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Francia : questi "indigeni" che disturbano

giovedì 28 aprile 2005

di Fernanda Marrucchelli membro del consiglio nazionale del PCF
Tradotto dal francese da karl&rosa

Da due mesi - da quando ho firmato l’appello "Siamo gli indigeni della Repubblica" denunciato oggi, capisco quel che il Maccarthysmo - come lo Stalinismo - hanno potuto rappresentare per migliaia di comunisti; capisco anche che cosa ha potuto essere la caccia alle streghe per delle donne non proprio uguali alle altre.

Mi viene intimato di giustificarmi in quanto responsabile politica, ammininistratrice, militante dei diritti umani, madre di famiglia, donna.

Devo dimostrare di non essere antisemita, di essere attaccata ai "Valori della Repubblica" e lo devo fare doppiamente perché non ho la nazionalità francese; devo provare che non sono per la lapidazione delle donne adultere, che ho a cuore la liberazione della donna, che gli omosessuali sono miei amici, non sostengo il comunitarismo, non sono terrorista, non mi sono convertita all’islam..;;

Dato che devo provare la mia "innocenza", voglio dire perché ho firmato quest’appello. Le ragioni sono molte.

Ero già contro la legge che esclude dalla scuola le ragazze mussulmane che portano un foulard ed ero colpita dal fatto, evidente, che le discussioni suscitate da questa legge avevano soprattutto lo scopo di nascondere un certo numero di questioni sociali, come la disoccupazione, la precarietà e la discriminazione e di dividere il movimento e la sinistra in un momento in cui lo stato sociale veniva smantellato e si rimettevano in causa le libertà pubbliche (Legge Sarkozy, legge Perben, "riforma" del diritto d’asilo).

Quella di nascondere le questioni sociali dietro questioni etniche o confessionali é una tendenza della nostra società. La Francia di prima della guerra conosceva "l’Ebreo". Ora é stato inventato "il Mussulmano", non assimilabile per eccellenza, e se ne parla tanto che finisce per esistere, che i mussulmani reali sono ridotti a questa identità specifica.

Il razzismo islamofobo costruisce il "Mussulmano" come - Sartre lo aveva mostrato bene - l’antisemitismo aveva costruito "l’Ebreo".

Non vedere la situazione specifica che vivono le popolazioni nate dall’immigrazione postcoloniale e riferirsi ad un universalismo astratto porta non soltanto all’incomprensione ed alla separazione ma, e la cosa é più grave, ad isolarsi da una parte importante della popolazione di questo paese.

Se ci ci ostina a rifiutare di tener conto del torto specifico subito dal giovane "immigrato" (e si sa che, nella Francia di oggi, questa qualità é ereditaria: prima, seconda, terza generazione...) é vano pretendere di imporgli una parola d’ordine come "Tutti insieme !".

Questi giovani sono, ad un tempo, cittadini (lavoratori, disoccupati, studenti...) e persone nate dall’immigrazione postcoloniale. Perché si rinoscerebbero nello "stesso padrone, stessa lotta", se neghiamo tutta una parte del loro vissuto?

Se vogliamo progredire perché tutti e tutte si uniscano nella costruzione di politiche nuove, é indispensabile tener conto del torto specifico fatto ai "mussulmani" e ad altri "neri", "immigrati", stranieri non assimilabiliti, soggetti a controlli di identità... disoccupati per il 40%, mentre il tasso di disoccupazione é del 10% per l’insieme della popolazione.

Unire, tale é la posta in gioco. E se talvolta si rimprovera all’appello "Siamo gli indigeni della Repubblica"... che alcuni di noi hanno firmato di tendere a "dividere", é solo per antifrasi. Denunciare le divisioni reali non vuol dire provocarle; anzi, é la loro negazione che le aggrava.

Per finire. Più di 20 anni fa, in Italia, all’epoca detta degli "anni di piombo", tutta una parte della società italiana (operai, studenti, donne...) si ribellava, qualcuno ha impugnato le armi. I partiti della sinistra italiana hanno fatto corpo unico con lo stato per "difendere la Repubblica", "difendere lo stato", "difendere la democrazia".

Non hanno saputo rispondere politicamente alle questioni poste. Hanno risposto con l’odio, i muri, la repressione... Migliaia di persone sono finite in prigione accusate di "terrorismo"; tutta una generazione é stata allontanata dalla politica. La frattura é stata enorme, dolorosa... Per ciascuno di noi, ancora in prigione o in esilio, ma anche proprio per la "repubblica" e la democrazia.

L’Italia e la sinistra italiana che non ha saputo interrogarsi su cio’ che avveniva ne pagano oggi amaramente le conseguenze: populismo, postfascismo al governo, liberismo sfrenato.

Ho firmato l’appello degli "indigeni della Repubblica" perché penso che rappresenti un’opportunità per la società francese ed europea. Quel che é in gioco in modo durevole é la divisione o l’unità degli sfruttati e dei dominati.

Averne coscienza comporta delle responsabilità. Quando i dominati si organizzano, non é naturale che i comunisti siano con loro, fra loro? Posso aggiungere che aver partecipato all’assemblea dei firmatari di questo testo mi ha confermato nella convinzione che la nostra presenza in quest’iniziativa puo’ contribuire a dare un senso politico alla rivolta di questi giovani, a favorire il dialogo e l’azione comune per una società di reale uguaglianza.

http://bellaciao.org/fr/article.php3?id_article=14382