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Fecondazione assistita: una legge da seppellire

domenica 22 agosto 2004


Fecondazione assistita: perché firmare per il referendum e informare sul quesito è decisivo.
In questione la libertà femminile di decidere sul proprio corpo
di Elettra Deiana

La decisione di appoggiare il referendum radicale che chiede l’abrogazione totale
della legge 40 non è una piccola cosa. L’abbiamo presa perché ritieniamo che
vada tentata ogni strada per cancellare la vergogna di questa legge e perché crediamo
che il quesito referendario proposto dai radicali costituisca oggi lo strumento
più efficace e diretto per informare, coinvolgere, mobilitare l’opinione pubblica
democratica del nostro paese.

Intorno alla legge sulla fecondazione artificiale si gioca una complessa partita
di cui va colta tutta l’importanza politica e tutto lo spessore culturale, per
molti versi anche antropologico. L’autodeterminazione femminile e la responsabilità delle
donne in relazione al proprio corpo - sessualità, maternità, aborto - non hanno
infatti rappresentato nella storia degli ultimi decenni una conquista qualsiasi
tra le tante che le donne hanno saputo portare a casa, ma hanno costituito e
costituiscono un vero e proprio spartiacque di civiltà.

L’autodeterminazione femminile ha posto in essere quel rapporto di asimmetrica uguaglianza tra i due generi - asimmetrica come asimmetrici sono i corpi delle donne e degli uomini e asimmetriche le responsabilità esistenziali e relazionali, sociali e giuridiche che ne conseguono - in base al quale la legge oggi riconosce ciò che è nei fatti: in materia di procreazione la prima ed ultima parola spetta alla donna. La quale può, noi ci auguriamo voglia decidere tutto in relazione, vincoli di amore e affetto, desiderio di tutela, ma sapendo bene che nessuno, men che meno la legge, può imporle alcunché. La legge 40 colpisce al cuore proprio questo principio, riconoscendo fin dal primo articolo i diritti del concepito e imponendo via via regole di comportamento e modelli familiari a chi voglia accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita e ponendo la salvaguardia dell’embrione come bussola dell’orientamento delle autorità pubbliche.

L’approvazione della legge ha aperto la strada alla messa sotto scacco della legge 194, vero punto dolente di tutti quelli che vogliono ricondurre sotto controllo l’autodeterminazione delle donne. Rimangono a prova di questo le dichiarazioni entusiaste di molti esponenti della maggioranza che nel momento dell’approvazione della legge 40 fecero chiaramente riferimento al fatto che ormai si poteva rimettere in discussione la 194. In queste settimane la sortita del senatore forzaitaliota Gentile e le irresponsabili dichiarazioni del ministro Sirchia, hanno ampiamente confermato come l’una legge rimandi inevitabilmente all’altra. La Casa delle libertà è attualmente impelagata in tali difficoltà politiche e tensioni interne che ha preferito nel suo complesso mettere la sordina sulla vicenda.

Ma non c’è da farsi nessuna illusione. La legge 40 ha aperto una strada che in qualsiasi momento può essere di nuovo imboccata, ha depositato nella legislazione vigente una contraddizione di fondo in materia di "diritti del concepito" che molti volenterosi vorranno al più presto sanare. Per questo bisogna cancellare la legge 40, rifare ordine legislativo a partire dai punti alti delle conquiste femminili e l’autodeterminazione delle donne è sicuramente uno di questi. Per noi questo significa oggi raccogliere le firme, primo atto indispensabile per proseguire in quell’impegno referendario che il Prc si è assunto proprio a partire dalla lucida consapevolezza di quale sia la posta in gioco.

http://www.liberazione.it/giornale/040821/LB12D6B0.asp