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Ciao Angelo pacifista integrale. Oggi alle 16 i funerali a Monterotondo

martedì 15 agosto 2006

di Franco Giordano

Non è possibile lenire il dolore di una vita strappata con tanta violenza. Non è possibile per i suoi cari, i suoi amici, i suoi compagni. Non è possibile per noi tutti che sentiamo la perdita individualmente e collettivamente. Angelo ha cercato con i suoi gesti quotidiani di prosciugare proprio i serbatoi di quella violenza e di quell’odio che ci stanno portando dentro il precipizio dello scontro di civiltà. Era a Gerusalemme insieme ad altre ragazze e ragazzi mosso da una solidarietà attiva con chi soffre, con chi subisce, i bambini, i traumi materiali e psicologici di una guerra vissuta anche interiormente.

Manifestava così il suo pacifismo integrale. Non rivendicava certezze, non affermava granitiche verità, ma verificava la sua identità quotidianamente nell’azione sociale. Come tutti i ragazzi e le ragazze del movimento che da Genova in poi hanno affollato le strade e i vicoli della trasformazione per conquistare l’altro mondo possibile, sentiva il suo impegno naturale e ugualmente importante a Monterotondo come a Gerusalemme.

Cittadino del mondo che si sente parte di un movimento globale che non ha confini né frontiere. E, in quel “mondo grande e terribile” Angelo sente come tanti suoi coetanei che la morsa della guerra e del terrorismo stanno desertificando ogni forma di partecipazione, scavando fossati incolmabili, distruggendo relazioni e alimentando angosce e paure.

Non si rassegna Angelo, non può rassegnarsi questa generazione, alla
disperante passività che ci consegna questo “fatale binomio” come lui stesso chiama la perversa relazione tra guerra e terrorismo.

Cerca con entusiasmo e generosità i segni e i vocaboli di una grammatica di pace.

Corre in una terra martoriata, assiste i più deboli, si impegna politicamente. E’ convinto culturalmente della forza pervasiva della non violenza e la pratica.
Non ho conosciuto Angelo, ma lo riconosco. Lo riconosco nei tanti volti che compongono l’arcipelago pacifista, lo riconosco nelle tante iniziative promosse dai nostri giovani comunisti.

Riconosco la sua passione e la sua voglia di cambiare il mondo. Angelo
è andato a Gerusalemme perché sa che quel conflitto, quella tragedia, parlano di noi, della nostra identità.

Sente che quel rancore tra i popoli parla di un Mediterraneo che sta perdendo la sua antica memoria e la sua storia. Memoria e storie di conflitti non distruttivi, dove gli opposti invece di elidersi, coesistevano.

Il Mediterraneo che ha intrecciato la distesa del mare e lo spazio della terra senza che nessuno dei due elementi ha finito con il prevalere, rischia di perdere definitivamente il suo equilibrio e la sua armonia:
la guerra nella regione mediorientale, la negazione della terra alla Palestina, il dolore immenso dei migranti che affrontano il mare da una sponda all’altra sospinti dal bisogno e l’Occidente che si rinserra sempre più nel suo fortilizio opulento.

E’ un mondo che in forme disumane ed irrazionali prende il sopravvento inseguendo logiche di mercato e di profitto. Le ragazze e i ragazzi come Angelo provano a ritessere i fili di un nuovo telaio laddove questi fili vengono lacerati.
Seguono percorsi di liberazione e di pace, di giustizia sociale. Solidarietà a fronte di tanti esasperati egoismi e individualismi. Socialità
a fronte di tante solitudini e sofferenze. Questo è anche il lavoro quotidiano di tutti noi.

Oggi siamo molto tristi. Il dolore ci rende muti. Ma non smetteremo mai di portare il drappo dell’arcobaleno in giro per il mondo.

Ciao Angelo, riposa in pace.

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