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Demagogia Royal: "il precariato? colpa delle 35 ore"

giovedì 8 giugno 2006

di Anna Maria Merlo, Parigi

"La riduzione del tempo di lavoro è stata concepita più come uno strumento di creazione di posti (350mila) che come lo sbocco di una riflessione sulle condizioni di lavoro. La contropartita delle 35 ore è stata una spettacolare flessibilizzazione del tempo di lavoro".

Ségolène Royal, la più popolare candidata socialista per le presidenziali del prossimo anno, critica apertamente la misura più simbolica del governo Jospin: le 35 ore, che hanno accresciuto "dal 10% al 40% attuale la proporzione dei dipendenti con orario flessibile". Il secondo capitolo del libro della Royal, messo in linea ieri sul sito desirdavenir.com in attesa di reazioni interattive degli internauti, ha fatto l’effetto di una vera e propria bomba, che segue immediatamente quella precedente, le affermazioni sulla repressione della delinquenza facendo ricorso a un "inquadramento" militare dei giovani (che un’ampia maggioranza dei francesi approva).

La scommessa di Ségolène Royal è di recuperare il voto delle classi popolari, che hanno voltato da tempo le spalle alla sinistra (il primo partito della classe operaia è il Fronte nazionale). Al prezzo di destabilizzare parte dell’elettorato tradizionale socialista. Ieri, il Ps era in grande imbarazzo. Royal sottolinea che la riduzione «ufficiale» di 4 ore settimanali, in realtà è stata limitata "in media a 2 ore e 30, a 1,30 per i lavoratori del settore tessile".

Una legge che ha avuto conseguenze negative per i lavoratori meno qualificati: «è in basso delle scala delle qualifiche e degli statuti che la flessibilità è stata accentuata - scrive Royal - da Michelin, i quadri hanno beneficiato di giorni supplementari di congedo, mentre gli operai sono venuti a lavorare il sabato.

Di qui un peggioramento della situazione dei più fragili, in particolare per le donne che hanno impieghi poco qualificati, per le quali la flessibilità si è tradotta in un accresciuto peggioramento della vita personale e famigliare, mentre, dal canto loro, le donne quadro vi hanno trovato dei giorni di libertà benvenuti». Secondo Royal, per le classi popolari, le 35 ore hanno avuto più effetti negativi che positivi.

E’ questa una critica che a sinistra del Ps è stata fatta più volte, non tanto alle 35 ore in sé, ma al modo in cui sono state applicate e alle contropartite concesse al padrontao in termini di flessibilità. Ieri, l’Ump (il partito di Chirac) ha accusato Royal di « cattivo plagio» delle idee di Nicolas Sarkozy anche in economia (per Sarkozy è giusto che « chi vuole guadagnare di più, lavori di più », quindi promette di abolire le 35 ore).

Tutto il discorso economico di Ségolène Royal è fatto per creare inquietudine nella dirigenza socialista, anche perché la personalità più citata nel capitolo del libro-programma dedicato ai «disordini dell’occupazione e del lavoro» è Claude Bébéar, presidente del consiglio di sorveglianza del gruppo Axa.

Royal insiste sulle «sofferenze al lavoro» e prende a modello gli Usa per affrontare in Francia la questione dell’assenteismo al lavoro : secondo Royal, il sindacato statunitense Afl-Cio è riuscito ad intaurare un nuovo rapporto di forza con il padronato che ha permesso di ridurre «gli incidenti e le malattie del lavoro di più di un terzo nel settore privato».

L’altra idea di Ségolène Royal in economia è riconciliare i partigiani del «sì» e quelli del «no» al trattato costituzionale europeo, attraverso un’Europa che lavori per il rilancio dell’economia, con la costituzione di gruppi industriali forti, che investa massicciamente nella ricerca e aiuti la piccola e media impresa.

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