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ELEZIONI AMMINISTRATIVE: ECCO LE RICHIESTE dell’assemblea plenaria di Usciamo Dal Silenzio

martedì 9 maggio 2006

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di Mariangela Casalucci

Ecco il documento definito ieri sera dall’assemblea plenaria delle donne di usciamodalsilenzio

Il testo in formato PDF è scaricabile all’indirizzo:
http://www.usciamodalsilenzio.org/r...
Con l’occasione, se non l’avete ancora fatto, vi invito a visitare il nuovo sito http://www.usciamodalsilenzio.org

Le prossime elezioni amministrative sono una scadenza importante per noi donne.

Nei governi delle città le donne possono e devono dire molto. A Milano Usciamo dal silenzio ha deciso di scrivere una lettera alle candidate e ai candidati sindaco con le richieste delle donne per un futuro più civile e vivibile della città. Il documento approvato nell’assemblea dell’8 maggio verrà presentato ai candidati in un incontro pubblico il 24 maggio alla Società Umanitaria di Milano (via Daverio 7).

All’incontro sono invitate anche le candidate e i candidati per
il Consiglio Comunale. Usciamo dal Silenzio invita ad organizzare analoghi momenti di incontro in tutte le altre città interessate alle elezioni amministrative e sollecita i vostri interventi sul documento stesso.

DOCUMENTO DI USCIAMO DAL SILENZIO - ELEZIONI COMUNE DI MILANO
ASSEMBLEA MERCOLEDI’ 24 MAGGIO ore 21 UMANITARIA - Via Daverio 7

Una città è fatta dai luoghi che la compongono, dalle relazioni che la animano, dai servizi che offre, dalla produzione di pensieri e lavoro che lì si intrecciano.

Questa città è stata il luogo non casuale della grande manifestazione del 14 gennaio, scelto dall’assemblea delle donne di Usciamo dal silenzio proprio perché Milano, attraverso le politiche del centrodestra, in questi anni ha particolarmente mortificato la possibilità delle donne di disegnare liberamente
la propria vita sui tanti piani che la compongono: gli amori, il lavoro, la maternità, la produzione di pensiero e di cambiamento.

Questa città, che vi candidate a governare, ha reso visibile un conflitto che attraversa la politica: una visione, dalla quale non sono esenti neppure le forze del centrosinistra, che separa la condizione delle donne dal rapporto di potere che l’ha storicamente determinata.

Il 14 gennaio ha chiesto alla politica proprio questa discontinuità: non tanto politiche specifiche per le donne, che rischiano di riprodurne la subalternità, ma l’assunzione di un punto di vista sul rapporto tra i generi.

Ancora oggi in Italia è considerato ovvio e non oggetto di discussione, che le donne siano le uniche responsabili di casa, figli, anziani, e il solo orizzonte che la politica sceglie è tutt’al più un sostegno alla conciliazione tra lavoro di cura e lavoro professionale.

È una logica che cancella le donne come persone e che perpetua un modello di famiglia immobile e chiusa, che riassume in sé compiti che stanno invece sì nella condivisione privata di uomini e donne, ma soprattutto nella responsabilità pubblica intesa come servizi tesi a migliorare la vita di tutti.

Noi invece pensiamo a famiglie diverse tra loro e liberamente disegnate e a relazioni tra le persone che abbiano un rapporto e un dialogo con la città, non ad un luogo in cui troppi doveri finiscono per strangolare gli affetti.

Quando parliamo di sicurezza della città, per esempio, parliamo certo di libertà di movimento (trasporti, illuminazione, vita culturale), ma anche e soprattutto di sicurezza nella famiglia, che è, come ci viene raccontato dai dati, il teatro più frequente della violenza sulle donne e sui bambini.

Una famiglia, dunque, che non sia "luogo di segreti, silenzi e bugie", ma che si apra agli altri spazi dell’educazione e della socialità, a cominciare dalla scuola, che non resti isolata nei compiti di cura dei bambini, degli anziani, e, al contempo, non sia fonte di segregazione per le altre donne, le migranti ormai
coprotagoniste della cura, “le tate, le colf e le badanti”.

Non basta dunque una politica che corre il rischio di ridurre il tema del rapporto tra uomini e donne semplicemente ad una più equa rappresentanza, o ad azioni positive che funzionano da alibi senza cambiare effettivamente le concezioni tradizionali del maschile e del femminile.

Per queste ragioni l’assemblea delle donne di Usciamo dal silenzio pensa che la discontinuità politica si possa misurare su alcune scelte insieme concrete e simboliche:

a) l’equa rappresentanza in Giunta e nella direzione degli enti municipali come principio elementare di civiltà.

A tutela e riconoscimento della professionalità delle donne, ciò deve valere anche per la dirigenza nell’amministrazione comunale, mentre d’altra parte è necessaria un’azione contro la precarizzazione che colpisce soprattutto le donne.

b) Il registro delle unioni civili a conferma della molteplicità dei modelli di famiglia che abitano questa città.

c) L’assunzione da parte del Comune di un ruolo forte di informazione e di educazione sulla cultura di genere. Pensiamo necessario e urgente investire risorse per campagne rivolte a giovani e adulti sui temi dei ruoli pubblici e privati di uomini e donne, sulla violenza sulle donne, sulla sessualità e sulla
contraccezione come responsabilità condivisa.

d) Un grande impulso alla mediazione culturale nei consultori, nei luoghi della sanità e dell’educazione per contribuire a dare consapevolezza dei diritti civili, e una rigorosa rivendicazione nei confronti della Regione della piena applicazione della 194, oggi limitata dalla crescita dell’obiezione di coscienza e dalle scarse risorse per i consultori, necessarie per politiche di prevenzione e contraccezione e delle quali vorremmo conoscere in trasparenza quantità e modalità di utilizzo.

e) La garanzia, da parte del Comune, in controtendenza con quanto è accaduto in questi anni che hanno visto la chiusura degli spazi esistenti, di aprire luoghi di aggregazione e di incontro per le donne, come già avviene in altre città.

Milano. 8 maggio 2006 - Usciamo dal Silenzio