia verso Iran sta già salendo (vi suona familiare?) senza aver ottenuto la risposta viscerale che ci si aspetterebbe da una questione così dissennata, una dalla quale gli Stati Uniti e il mondo non si riprenderanno. La stampa, dal canto suo, che ama alzare gli indici d’ascolto, continuerà di certo l’interpretazione orwelliana. Così papa Giovanni Paolo II viene ricordato come riformatore e progressista, lo scandalo Abramoff sulle tangenti ai partiti diviene una faccenda bipartitica e Arien Sharon viene ribattezzato “uomo della pace”. Nel frattempo, la marcia verso l’abisso è tutt’altro che un’esagerazione, e sta avanzando a vele spiegate. Bush sarà forse un fantoccio ignorante, ma i “signori delle tenebre” da cui è attorniato non sono né stupidi né benevoli. Controllando un esercito tracotante, dispongono di tutto il potere necessario per affrettare il mondo verso la guerra nucleare e il disastro ecologico. La resistenza inizia col denunciare le loro menzogne. Altrimenti rischiamo di farci travolgere.

© 2006 Daniel Patrick Welch.
Ristampa autorizzata con indicazione della fonte e del link http://danielpwelch.com

Scrittore, cantante, linguista e attivista, Daniel Patrick Welch vive e scrive nella città di Salem in Massachusetts (USA) con la moglie Julia Nambalirwa- Lugudde. Insieme gestiscono la Greenhouse School (http://www.greenhouseschool.org). La traduzione degli articoli è disponibile in 20 lingue. Aggiungete un collegamento al sito danielpwelch.com sulla vostra pagina!