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Haidi Gaggio Giuliani: "Angelo, raccogliamo le tue parole, le sole che non ci fanno sentire colpevoli"

martedì 15 agosto 2006

di Haidi Gaggio Giuliani

Quando arriva la notizia mi butto a scrivere. Le parole a volte servono a
recuperare la lucidità, a frenare l’onda che ti sta sommergendo. Sempre la
morte ci fa soffrire.

La morte violenta di più.

La morte giovane ancora di più.

La morte di una giovane persona cara infinitamente di più.

E quando non riusciamo a comprendere il perché di una morte non riusciamo a
comprendere a contenere ad arginare il dolore.

Ho incontrato Angelo migliaia e migliaia di volte, nelle strade di Genova, alle manifestazioni, nei centri sociali, tra i giovani comunisti, alle iniziative dell’Arci, ai
sit-in contro la guerra, in Palestina, nel sorriso di tanti ragazzi come
lui.

Nel sorriso unico e irripetibile di ciascuno di loro. Non c’è modo di
comprendere, di contenere il dolore per la sua morte, e il dolore per chi
lo ha ucciso.

Cinque anni fa scrivevo poesie, come quelle che mio figlio mi
lasciava sul tavolo di cucina, prima di uscire, come quelle che gli
lasciavo vicino al letto, mentre lui era fuori. Scrivevo per non impazzire,
per continuare a parlargli, per continuare a sentire la sua voce nella mia
testa.

Ma ora, mentre scrivo, ogni parola mi sembra stupida e inutile: che
cosa posso dire a chi, in questo momento, sta soffrendo in quel modo
indicibile che conosco così bene, a chi, in questo momento vuole solo
silenzio.

Le mie parole scritte mi sembrano subito così rumorose,
indiscrete, perfino offensive. Chiamo Anna, che è a Gerusalemme, ma nemmeno
a lei riesco a dire niente. «Questo mondo è brutto, troppo brutto», mi dice
lei.

Sì, Angelo: questo mondo è troppo brutto per meritarti. Ma questo
mondo l’abbiamo fatto noi vecchi, così.

Noi, violenti egoisti arroganti bugiardi; ma anche noi, pacifisti balbettanti irrisolti divisi, incapaci di fermare l’opulento mercato di morte, di spazzare via le sue fabbriche, i manager e gli sponsor, e i loro miserabili servitori.

Raccogliamo le tue parole, Angelo, le sole che possiamo pronunciare senza sentirci colpevoli.

Raccogliamo il tuo esempio, la tua coerenza, la tua voglia di vita. Per non
arrenderci alla morte.