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Diritto a comunicare: intervista a Enrico Giardino

lunedì 23 ottobre 2006

di Alessandro Ambrosin e Michele Bono

Enrico Giardino, ingegnere, ex dirigente Rai, è il fondatore responsabile del Forum Dac . E’ autore di scritti, audiovisivi, e di una serie di documentazioni inerenti il diritto alla comunicazione.

Il forum Dac, nasce a Roma nel 1990, su iniziativa di un gruppo di persone legate ai processi comunicativi e radiotelevisivi.

L’obiettivo è quello di rifondare un sistema comunicativo basato sul libero pluralismo d’ espressione, senza assoggettazioni politiche ed economiche che negli ultimi anni hanno penalizzato in maniera incisiva tutto il sistema mediatico.

Cosa significa per Lei “Diritto a comunicare” e quali risultati crede si possano ottenere dal raggiungimento di un obiettivo di questa portata?

Il diritto a comunicare -sancito dall’UNESCO e dalla nostra Costituzione (art. 21)- è un fondamentale ed universale diritto umano e sociale, tuttora negato, per effetto combinato di due monopoli anticostituzionali : quello dei giornalisti sulla “informazione” e quello dei leader di partito sulla “politica” e sulle istituzioni. La conquista di questo diritto con la teoria politica che da esso deriva, come documentano i miei scritti, trasforma un regime oligarchico- corporativo- come quello italiano- in una democrazia costituzionale partecipativa, nella quale una sovranità popolare cosciente controlla e condiziona i poteri forti e le Istituzioni di ogni livello.

Come crede sia possibile creare le condizioni di possibilità per una democrazia partecipativa, in cui il dialogo tra istituzioni e cittadinanza possa essere proficuo per la società tutta? In sostanza, partire dal basso o dai vertici?

Uno slogan abusato, ma vuoto ed ipocrita, finchè il diritto a comunicare -cioè a conoscere, a comunicare, a istruirsi ed a contare - non sarà conquistato, come strumento decisivo - e forse unico- della partecipazione popolare attiva e di controllo sui poteri forti e sulle Istituzioni di ogni livello.

Internet rappresenta sicuramente una risorsa tecnica da cui un obiettivo del genere non può prescindere. Secondo Lei il fatto che l’Italia sfrutti ancora poco un mezzo così potente è dettato da inettitudine o da motivi ideologico-amministrativi latenti?

Consentire l’esercizio del diritto a comunicare a distanza ed in modo orizzontale è la prova delle grandi potenzialità offerte ad una comunicazione sottratta alla mercificazione, alle bugie, alla propaganda ed alle mistificazioni dei poteri forti e dei monopolisti di ogni settore Per questo è minacciata da monopoli e poteri di vario tipo. E la pratica della condivisione della cooperazione contrapposta alle logiche dominanti della proprietà privata, del profitto e del privilegio. Tuttavia il diritto a comunicare dei popoli, dei lavoratori e dei cittadini-utenti deve essere esteso a tutte le forme comunicative (radiotelevisione,editoria, telematica) nonché formalizzato e tutelato da leggi specifiche, tuttora inesistenti.

Nell’articolo 32 della finanziaria si porrà fine all’informazione fatta dai blog e dai siti che riproducono gratuitamente articoli stranieri e italiani.

Norme anticostituzionali - come questa della finanziaria 2007- dimostrano appunto che governi e partiti di diverso colore- insieme ai loro monopolisti-imbonitori - temono la comunicazione orizzontale, come strumento di conoscenza, di consapevolezza politica, di critica sociale e popolare rispetto alle scelte, più o meno disastrose, che essi perseguono con grande ipocrisia. Da qui i vincoli burocratici , giudiziari e mercantili come copyrights, censure ed intimidazioni di vario tipo. Lo spettro del “terrorismo” degli altri, che essi stessi alimentano e gestiscono, viene usato come pretesto per illegalità e soprusi istituzionali, ben poco sostenibili. Ovviamente , saremo parte di una giusta mobilitazione contro questa prepotenza istituzionale.

In un paese in cui si grida allo scandalo perfino per la legge sul pluralismo televisivo, che fine faranno le testate giornalistiche, i saggi, i blog liberi, la cultura? Perché in fondo la cultura stessa non è “informazione circolante”?

Il mio commento alle misure adottate dal Governo Prodi in materia comunicativa- nella finanziaria e con il DDL Gentiloni - si trova sul sito Forum DAC . Purtroppo la riduzione della comunicazione a merce ed a mercato aggiogato e protetto non appartiene solo ai berlusconidi ed ai monopolisti che conosciamo. Solo un servizio radiotelevisivo pubblico e comunitario forte, decentrato e pluralista- combinato con testate indipendenti e siti web veritieri- può salvarci dalla dittatura bugiarda e distruttiva dei monopolisti e dei mercanti. Non è solo una questione di democrazia costituzionale, ma una esigenza economica e culturale vitale per i lavoratori qualificati del settore e per i cittadini-utenti.