Archivi : FR | EN | ES

Articoli dal 2022

François Truffaut : LES 400 COUPS

lunedì 22 novembre 2004

- Contatta l'autore


di Enrico Campofreda

E’ il primo lavoro di quello che sarà il ciclo dedicato a Antoine Doinel, adolescente alter ego del regista, che viene seguito nel passaggio dalla prima giovinezza all’età matura. Quattro film oltre a questo (Baisers volés, Domicil coniugal, L’amour en fuite) e un corto (Antoine e Colette) compongono il ciclo che parte nel 1959 e si conclude vent’anni dopo.

Il film è dedicato a André Bazin maestro e padre adottivo di Truffaut, oltreché fondatore della rivista Cahiers du cinema su cui il giovane François iniziò a scrivere insieme ad altri colleghi della “nouvelle vague” cinematografica. L’opera fu premiata al Festival di Cannes per la miglior regia.

Prima inquadratura: la macchina da presa a mano corre su un’auto e il colore fumée di Parigi, delle sue nuvole basse e dei tetti d’ardesia delle case liberty, diventa tutt’uno col bianco e nero della pellicola. Innovatore nei contenuti e nell’uso della tecnica filmica, ma anche amante della tradizione come i colori del primo cinema, Truffaut compie il miracolo di fondere i due percorsi senza confonderne i piani.

Sarà sempre un innovatore anche quando immortalerà, quasi a epicedio, angoli di città che vanno sparendo, perché nuovo è il suo modo di narrare. E nuovi i punti di vista sui temi trattati o la denuncia che ne consegue nei confronti d’un mondo statico, benpensante, egoista.

In questo primo lungometraggio al saturo cinismo degli adulti si contrappongono i fantasiosi sogni giovanili, mentre sul conformismo omologato si rovescia iconoclasta lo spirito ribelle. C’è aria di nuovo, vento di libertà che sempre, chi ha il coraggio di rompere il cerchio, paga di persona. Ma solo così ci si sente vivi. E si diventa uomini veri, come il coraggioso Antoine Doinel.

Trama
Antoine è un ragazzo che vive, come altri ma più di altri coetanei, l’incomunicabilità col mondo adulto. A scuola dove è preso di mira la insegnanti autoritari e frustrati, in famiglia dove la madre è fredda e assente e il patrigno assolutamente evanescente. Vive con loro in un minuscolo appartamento che si riempie solo di sera quando i familiari rincasano dopo il lavoro. Trova sollievo in una sodale amicizia con un compagno di scuola assai sveglio con cui si apre alla vita, fuggendo dal grigiore scolastico che l’opprime.

La sindrome di reclusione gli si presenta quando ha a che fare con gli adulti che amano vestire panni autoritari e prendere spunto dalla giovane età dei ragazzi per instradarli forzatamente verso comportamenti adeguati a una vita sociale conformistica.

Verso questo sistema Doinel ha un naturale rigetto, soprattutto se l’autorità viene applicata senza autorevolezza alcuna. Attorno a sé ha persone che gli impartiscono ordini alla maniera militare, non esempi né affettuosi consigli. L’isolamento è assoluto e i passi di libertà che il giovane compie marinando la scuola, allontanandosi da casa, tentando di rubare una macchina per scrivere sono vissuti come forme di ribellismo verso una società irrigimentata e poliziesca. Non ne può che scaturire un crescente desiderio di fuga alla ricerca della libertà, visto che il sistema non vuole integrare gli individui riconoscendone un’identità soggettiva; propone loro uno schema stereotipato che devono accettare, pena l’emarginazione e la punizione col marchio infamante di ‘teste calde’.

Per normalizzare certi soggetti quando la famiglia non basta più e a Doinel, che ormai si lascia facilmente la porta dietro le spalle, non basta, si ricorre alla repressione. Per lui la prigione sociale prende le forme del gabbione d’un commissariato di polizia dove finisce insieme a un ladro e due prostitute. In attesa dell’internamento in riformatorio cui un giudice lo assegna con l’assenso della madre.

Inutile dire come nel luogo di contrizione il ragazzo constaterà altri comportamenti subdoli del mondo dei grandi: una psicologa che lo interroga rivela alla madre alcune sconsolate confidenze del ragazzo sulla vita propria e della famiglia, provocando nella donna aperta ostilità. E’ la frattura definitiva: Doinel, già solo si sente completamente rifiutato e non vuole espiare in quella prigione camuffata. Alla prima occasione vola oltre il recinto e fugge verso il mare.

Luogo a lui sconosciuto, misterioso e affascinante insieme. Questa fuga è un taglio definitivo col passato, una ricerca assoluta di libertà ed emancipazione. Con quella lieve e liberatoria corsa sulla battigia e bagnandosi i piedi Doinel compie il proprio rito d’iniziazione entrando definitivamente nel mondo adulto. La vita non sarà più dura di quanto già lo è stata ma almeno lui non dovrà fingere di essere quello che gli altri vogliono.

Fra paure, sogni e desideri Antoine potrà essere se stesso e proverà a farsi ascoltare.

Regia e soggetto: François Truffaut
Sceneggiatura: François Truffaut
Direttore della fotografia: Henri Decae
Montaggio: M. Josèphe Yoyotte
Interpreti principali: Jean-Pierre Léaud, Albert Rémy, Claire Maurier, Jeanne Moreau, Jean Douchet, Jean-Claude Brialy
Musica originale: Jean Constantin
Produzione: François Truffaut
Origine: Francia, 1959
Durata: 93’