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Farmacisti fascisti ? Sit-in e tensioni a Roma

mercoledì 26 luglio 2006

Secondo stop in pochi giorni per le vendite dei medicinali. Commissione sugli scioperi: Federfarma, possibili sanzioni

Farmacie, nuova serrata. Le associazioni: "Nel decreto non ci sono margini di manovra"

Critiche alla liberalizzazione della vendita dei prodotti da banco

ROMA - "Non ci sono margini di manovra nel decreto". Questa la presa d’atto della delegazione dei farmacisti, che oggi hanno tenuto le serrande abbassate per la seconda volta in due settimane, nel giorno del nuovo incontro con il ministro Bersani. Nel quale si cercavano margini di trattativa riguardo al decreto sulle liberalizzazione delle vendite dei prodotti da banco. Ma, a quanto pare, la strada è ancora lunga.

L’incontro con Bersani. "Il ministro Bersani - spiega il presidente di Federfarma, Giorgio Siri - ci ha ricevuto con i suoi tecnici, ma ci sono pochissime speranze per il futuro". L’unica via possibile sembra ora "un’apertura di un tavolo tecnico per una giusta interpretazione delle direttive del decreto, non c’è una volontà di creare farmacie alternative". Per questo le associazioni chiedono "una carta, un documento di questo probabile tavolo tecnico". Intanto, al termine dell’incontro al ministero, le associazioni si sono riunite in un’assemblea per "decidere che cosa fare".

Lo sciopero. Lo sciopero, organizzato da Federfarma, ha raccolto una alta adesione: punte del 93% in Calabria - come il giorno della prima serrata il 19 luglio, con un solo esercizio su sei aperto (le 1.500 private di turno per le emergenze e le 1.400 comunali) - e percentuali di poco inferiori nel resto d’Italia. Le richieste dei farmacisti vanno dalla diminuzione della lista dei prodotti da banco vendibili fuori farmacia, all’eliminazione dell’obbligo della presenza del farmacista nei servizi commerciali, fino all’esclusione della categoria dei farmaci Sop (senza obbligo di prescrizione) dalla liberalizzazione. Se non si dovesse trovare un accordo, le associazioni non hanno escluso l’abbandono della convenzione con il sistema sanitario nazionale.

La protesta. I farmacisti arrivati da tutta Italia sono scesi in piazza a Roma. Prima un sit-in in piazza Barberini che ha bloccato il traffico costringendo autobus e mezzi privati a cambiare percorso e causando momenti di tensione con le forze dell’ordine. Poi, intorno a mezzogiorno, i camici bianchi si sono incamminati in via Molise davanti al dicastero passando per via di San Basilio aggirando, in parte, il blocco delle forze dell’ordine.

Il ministro della Salute. Dal ministro della Salute, Livia Turco, è intanto arrivato un sì alla richiesta di Federfarma di una discussione tra le parti per ’’un piano per il futuro delle farmacie’’. Ma la titolare della Salute ha anche richiesto di superare l’impasse sull’obbligo della presenza di un farmacista nei supermercati, fortemente osteggiata dalla categoria.

I consumatori. Le associazioni dei consumatori hanno condannato lo sciopero come una "protesta fatta per proteggere privilegi lobbistici". I disagi creati dalla protesta si sono fatti sentire soprattutto al Sud, dove il numero di farmacie comunali è più limitata: in Calabria, per esempio, ce ne sono solo due.

La sanzione. La serrata è stata portata avanti nonostante il rischio multa che va dai 2.500 ai 50.000 euro: visto il mancato rispetto dei tempi di preavviso, infatti, la Commissione di garanzia sugli scioperi potrebbe aprire un’istruttoria su Federfarma. "Avranno 30 giorni - ha affermato Antonio Martone, presidente della Commissione - per fornirci le loro giustificazioni".

(26 luglio 2006)

Messaggi

  • Francamente dubito che il buon Prodi abbia preso molti voti tra farmacisti, panettieri, notai, avvocati e nemmeno tra i tassisti, che pur essendo una "corporazione" sono comunque cosa diversa dagli altri citati ....sicuramente più "plebea" e più normalmente "stradarola" e "piazzarola".....

    Una volta detto questo, sono d’accordo nel non generalizzare troppo ....

    Rimane però il fatto che sta uscendo fuori con chiarezza una caratteristica "cilena" di una parte significativa di certi ceti privilegiati, chiaramente eccitata da 12 anni di berlusconismo, caratteristica "cilena" che questa gente non aveva ( o almeno si vergognava di mostrare apertamente) nemmeno in quei primi anni 70 del secolo scorso, nei quali tentazioni golpiste erano attive per davvero .....

    E credo che su questo sia necessario riflettere seriamente.

    Non che agitazioni ultracorporative e tese a difendere inacettabili privilegi ( a partire da quello di poter tranquillamente evadere il fisco) siano mancate nei decenni precedenti agli anni novanta del secolo scorso e l’avvento di Berluskaiser.

    Basti pensare alle serrate dei commercianti contro la blandissima riforma fiscale di Spadolini nel 1982/83 o alle marce antifisco dei primissimi agglomerati leghisti sul finire degli anni ottanta.

    Ma mai avevano manifestato tanto apertamente posizioni così dichiaratamente reazionarie e fascistoidi ...

    Francamente le bandiere nere col teschio agitate dai tassinari in Piazza Montecitorio, gli urli "duce duce" degli stessi tassinari e persino dei compassati avvocati, il "boia chi molla", l’ "aridatece Storace" e addirittura la voglia di menar le mani con la polizia manifestato oggi da una categoria normalmente considerata ultrarispettabile e "timorata di Dio" come i titolari di farmacie, sono cose che mi sembrano una novità assoluta.

    Come dicevo, pur trattandosi sicuramente di minoranze di quelle stesse categorie, un atteggiamento così borghesemente "eversivo" di certi ceti ha precedenti seri, oltre che negli anni venti italiani, solo nei mesi che precedettero il golpe cileno del 1973 e, in misura minore, nella attuale Venezuela di Chavez.

    Naturalmente, per mille motivi, non vedo rischi di golpe nell’Italia di oggi ma va anche rilevato che ovviamente Prodi e Bersani non sono certo un Gramsci, nè un Allende, nè uno Chavez.

    Ed anche sulle "liberalizzazioni" di Bersani ho francamente molti dubbi.

    Ma se basta il lieve intaccare di qualche privilegio per spingere a gridare al "duce" tanti piccoli e medi borghesi, forse sarebbe il caso di prenderli noi a calci in culo prima che diventino un pericolo reale ....

    Keoma

    • La pillola amara

      Gent. mo Dr. Zucconi
      Sono un titolare di farmacia. A leggere i giornali, il decreto Bersani sulle farmacie prevede soltanto il passaggio di alcuni farmaci (OTC e SOP) ad altri punti vendita, ma in realtà questo che è l’unico aspetto enfatizzato dai media ed invece è l’aspetto minore del decreto. Ma i punti principali di questo decreto, a meno di improbabili correzioni dell’ultima ora, sono ben altri e ben più importanti. Il decreto, infatti, prevede in un articolo che un singolo soggetto possa essere proprietario di più farmacie in qualunque parte d’Italia, mentre in un altro viene eliminata l’incompatibilità tra la distribuzione intermedia dei farmaci, quello che comunemente viene chiamato "grossista", (a cui, con questo, decreto, viene tra l’altro tolto l’obbligo di tenere il 90% dei prodotti in commercio) e la proprietà della farmacia. Quando si parla di distribuzione intermedia, non si sa che si parla di strutture sovranazionali dai fatturati enormi, che persino la Microsoft guarderebbe con interesse. Pensi che "Alliance Unichem", che è "solo" la seconda in Europa e la quinta al mondo copre la distribuzione del farmaco dal Portogallo a tutte le repubbliche della ex Unione Sovietica oltre alla Turchia ed all’Egitto, con l’esclusione della fascia mitteleuropea di appannaggio della tedesca "Gehe", l’altro colosso con cui si divide il mercato europeo e che già gestisce la maggioranza delle farmacie comunali italiane. Per inciso "Alliance Unichem" è la proprietaria della catena di farmacie "Boots" (Piccadilly Circus per fare un esempio), che negli anni ha rilevato una consistente percentuale di farmacie inglesi. I fans della liberalizzazione in Gran Bretagna saranno forse soddisfatti, molto meno penso lo siano i dipendenti delle farmacie inglesi, che, in base ad economie di scala, negli anni si sono ridotti, ma scontenti devono essere anche i più avvertiti consumatori poiché, dopo una prima fase di acquisizione di quote di mercato, oggi trovano nelle farmacie solo i prodotti che la catena ha deciso di trattare ed ai prezzi che ha imposto. Non è difficile prevedere nei prossimi cinque dieci anni che la distribuzione intermedia divenga proprietaria del 30% delle farmacie. Ma questa è liberalizzazione o l’avvio di un oligopolio? E’ possibile che la mia mente non sia in grado di capire i vantaggi di questo decreto, francamente spero che, con la sua consueta cortesia ed il suo garbo, lei riesca a spiegarmeli.
      Distintamente

      Fabio Caronna

      Se questo è il problema, e dubito della sua tragicità perché non mi pare che nel resto d’Europa e negli Stati Uniti dove io vivo si trovino soltanto i farmarci che le piovre della distribuzione intermedia vogliono commercializzare a prezzi di strozzinaggio, allora, caro dottore, dovevate pensarci prima e spezzare voi, con le vostre mani, quei meccanismi distributivi al minuto - legga, le farmacie - che in Italia si sono spartiti il territorio in base agli interessi di chi detiene le licenze e non dei pazienti/consumatori. Limitare i punti di vendita dei farmaci per difendere l’occupazione ma soprattutto, guardiamoci nelle pillole degli occhi, i margini dei detentori di licenze, non è lottare contro la grande distribuzione, è lottare per se stessi. Tutte le corporazioni italiane, la mia compresa ancora aggrappata a un Ordine formale del tutto anacronistico e completamente sdentato, stanno imparando con fatica e dolore a muoversi nel nuovo mondo della concorrenza globale. Io non posso impedire a Internet di esistere, con le sue migliaia di canali informativi o disinformativi, soltanto perché mi dà fastidio, mi toglie lettori e permette addirittura a criminali, cialtroni e terroristi di diffondere i loro velenosi "prodotti" né posso vietare a professori universitari, ballerine, atleti, comici, cantanti, poeti, santi e navigatori di scrivere sui giornali soltanto perché non pagano le marchette annuali all’Ordine dei Giornalisti. Sorry, la vostra è una battaglia di retroguardia e lo sapete. Pensate a come muovervi per continuare a prosperare nel nuovo mondo e non ad arroccarvi in quello vecchio, ricattando i pazienti che vagano per la città con la ricetta in mano, per far paura a una maggioranza di argilla.

      Vittorio Zucconi

      (dal blog di Zucconi su repubblica.it)

    • Il decreto del ministro Bersani contine misure controverse per tante categorie (tassisti, farmacisti, avvocati, membri di commissioni ministeriali).

      In ogni caso, i contrasti - anche accesi – non possono ingenerare in episodi di intimidazione, come quello di cui i tassisti milanesi – senza alcuna voce critica da parte dei loro rappresentanti di categoria - hanno fatto oggetto Francesco Giavazzi.

      Nei giorni scorsi, intimidazioni più felpate ma dello stesso segno sono state destinate dagli avvocati a Pietro Ichino. A loro la nostra piena solidarietà.

      Dai tassisti e dai loro rappresentanti vorremmo sentire al più presto una limpida e incondizionata condanna di tutti gli episodi di violenza, intolleranza e intimidazione.

      Alle altre categorie chiediamo la capacità di tollerare le posizioni di chi al loro interno non ha condiviso le ragioni della protesta.

      La tutela dei consumatori, che sembra essere così a cuore della protesta di queste categorie, passa anche attraverso la tolleranza del dissenso.

      (editoriale www.lavoce.info 28.7.06)

    • Tornando ai fenomeni di "fascismo di massa", senza per questo minimamente atteggiarmi a fan di Bersani, qui la questione si sta dimostrando pesante ...

      Ieri i titolari di farmacie in corteo a Roma dalle parti di Piazza Venezia - peraltro la serrata era numericamente fallita ed in serata non hanno potuto fare altro che "calare le braghe" con la ministra Turco - non hanno trovato di meglio che aggredire un presidio di generici dello spettacolo che sostava davanti la Provincia soltanto perchè in detto presidio c’era una bandiera rossa, credo della Cgil...

      Ed anche a Milano è capitato che un gruppo di "tassisti nazionali" - così firmavano il loro volantino - aggredisse un giornalista del Corsera, colpevole di aver parlato male della loro vertenza, peraltro ormai conclusa ....

      E sempre a Milano, dentro il tribunale, un gruppo di avvocati fascisti ha aggredito il giuslavorista Pietro Ichino.

      Ichino è sicuramente un pessimo personaggio, passato dall’assistenza legale alla Cgil a quella a Confindustria, ma il fatto che il gruppo degli aggressori fosse capitanato dall’ esimio Avv. Braggion, cioè l’assassino del compagno Claudio Varalli nel lontano 1975, qualche problema di brividi alla schiena e di prurito alle mani oggettivamente me lo crea ....

      Insomma, senza assolutamente alcuna accondiscendenza con Prodi e il suo governo tutt’altro che "amico" ( condivido lo sconcerto rispetto alle posizioni acritiche ed allucinanti di molti compagni), mi sembra che questi cacchio di "momios" all’amatriciana stiano veramente passando il segno ...

      Credo quindi che quel che resta del cosiddetto "movimento", in totale autonomia dal governo e da qualsiasi altra istituzione, debba cominciare seriamente a porsi il problema di contrastarli, in ogni forma .....

      Keoma

  • Il ceto medio in camicia nera

    Galapagos

    «No all’aggressione al ceto medio» è scritto a caratteri cubitali su migliaia di manifesti affissi dalla federazione romana di An. La spiegazione è nel «sì alle riforme, no a Bersani». Ovvero, alle liberalizzazioni. I «post» fascisti sono in quste settimane molto attivi e Alemanno che ha ritrovato la sua natura di destra sociale, mascherata nei 5 anni di governo, si riscopre uomo di lotta e partecipa freneticamente a ogni assembramento di protesta: dai tassisti ai farmacisti. E con lui, la destra più becera che cerca di egemonizzare la protesta esaltando il ceto medio, ma prendendo a randellate altri ceti.

    Due giorni fa è successo a Milano: un gruppo di tassisti con perfetto stile fascista ha diffuso un volantino con il quale veniva preso di mira il professor Francesco Giavazzi, economista rispettabile, colpevole di volere una liberalizzazione estrema del servizio dei taxi. Con Giavazzi il manifesto ha spesso polemizzato (anche sui taxi) ma mai alla fine di un articolo ci siamo sognati di pubblicare il suo indirizzo di casa e il numero di telefono: le liste di proscrizione sono una cultura fascista. Purtroppo un gruppo di tassisti milanesi le ha fatte. E quel che è peggio, ha malmenato un passante che aveva strappato uno dei manifestini.

    Ieri a Roma c’è stato un bis: un corteo di «professionisti» (parecchi i farmacisti), cioè di rappresentanti autorevoli del ceto medio, che non dovrebbe essere aggredito, ha aggredito a sua volta a Roma, in pieno centro, un presidio di lavoratori dello spettacolo e di esponenti dell’Agi, l’Associazione dei generici italiani, che chiedevano davanti al palazzo della provincia nuove regole per il collocamento. Come i tori, i professionisti (una ventina i farmacisti, ha raccontato un giornalista dell’Agi) si sono scagliati contro il rosso: quello delle bandiere dell’Agi e della Cgil che sventolavano davanti a palazzo Valentini.

    A dar man forte ai farmacisti, un gruppo di esponenti della Fiamma tricolore (organici al centro destra, sempre meno centro) che, isolato dalla polizia ha però srotolato uno striscione con scritto «il liberalismo uccide il popolo italiano». Mancava il riferimento ai gruppi pluto giudaico massonici, ma lo stile è quello del fascismo vecchio stampo che ama le corporazioni e odia i lavoratori. Non a caso sono volati cazzotti. L’importante è «non aggredire i ceti medi». Per gli altri è pronto il manganello.

    da "Il Manifesto" 29.7.06

  • Colpire le ASSICURAZIONI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Le BANCHE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Altro che i tassisti che a volte pagano 2OOmila euro per licenza e poi devono lavorare duro per sbarcare il mese. Vi sembrano dei privilegiati. Andate un po a fare il tassista!! Invece le assicurazioni ci spillano soldi in ogni momento.

    • Il fatto che è necessario colpire - su questo nessun dubbio - anche banche ed assicurazioni non assolve tassisti, avvocati e farmacisti.
      E poi qui non si sta tanto discutendo della bontà o meno del decreto di Bersani, del quale non mi sfugge una logica liberal liberista ed un certo modello americano ( anche se certi monopoli e privilegi mi appaiono comunque inaccettabili ) quanto del fatto che 12 anni di berlusconismo hanno eccitato un egoismo sociale ed una "fascistizzazione" senza vergogna di ceti piccolo e medio/borghesi.
      Nello specifico dei tassisti, che certo non sono in testa dal punto di vista del reddito alla classifica delle peggiori corporazioni, questo atteggiamento fascistoide è però anche più evidente che in altre categorie.
      E comunque, la pretesa di tenere bassa l’offerta del servizio - cioè praticamente non far trovare il taxi a chi gli serve - per tenerne alto il prezzo e per spartirsi in pochi quel poco servizio che si rende è una pretesa veramente allucinante.
      Indubbiamente a Roma l’intelligente ruolo di mediazione di Veltroni nei confronti del governo ha fatti si’ che i tassisti, salvato anche grazie a Veltroni il principio di poter vendere la licenza, abbiano poi dovuto accettare nuove autorizzazioni ed un ampliamento del servizio.
      Ma a Napoli, come in altre città dove non c’è un sindaco come Veltroni, una soluzione di questo tipo appare ben lontana.

      Rafaniello by Naples