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Falluja : l’inferno iracheno e i nostri silenzi

giovedì 18 novembre 2004


di COBAS SCUOLA

Dopo 8 giorni di attacchi incessanti dal cielo e da terra Falluja è caduta.

150 mila civili senza elettricità, senza acqua e viveri, senza medici e servizi
hanno imparato la lezione di democrazia occidentale. Ce ne saranno grati per
l’eternità.

Secondo la coalizione dei “valorosi” sono più di mille i caduti, ovviamente tutti
terroristi quando anche i bambini sanno che il novantacinque per cento delle
vittime di guerra sono civili.

Fonti non “embedded” parlano di un massacro, di una catastrofe umanitaria; intere famiglie sotto le macerie, quartieri spianati da un inferno di fuoco mentre i marines sparano all’impazzata su tutto ciò che si muove.

Un assedio classico, di quelli dimenticati che si trovano solo sui libri di storia; la popolazione che muore di fame, di sete, di malattie e di ferite, di crolli, con i cadaveri che non si possono seppellire ed ammorbano l’aria.

Sotto le macerie anche le Convenzioni di Ginevra; cliniche e ambulanze colpite, Mezzaluna rossa e Croce rossa impedite nel loro lavoro, bombe sulle case, bombe a grappolo, taglio dell’elettricità e dell’acqua.

Nel frattempo l’incarnazione del Male, il demone Al Zarqawi è sfuggito all’accerchiamento di dodicimila militari, zigzagando con perizia tra gli apparati di controllo più sofisticati del mondo. Ma non l’avevamo già sentita questa balla colossale a proposito di Bin Laden e del mullah Omar?

Tutto questo nel silenzio assordante della comunità internazionale, mentre cresce il plauso dei novelli crociati che esaltano la guerra e il terrore per combattere il terrore, che inquinano le coscienze con il concetto di guerra di civiltà.

Tutto questo con la complicità colpevole di quanti hanno finito per assuefarsi ai messaggi retorici e patriottardi su Nassiriya e su come muore un italiano e non riescono più a vedere come siano già morti più di centomila iracheni nella guerra personale dei terroristi Bush e Blair, condotta in nome del controllo di una delle aree strategiche più importanti del pianeta.

Noi siamo in guerra, l’Italia è in guerra, contro la Costituzione, contro il sentire della maggioranza degli Italiani, per le briciole di un bottino sempre più aleatorio e macchiato di sangue.

Questa vergognosa verità sta rendendo invivibile la nostra quotidianità.

Noi non possiamo permettere che le nuove generazioni crescano nell’assuefazione ai messaggi di morte, che rinasca il culto del militarismo e della guerra che non potrà mai essere “giusta”, che l’umanità venga divisa in nome della religione e delle superiori civiltà.

Permettere questo significa abiurare i nostri principi e l’essenza stessa del nostro lavoro. La comunità scolastica deve rompere il silenzio e far sentire il suo grido di dolore in questo deserto che hanno chiamato pace.

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