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Cosa è successo a Federico Aldrovandi ?!

mercoledì 11 gennaio 2006

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Scrivo la storia di quel che è successo a Federico, mio figlio.

Non scriverò tutto di lui, non si può raccontare una vita, anche se di soli 18 anni appena compiuti.

È morto il 25 settembre, il giorno di natale sono stati tre mesi...

Ho sempre pensato che sopravvivere ad un figlio fosse un dolore insostenibile. Ora mi rendo conto che in realtà non si sopravvive. Non lo dico in senso figurato. È proprio così. Una parte di me non ha più respiro. Non ha più luce, futuro...

Perché il respiro, la luce e il futuro sono stati tolti a lui.
Sabato 24 settembre è stato un giorno sereno, allegro...

Dopo la scuola il pranzo insieme, chiacchiere, risate. Era ancora estate, faceva caldo. Ha portato a spasso il suo amico cane. Non lo faceva spesso, ma quel giorno è andato con la musica in cuffia. Tutto in quel giorno aveva un’aura speciale.

Pensandoci ora è come se avesse voluto salutare tutti noi. Ha avuto sorrisi per tutti... la gioia era lui.

Ha incontrato la compagnia, ha fatto il suo lavoretto di consegna pizza.

Il programma della sera prevedeva un concerto a Bologna.
Prima di partire è passato da casa per cambiarsi le scarpe, rotte giocando a pallone...

È stata l’ultima volta che l’ho visto vivo.

Ha salutato tutti, compreso il fratello che dormiva già, chiedendomi perché Stefano non avesse risposto al suo saluto.

Anche una sua amica mi ha confermato che quella sera era sereno, che l’ha salutata sorridente con la solita pacca sulla spalla e l’appuntamento al giorno dopo...

Non è mai esistito il giorno dopo.

Al Link il concerto era stato annullato. Quindi la serata è trascorsa lì dentro.

L’hanno detto i compagni che erano con lui, non posso definirli amici, e le analisi lo hanno confermato. Uno dei ragazzi gli ha venduto una sostanza, una pasticca o simili.

Lo definiscono lo sballo del sabato sera. È sbagliato si. Ma non si muore di questo...

Federico lo sapeva bene. Era stato partecipe di un progetto scolastico di ricerca e informazione promosso dalla provincia. So che la sua era una conoscenza approfondita con ricerche sui siti delle asl, conosceva le sostanze e gli effetti. Ed era a suo modo un igienista. Aveva grande cura del suo corpo, di quel che mangiava. Era uno sportivo. Una ragazzo splendido pieno di salute.

E di progetti: pensava alla musica, al suo futuro, lo studio serviva a costruire il futuro.

Nell’immediato c’erano le cose semplici: la patente dopo pochi giorni, il karate, un band musicale da organizzare con gli amici, e la vita di tutti i giorni cercando di stare bene...

Trascorsa la serata il gruppo era rientrato a Ferrara, tornati al punto di incontro dove i più avevano lasciato le macchine o i motorini.

Federico era a piedi. Era partito da casa in macchina con Michy, che poi non era andato a Bologna.

Erano ormai le cinque del mattino. I ragazzi hanno raccontato che gli hanno offerto un passaggio ma Federico non aveva voglia di rientrare subito. Sarebbe tornato a piedi. Era vicino a casa...

Dal suo cellulare si vede che ha chiamato diversi altri amici.

Specialmente i suoi migliori amici, un paio di volte ciascuno.

Forse per chiedergli se erano ancora fuori... sembra che nessuno gli abbia risposto. I ragazzi che conosco mi hanno detto che avevano già spento il cellulare per dormire.

E poi non so cosa sia successo esattamente. A quell’ora mi sono svegliata, forse non del tutto, chiedendomi se Federico fosse rientrato. Avevo una stanchezza invincibile non riuscivo a muovermi. Poi ho sentito un rumore nella sua stanza ed ero sicura che fosse lì...

Mi sono risvegliata che erano quasi le otto.

Ho cominciato a chiamarlo e ad inviare messaggi. Nulla...

Non era possibile che non rispondesse. Se tardava mi avvisava sempre. Diceva che lo stressavo ma non voleva farmi stare in pensiero. Mi aggrappavo all’idea che avesse solo perso il cellulare...

Poi l’ha chiamato anche suo padre. Sul cellulare di Federico il padre è memorizzato col solo nome, Lino.

Una voce ha risposto.

Ha imperiosamente chiesto chi fosse al telefono, ed ha chiesto di descrivere Federico.

Poi si è qualificato come agente di polizia, ed alle nostre domande ha risposto che avevano trovato il cellulare su una panchina dalle parti dell’ippodromo e che stavano facendo accertamenti. Ed ha riattaccato.

Immediatamente ho cercato in Questura, e ho cercato anche ripetutamente un amico che ci lavora.

Nulla.

Il centralinista rispondeva: c’è il cambio di turno... non sono informato..., appena avremo notizie chiameremo noi...

Niente per altre tre ore!!!! Passate nell’angoscia e nelle telefonate frenetiche agli ospedali, ai suoi amici e di nuovo ripetutamente alla questura.

Nel frattempo Stefano è accorso in bicicletta alla ricerca del fratello. Ringrazio il cielo che non sia andato nel posto giusto.
La polizia è venuta ad avvisarci solo verso le 11. dopo che lo avevano portato via.

Il suo corpo è rimasto sulla strada dalle 6 alle 11.

E non mi hanno chiamata. Era mio figlio. Nessuno ha il diritto di tenere una mamma lontana da suo figlio!

E mi hanno detto che lo hanno fatto per me... perché era meglio che non vedessi.

In quel momento gli ho creduto.

La polizia ha detto che un’abitante della zona aveva chiamato perché sentiva delle urla.

Dicevano anche che si era ferito sbattendo da solo la testa contro i muri.

Questo si è rivelato falso. Smentito dalle verifiche. Federico era sfigurato dalle percosse.

Molto tempo dopo ho riavuto i suoi abiti. Portava maglietta, una felpa col cappuccio e il giubbotto jens. Sono completamente imbevuti di sangue.

Hanno detto che non voleva farsi prendere. Che ha lottato ed è salito anche in piedi sulla macchina della polizia. I medici hanno riferito che aveva lo scroto schiacciato, una ferita lacero-contusa alla testa e numerosi segni di percosse in tutto il corpo. Ho potuto vedere solo quella sul viso, dalla tempia sinistra all’occhio e giù fino allo zigomo, e i segni neri delle manette ai polsi. L’ho visto nella bara. Il suo corpo non sembrava più allineato e simmetrico. Il mio bambino era perfetto, e stupendo. L’hanno distrutto...

E la polizia mi raccontava che era drogato. Che si era fatto male da solo. Che tutto questo era successo perché era un povero tossico e noi sfortunati...

Lo vogliono uccidere due volte. Le analisi hanno confermato che quel che aveva preso era irrilevante. Non certo causa di morte né di comportamenti aggressivi. Semmai il contrario.

Quel che penso è che Federico fosse terrorizzato in quel momento. Gli stava crollando il mondo addosso. La vergogna di essere fermato dalla polizia, la patente allontanata perché aveva preso una pasticca. E aveva dimenticato la carta di identità.

Quella mattina nel vicinato dicevano che era morto un albanese. Nessuno si preoccupava più di tanto...

Ha certo cercato di scappare. Di non farsi prendere. Visto com’era ridotto si capisce come lo abbiano fermato. Quando lo hanno immobilizzato, ammanettato a pancia in giù non ha più avuto la forza di respirare.

Chissà quando se ne sono accorti?

L’ambulanza è stata chiamata quando ormai non c’era più niente da fare. E nemmeno allora lo hanno portato all’ospedale per provare un intervento estremo. Lo hanno lasciato lì sulla strada. Cinque ore. Poi lo hanno portato all’obitorio. E solo allora sono venuti ad avvisarci.

Perché?

Se fosse vero che dava in escandescenze da solo perché non è stata chiamata subito l’ambulanza?

Perché atterrarlo in modo tanto violento e cruento? Era solo. Non c’era nessuno. Era disarmato. Non era una minaccia per nessuno.
Perché aspettare tanto prima di avvisare la famiglia? Chiaro. Per non farcelo vedere...

Se lo avessimo visto così cosa sarebbe successo? Che risonanza avrebbe avuto?

Sul giornale del giorno dopo un articolo che dichiarava che era morto per un malore... tratto dal mattinale della questura.

Il giorno dopo sull’altra testata cittadina “Federico sfigurato”. Immediate controdeduzioni del Capo Procura: “non è morto per le percosse”... questa è stata la prima ammissione di quanto successo.

Ad oggi ancora non sono stati depositati ufficialmente gli esiti degli esami medici. Sono emersi solo alcuni dettagli che ho citato prima.

Quel che non mi da pace è il pensiero del terrore e del dolore che ha vissuto Federico nei suoi ultimi minuti di vita. Non ha mai fatto male a nessuno. Credeva nell’amicizia che dava a piene mani. Era un semplice ragazzo come tanti. Come tutti i ragazzi di quell’età si credeva grande ma dentro non lo era ancora. Aveva tutte le possibilità di una vita davanti, e una gran voglia di viverla...

http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it

Messaggi

  • Intervista alla madre di Federico.

    Sta lentamente venendo alla luce anche sui mezzi di informazione la vicenda di Federico, un giovane di Ferrara che il 25 settembre scorso è stato trovato morto dalla polizia in un parco, probabilmente ucciso dalle percosse degli stessi agenti. La madre pochi giorni fa, dopo il silenzio generale, ha deciso di aprire un blog su internet per raccontare la vicenda. Insieme al giornalista di Liberazione Checchino Antonini, la ricostruzione della vicenda e l’intervista alla madre. Poi la lettura della lettera della madre al suo blog.

    Domani su Liberazione altri dettagli sulla vicenda.

    INTERVISTA ALLA MADRE:

    http://www.radiondadurto.org/agenzia/patrizia-moretti-mamma-federico-aldrovandi.mp3

    • SU INDYMEDIA TUTTI I LINK sul caso Aldrovandi

      Morto a 18 anni nelle mani della polizia
      La notte del 24 settembre a Ferrara un ragazzo di 18 anni, Federico Aldrovandi, muore nelle mani della polizia. Lo lasciano per 5 ore sull’asfalto, nascondendo inizialmente la verità alla madre che lo cerca. La versione degli agenti parla di una chiamata dei residenti, allarmati dal comportamento strano del ragazzo che una volta fermato avrebbe dato in escandescenze. Se sia vero non si sa. La polizia nega la responsabilità della morte sostenendo che si sia ferito da solo e sia deceduto per overdose in seguito all’assunzione di droga. Gli esami tossicologici smontano la favola dell’overdose. I dettagli emersi dai referti medici, non ancora ufficializzati a 4 mesi dall’accaduto, parlano di numerosi segni di percosse su tutto il corpo, una ferita lacero contusa alla testa, le strisce viola delle manette ai polsi e lo scroto schiacciato. La madre racconta di aver riavuto i panni di Federico letteralmente imbevuti di sangue. La notizia rimane insabbiata per mesi. Solo in questi giorni il silenzio viene rotto da un blog della famiglia che chiede si faccia luce sulla vicenda.

      Approfondimenti: Lettera della madre | "E’ morto di overdose" "No, lo hanno pestato loro" | Articolo di Nuova Ferrara su Federico Aldrovandi | Il caso Aldrovandi | [27/09] Vogliamo la verità | Chi ha ucciso Federico? | Il sindaco di Ferrara chiede spiegazioni

      Audio: Intervista alla madre di Federico [da Onda d’Urto] | Intervista all’avvocato di famiglia [Radio Onda Rossa]

      Casi simili: Soffocato dalla polizia ad Aversa

    • l’italia del manganello...

      Prima Napoli, poi Genova... una mattanza indiscriminata così come tante tante volte nei cpt con i "clandestini" e nelle carceri poi tanti tanti "casi isolati"... pestaggi e fermi indiscriminati (se poi si ha la pelle un po’ più scura...) il più delle volte nell’indifferenza dei mass media e dei politici in giacca e cravatta... possibile che nessuno si degni anche solo di indignarsi di fronte a tanto manganello?!
      riporto qua un caso di cui i giornali e tv hanno taciuto assai... un giovane ultras del brescia in fin di vita... se la parola ultras non vi porta a "cambiar canale" al volo, leggetevi un po’ anche questa storia (tutti i messaggi sono tratti da indymedia italia)

      http://bellaciao.org/it/article.php3?id_article=12031

  • Per la madre di Federico.
    E’ molto tardi adesso, sono le 2, 40: ho letto la storia della fine di una vita. Un lamento di madre che mi è entrato dentro, straziante, anche mio figlio si chiama Federico, è di pochi anni più grande. La stessa vitalità, fare tante cose, vivere pienamente. Mi è venuta in mente Heidi Giuliani, e tutte le volte che l’ho rivista, sentirmi in colpa perchè io i miei figli ce l’ho. Perchè a Genova nessuno ha toccato mia figlia e me, e Carlo era là per terra. Non posso non sentirmi coinvolta in questa storia dove Federico è l’unica cosa bella. Il sentimento del perdono della rassegnazione non trova spazio per la mamma di Federico ed è giusto che sia così.
    Vai fino in fondo, ci volessero anni, chiedi l’appoggio dei suoi amici, di quanti lo conoscevano, chiedi giustizia, chiedi aiuto, sostegno.Io diffonderò la tua lettera, ti abbraccio, ti sono veramente vicina, continua il tuo cammino con la dignità e la forza che hai avuto fino ad oggi. Vivi, cerca negli occhi dei ragazzi una risposta al tuo perchè, Federico è tra loro, il riferimento dolce e allegro che eri per lui, può esserlo per tanti altri...
    Continua ad amare la vita come l’amava tuo figlio. Urla se vuoi la tua rabbia e non ti rassegnare. ti sono amica, ti voglio bene.
    Doriana

  • Il dolore è forte... a leggere queste parole mi sebra di rileggere le prime dichiarazioni delle persone che la notte tra il 5 ed il 6 di gennaio erano a Venaus (TO) al presidio NO TAV.

    Anche loro sono state malmenate, per fortuna sono tutti vivi; ma un ex alpino, settantenne è finito in coma, ci è restato per una giornata e nessuno ha detto nulla...

    L’orrore in tutto questo è che non c’è mai una spiegazione, mai un perchè... solo assurdità e tanto dolore per chi è rimasto e non riesce più a vivere.

    Tutta la mia solidarietà alla mamma di Federico... e a tutte le vittime a lei simili!

    • da "repubblica" di oggi

      ".....del tutto diversa la versione dei due "ambulanzieri" della Croce Rossa, Stefano Rossi e Thomas Mastellari interrogati dagli avvocati degli Aldrovandi...."abbiamo chiesto noi, appena arrivati e visto il corpo con la faccia a terra e ammanettato sulla schiena, a chiedere ai poliziotti di togliere le manette, altrimenti non riuscivamo a girare il corpo per capire se il ragazzo ancora non respirasse. Abbiamo scosso il ragazzo, ma era incosciente. Aveva un rivolo di sangue alla boccae alla regione occipitale. Abbiamo chiesto l’auto con il medico che è arrivata subito essendo già in zona". Il medico Barbara Fogli e l’infermiere Gerardo Coppa trovano il ragazzo già girato e libero dalle manette. Provano a rianimarlo per più di 20 minuti ("era così giovane, speravamo di farcela") ma poi debbono desistere.

      Perchè infermieri e poliziotti hanno fornito due versioni diverse?

      Mazzetta

    • MORTE FEDERICO: UNA NUOVA TESTIMONIANZA FA CROLLARE LA VERSIONE DELLA POLIZIA

      by Radio Onda d’Urto - Brescia to Friday, Jan. 13, 2006

      Il muro di squallide menzogne poliziesche sulla morte (uccisione?!?) di Federico Aldrovandi a Ferrara si sta sgretolando ed ora è emersa una testimonianza che può smentire definitivamente la versione della Questura. Una persona che abita nei pressi del luogo della morte ha visto i componenti delle forze dell’ordine visibilmente agitati e, rientrato a casa, sua madre gli ha raccontato di aver sentito provenire dalla strada una voce che implorava: "Basta vi prego, smettetela..". Chi può aver gridato questa implorazione se non Federico? E perché, se non fosse che lo stavano picchiando, avrebbe dovuto chiedere di smetterla ? Ricordiamo che le versioni della polizia sono state in un primo momento che Federico era stato trovato già morto per un malore sulla panchina e successivamente che si stava facendo male da solo e che lo avevano ammanettato perché non proseguisse con i suoi atti di autolesionismo. Sentiamo la corrispondenza da Ferrara del giornalista di Liberazione e nostro collaboratore Checchino Antonini, intervistato da Radio Città Fujiko di Bologna.

      http://www.radiondadurto.org/agenzia/2006_01_13_checchino_pomeriggio.mp3

    • Notizia inserita il 22/5/2006

      Presto una fondazione per la garanzia dei diritti civili

      Aldrovandi. Successo per il sit-in romano

      Il 19 maggio si è tenuto il previsto sit-in a Roma, in una delle più belle vetrine della Capitale, Piazza Venezia, in memoria di Federico Aldrovandi, diciottenne morto a Ferrara in circostanze misteriose durante un controllo di Polizia. “Ringraziamo tutti coloro che sono intervenuti – commenta il portavoce Mauro Corradini -, circa 200 persone, nonostante le difficoltà create dallo sciopero dei mezzi di trasporto. Ringraziamo il sottosegretario alle Finanze Paolo Cento, l’on. Titti De Simone, il ministro Paolo Gentiloni. Ringraziamo il Gabinetto del Comune di Roma che ha concesso e assicurato lo spazio per la manifestazione. Ringraziamo, in particolare, Liberazione, Il Manifesto, Radio Popolare, Radio Onda Rossa perché pur non essendo questa lotta di una sola parte e men che mai ideologica, sono gli unici che con le loro parole abbattono il muro di omertà e silenzio che si è cercato di stendere su questa vicenda. Ringraziamo i due agenti della Polizia di Stato in servizio per assicurare il regolare svolgimento del sit-in romano, i quali si sono detti "indignati per quello che è successo" ed hanno personalmente porto le loro scuse a Patrizia Moretti, la madre di Federico”. Nel corso della manifestazione il sottosegretario Cento ha comunicato che proprio venerdì è stata presentata una nuova interpellanza parlamentare sul caso, “soprattutto per capire – prosegue Corradini - come sia possibile che i quattro agenti della Polizia di Stato siano ancora in servizio e che nessun provvedimento, neanche una sospensione, sia stato preso nei loro confronti”. Durante il sit-in è stato proiettato il video "Niente da nascondere" e sono risuonate le note di "We shall overcome" e di “La vita è bella". È stata annunciata, inoltre, la nascita della "Fondazione Federico Aldrovandi per la garanzia e la tutela dei diritti civili". Il prossimo appuntamento romano è per il 25 settembre, primo anniversario della morte di Federico. Nel frattempo proseguiranno presidi a Montecitorio e banchetti informativi durante l’estate romana.

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