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G8: a Cosenza processo fotocopia

lunedì 29 novembre 2004

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di Marco Menduni

Tredici gli imputati accusati di cospirazione. Antagonisti in piazza: «E’
solo un procedimento politico»

Gli scontri di Genova al centro di un altro caso giudiziario

Genova Un testimone d’eccezione. Il capo della polizia Gianni De Gennaro:
chiamato a raccontare gli attacchi dei black bloc alla "zona rossa". Ma
anche a spiegare le misure di sicurezza predisposte per il G8 del luglio
2001 e persino «le attività svolte dai capi di Stato e di governo al G8 di
Genova». Poi Carmela Aprea, dirigente dell’ufficio Pas della questura
genovese. E Spartaco Mortola, che tre anni fa, sempre a Genova, era il
numero uno della Digos ed è tra gli indagati per l’irruzione alla scuola
Diaz. Ancora: Antonio Bruno e Mario Mondelli, capitano dei carabinieri e
vicequestore della polizia, sugli scontri in via Tolemaide e sull’incendio
del blindato dei carabinieri in corso Torino.

Non è il processo contro i venticinque no global, accusati nelle aule
genovesi di devastazione e di saccheggio. E’ il processo di Cosenza, che
partirà il 2 dicembre: tredici imputati e un’accusa di cospirazione
politica. Che per sua massima parte si estrinseca, però, sulle strade di
Genova, negli scontri che precedettero e seguirono la morte di Carlo
Giuliani. Un processo "politico", tuona il popolo antagonista. Sceso in
piazza ieri. Canti e balli, un clima gioioso. Ottomila manifestanti; in
testa al corteo i due leader del movimento, Francesco Caruso e Luca
Casarini. «Siamo tutti cospiratori», lo slogan.

L’inchiesta calabrese rappresenta uno straordinario caso di gemmazione, di
duplicazione giudiziaria: a Cosenza, nell’ottanta per cento delle
situazioni, saranno al vaglio gli stessi episodi che già i giudici
genovesi stanno studiando e sui quali dovranno esprimersi con una
sentenza. E che i pm hanno già portato a processo con esiti
straordinariamente diversi. Differenti gli imputati, altre le imputazioni.
Un’impostazione diversa. Che già ha creato, in passato tra i due pool,
qualche fibrillazione. Ha fatto sentire la sua voce anche il procuratore
generale di Genova Domenico Porcelli, che ha rimbrottato i suoi per il
"mancato collegamento" con i colleghi calabresi. La risposta non si è
fatta attendere: «Ci siamo scambiati le carte, ma siamo giunti a
conclusioni diverse».

Così oggi un altro nome nobile della magistratura genovese, il procuratore
aggiunto Giancarlo Pellegrino, scende in campo e chiarisce: «Se qualcuno,
tra gli imputati di Cosenza, sarà condannato, allora considereremo se
processarlo anche a Genova per concorso in devastazione e saccheggio. Ma,
ripeto, solo in caso di condanna».

Come dire: i pm genovesi non ci credono. Hanno seguito un’impostazione
assolutamente tecnica: perseguire singoli reati, testimoniati ed
avvalorati da documenti filmati e fotografie. L’inchiesta di Cosenza muove
da considerazioni diverse e mira a dimostrare come le riunioni meridionali
del "Blocco rosso", del "network", ma anche i summit dei Disobbedienti,
mirassero a creare una precisa strategia. Lo scardinamento dello Stato, la
sovversione dell’ordine.

Così Cosenza "processerà" gli scontri al G8 di Genova, come ultimo
tassello di una precisa strategia. I tentativi di sfondamento della zona
rossa, ricorda il sostituto Domenico Fiordalisi. Ma prima del vertice i
comunicati via internet, in cui si invitava il movimento a ripetere a
Genova gli scontri di Napoli, nel marzo 2001. Anna Curcio è accusata anche
di aver partecipato a una riunione, il 17 luglio 2001 a Genova, per
pianificare gli scontri del successivo 2001. Michele Santagata di aver
partecipato alla devastazione dell’agenzia del Credito Italiano in corso
Torino, il primissimo episodio violento della giornata. Ancora, nelle
carte degli inquirenti, un incontro: sarebbe avvenuto nei sotterranei
dello stadio Carlini tra Luca Casarini, Francesco Caruso e alcuni
esponenti dei black bloc inglesi e svedesi. Ancora: le minacce ad alcuni
titolari di agenzie interinali genovesi, per costringerli a chiudere le
serrande dei locali.

Una lunga serie di episodi: alcuni non sono sotto processo neppure a
Genova. Li valuteranno i giudici di Cosenza. Giudici di corte d’Assise.
Perché i reati contestati sono tra i più gravi del codice penale.

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