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GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK

domenica 4 settembre 2005

di Enrico Campofreda inviato a Venezia

Non c’è bisogno dell’etichetta di giornalista, basta essere spettatori normali e non dopati di quel tubo catodico divenuto l’ossessione del nostro sistema per comprendere la lezione che c’è dietro la storia narrata dal film prodotto e interpretato da George Clooney. L’attore-regista spopola nella passerella del Lido come la star che eccita la fantasia di teen agers e mature signore ma sceglie un argomento politico, coraggioso, attualissimo.

Il film parla del maccartismo e della caccia ai comunisti lanciata negli States anni Cinquanta dal senatore del Wisconsin però riflette due realtà presenti nei nostri giorni un po’ ovunque. Quella d’un nemico, vero o presunto, che in tempo di Patriot Act va cacciato, inseguito e se non c’è creato.

E quella della finzione d’una libertà di stampa che soprattutto sui media televisivi scarseggia perché i giornalisti in servizio permanente sempre meno intendono opporsi al Potere. Uomini liberi, prima che opinionisti degni del nome e della professione come Ed Murrow, l’anchorman che s’oppose ai metodi di McCarthey, diventano mosche bianche. Sono praticamente inesistenti forse anche negli States del Terzo Millennio, non solo nell’Italietta berlusconiana.

La questione Murrow non ruota certo solo dietro la classica conservazione del posto di lavoro da parte di chi rischia il licenziamento se scontenta editore e politici (che pure la pellicola descrive). Murrow è un americano medio, è patriota come ogni yankee e non vuole affatto difendere i comunisti che possono tramare contro il suo Paese. Ma è anche un uomo giusto, non vuole che tutto questo sia millantato, non accetta i metodi inquisitori che sotto la spinta fobica e fanatica di McCarthey ogni angolo d’America va facendo propri. Murrow lavora nell’emittente CBS conducendo un popolare programma “See it Now” e insieme al Fred Friendly è responsabile d’un talk show “Person to Person”.

Se siete italiani pensate alla tipologia del talk stile Costanzo, Vespa e cloni: Murrow faceva l’esatto contrario. Era serio, concreto, educatissimo, tagliente, pieno di argomenti e controllava il Potere anziché servirlo. E quello era un Potere che non scherzava, che in quei mesi mandava sulla sedia elettrica i coniugi Rosemberg con l’accusa mai provata d’essere spie sovietiche. Un insulto per qualsiasi uomo libero nella nazione che proclamava di tutelare la libertà di qualsiasi uomo in ogni parte del mondo e la tradiva in patria.

Il primo successo Murrow e l’affiatatissimo staff che lavora con passione al suo fianco l’ottengono dopo aver denunciato la completa faziosità con cui i militari statunitensi hanno sospeso il pilota Milo Radulovich perché considerato un “rischio per la sicurezza” della nazione. Murrow con un intervento televisivo asciutto e deciso accusa McCarthey d’aver indebitamente fatto pressione per licenziare quell’uomo e, cosa ancor più grave, di poterlo fare perché nel Paese nessuno può verificare la veridicità delle accuse. Riceve solidarietà da parte della stampa scritta e dal pubblico e qualche tempo dopo il pilota viene riassunto.

McCarthey è comunque un osso durissimo. Accetta di partecipare alla trasmissione di Murrow ma il contraddittorio non gli piace, vuole registrare il suo intervento (un vero precursore!) e in esso continua la cantilena anticomunista lanciata anche contro il giornalista. Murrow gli risponde con una trafila di registrazioni dello stesso senatore che ne evidenziano la faziosità. I fatti gli danno ragione: il pubblico sostiene il programma. L’editore - che pur sotto pressione continua a riservare la sua fiducia nell’anchorman - ne quintuplica gli appuntamenti. E lo stesso Senato americano, comprende che i metodi maccartisti stanno facendo il loro tempo e accantonano il senatore. Per Murrow è una vittoria doppia, civile e professionale. Appena oscurata dal suicidio del collega Don Hollencbeck che, accusato personalmente da un giornale filogovernativo e afflitto da depressione, si suicida.

Se oltre al cinema civile amate la fotografia Clooney regala un bianco e nero di gran classe, che lega alla fiction immagini di repertorio in cui appare il vero McCarthey con tutto il suo livore anticomunista che, sarà per l’intervento del tempo, riesce ad apparire addirittura più sbiadito d’un certo anticomunismo odierno al cerone.

Regia: George Clooney
Soggetto e sceneggiatura: Gorge Clooney, Grant Heslov
Direttore della fotografia: Robert Elswit
Montaggio: Stephen Mirrione
Interpreti principali: David Strathairn, George Clooney, Robert Downey jr, Patricia _ Clarkson, Jeff Daniels
Produzione: Clooney, Soderbergh, Heslov
Origine: Usa, 2005
Durata: 90’