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Droga, Agnoletto: «Se passasse la legge Fini, Lapo Elkann rischierebbe il carcere»

lunedì 17 ottobre 2005

di Vittorio Agnoletto

«SE PASSASSE LA LEGGE FINI ANCHE LAPO ELKANN RISCHIEREBBE IL CARCERE.

INFORMAZIONE, RIDUZIONE DEL DANNO E LOTTA ALLO SPACCIO LE STRATEGIE DA SEGUIRE»

Milano, «La legge Fini equipara assurdamente dieci canne a mezzo grammo di cocaina, con meccanismi penali statici e la reintroduzione della dose media. Ciò comporterebbe il rischio per Lapo Elkann e tutti i consumatori di passare direttamente dall’ospedale al carcere». Dopo i casi di Kate Moss, Paolo Calissano e Lapo Elkann le spinte da parte di esponenti del centro destra ad un’ulteriore repressione e penalizzazione dei consumatori non sono la strada giusta per aiutare le vittime della droga, secondo Vittorio Agnoletto, medico, già presidente della Lila.

«Anzitutto, le persone che assumono cocaina non sono tutte uguali, - spiega l’europarlamentare - . Per questo occorrono risposte diverse, adatte alle caratteristiche delle singole persone, così come accade in Europa. Parliamo di chi ne fa un uso saltuario e di chi ne ha sviluppato una dipendenza, consumatori disperati ma anche persone molto ricche e non è pensabile una soluzione univoca. Potenziando i presidi ospedalieri ed associativi che ci sono già sul territorio e depenalizzando il consumo potremo salvaguardare la salute di chi usa cocaina».

Quindi, in primo luogo, non punire i consumatori.

«La sostanza è ormai diffusa in tutti gli strati della società. Il consumatore base ha dai 14-18 anni ai 30-35 anni, è maschio, spesso ha una rete sociale che funziona ed integra l’uso della sostanza nella sua vita» continua il medico.

Per questo un consumatore di coca non percepisce se stesso come «”drogato”, nell’accezione comunemente intesa del termine. A queste persone più che stigmatizzazioni servono informazioni salva vita, hanno bisogno di sapere con cosa non devono mischiarla, di conoscere i rischi dell’attività sessuale connessa all’uso di stupefacenti (disinibizione e conseguente mancato uso del profilattico). Per tanto, in attesa che abbandonino l’uso della sostanza, spesso non è la comunità la risposta più adatta al problema di chi non si riconosce come “tossico”. Per coloro che comunque continueranno a farne uso, a poco servono le crociate ideologiche, molto più importante è concentrare l’attenzione contro le grandi reti dello spaccio. Infine, dobbiamo impedire che chiunque, nell’ambito degli addetti ai lavori, come le comunità terapeutiche, possa diagnosticare la tossicodipendenza, come prevede la proposta di Fini: la diagnosi deve rimanere appannaggio dei Sert e degli enti pubblici».

Ecco allora, in sintesi, le priorità in materia di droghe secondo Agnoletto:

«1 potenziare l’efficacia e la sostenibilità delle attività di prevenzione dell’uso di droghe e sensibilizzare ai rischi collegati con le droghe, mediante la diffusione di informazioni affidabili e di elevata qualità tra i giovani ed i gruppi bersaglio specifici;

2 migliorare la disponibilità di programmi di cura, comprensivi dell’assistenza psico-sociale, come pure l’accesso ai medesimi;

3 migliorare la possibilità di interventi tesi a ridurre i danni, che dovrebbero essere integrati nei mezzi di cura offerti a livello nazionale, con particolare attenzione all’HIV/AIDS e ad altre infezioni a trasmissione ematica e sessuale».