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Da LUISA MORGANTINI: Brasile, domenica 23 ottobre DIRE SI

martedì 18 ottobre 2005

de Luisa Morgantini

Domenica 23 ottobre la non violenza sarà concretamente in cammino tra le strade del Brasile, tra la sua gente e la sua terra. Sarà una domenica importante, una domenica di referendum nella quale la società civile brasiliana sarà chiamata a decidere se proibire o meno il commercio di armi da fuoco. Potrebbe anche non passare, l’uso delle armi e della forza fa parte di una cultura che si è affermata all’intera società. Ma sarà importante ugualmente perchè rende forte la possibilità che si possa vivere in un mondo senza armi. Dovremmo riprendere anche in Italia una campagna per mettere in discussione non solo il commercio delle armi ma la sua produzione. Fino a quando si produrranno armi, il suo uso sarà inevitabile.

Questo referundum è un atto di coraggio e di inversione di tendenza.

Sì a questo referendum per cento motivi, cento come i numeri di morti per arma da fuoco in questo paese, ogni singolo giorno, ieri, oggi, domani.

Sì perchè dopo i tentativi USA di tagliare fuori dalle Nazioni Unite gli unici due brani del documento finale dell’assemblea di New York, che si riferiscono alla regolamentazione delle armi leggere, questo referendum reca con se un chiaro messaggio : disarmare si deve e si può.

Sì perchè il mondo vinto dalla violenza e dalle guerre ha bisogno di sentire addosso il rumore di milioni di passi che si muovono perchè scelgono di voler camminare a lungo, in pace, insieme.

Sì perchè questo referendum annulla la perversa connotazione simbiotica difesa armata-sicurezza, e anzi ritrova il genuino significato della parola sicurezza che sta per diritti dei popoli, libertà e giustizia sociale.

Sì perchè la comunità internazionale possa imparare ancora una volta che un altro mondo è possibile se la società civile ha la possibilità di costruire la propria democrazia dal basso, di custodirla, coltivarla, evolverla.

Sì perchè le vene aperte del Latino America, come diceva Galeano, non debbano versare più altro sangue.

Sì perchè significa indirizzare l’economia in modo giusto, sostenibile, equo, riutilizzando le elevatissime somme di denaro spese per armare, per educazione e servizi sociali.

Sì perchè il commercio di armi lascia illesi e arricchiti i potenti e le mafie e uccide le masse, persone con persone, comunità con comunità.

Sì perchè se la società civile brasialiana riesce ad esprimersi a favore di questa decisione offre un duro colpo anche alla sperequazione delle risorse economiche, sociali, culturali e politiche che la tengono in ginocchio.

Sì perchè è proprio partendo da iniziative di sviluppo democratico, partecipativo e partecipante come questo che i paesi del sud del mondo, e sopratutto del Latinoamerica, riescono a spezzare i meccanismi della dipendenza.

Si perchè dobbiamo cominciare a disarmare anche le nostre menti, contaminate dalla cultura della guerra, della violenza e della sopraffazione che i potenti continuano a predicare.

I motivi del no è inutile elencarli, perchè in fondo quelli li conosciamo fin troppo, li vediamo e li combattiamo tutti i giorni.

Speriamo davvero che il 24 ottobre sia un nuovo giorno per il Brasile ed un esempio ed una speranza per tutti/e noi che crediamo che ciascuno/a possa essere di aiuto all’altro/a.

Luisa Morgantini