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Hugo Chávez uomo dell’anno 2005

giovedì 29 dicembre 2005

di Gennaro Carotenuto

Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Hugo Chávez Frias è senz’altro l’uomo dell’anno 2005. Meno di 13 mesi fa concedeva a chi scrive un’intervista (che potete leggere qui) che all’osservatore neutrale poteva apparire al massimo il grande libro dei sogni di un visionario.

Alcune delle cose che elencava, che potevano sembrare il programma politico per una o due generazioni, appena un anno dopo sono state realizzate o sembrano più a portata di mano. Il suo discorso all’ONU in settembre, del quale trovate qui un’analisi, è stato senz’altro la testimonianza più alta sullo stato attuale delle relazioni internazionali, il disastro imposto dall’unilateralismo statunitense e occidentale, il tracollo etico imposto al pianeta dal neoliberismo anglosassone. Ma quello di Chávez fu anche un discorso alto nella proposta all’umanità da parte di un grande dirigente politico che sorge dal Sud. O il mondo guarda al Sud o è condannato. O inventiamo o sbagliamo, dice Chávez citando Simón Rodríguez.

Sono seguiti altri fatti concreti. A Salamanca intorno alla rivoluzione bolivariana gli Stati Uniti si sono ritrovati assolutamente soli laddove Cuba e la rivoluzione cubana non è mai stata così poco isolata. A Mar del Plata hanno dovuto ammettere che l’ALCA (il mercato continentale in funzione delle sole esigenze degli Stati Uniti) lo vogliono solo pochi ascari cileni o centroamericani. All’ingresso del Venezuela come quinta stella della croce del Sud -il simbolo del Mercosur- seguirà presto quella della Bolivia di Evo Morales. Hugo ed Evo sono quelli che la cantano chiara a George W. Bush ogni volta che è necessario.

Hugo Chávez, con il superavit petrolifero di questi anni, ha potuto aiutare Argentina e Brasile ad affrancarsi ed estinguere il debito con il Fondo Monetario Internazionale. Se Lula da Silva ha potuto fare appena pochi giorni fa il grande gesto simbolico di ordinare l’immediata chiusura dell’agenzia del Fondo Monetario Internazionale a Brasilia, se Nestor Kirchner può dichiarare che mai più il Fondo potrà imporre all’Argentina di chiudere un pronto soccorso o una scuola elementare è perché alle loro spalle c’è il Venezuela bolivariano. Questo ha oggettivamente permesso loro di differenziare i creditori ed aprire una nuova stagione meno dipendente dagli organismi finanziari del Nord.

All’interno continuano ad esserci dubbi sulla solidità della classe dirigente di un partito, il Movimento V Repubblica, esile e sul quale troppi sembrano essere saliti sul carro del vincitore. Ma il consenso dal basso, riconfermato ed ampliato elettoralmente una volta di più fa ben sperare che la base chavista governi ed indirizzi un processo che è innanzitutto partecipativo. L’ultimo annuncio, quello della volontà di arrivare ad un’unità di scambio latinoamericana in sostituzione del dollaro (una sorta di vecchio ECU della CEE che per il solo fatto di esistere farebbe perdere agli SU una rendita di posizione miliardaria), sembra davvero il passo senza ritorno di un processo rivoluzionario dove dignità e sovranità smettano di essere parole vuote.

Il 2005 è stato anche l’anno nel quale in molti anche in Occidente si sono dovuti accorgere della solidità del processo bolivariano. Non tutti ovviamente, non l’hanno fatto e non lo faranno mai velinari di Washington come un Gianni Riotta o un Alessandro Oppes, che riportano fedelmente sempre e solo la visione di mondo della Casa Bianca mancando al loro dovere primario di informare. Non lo fa un politico corrotto dal fondomonetarismo più ortodosso come Massimo D’Alema, che continua a spargere pregiudizio e bugie su tutto quello che succede in America Latina.

Nell’intervista che mi concesse Don Hugo citata, c’è già tutto quello che l’anno trascorso ci ha manifestato, ma questo tutto è collocato in un futuro remoto. La cavalcata che trasforma i sogni in realtà sembra già oggi inarrestabile. Tra vento e tempesta il cammino è quello verso l’Unità Latinoamericana, la sovranità e la liberazione dal bisogno. Si sta avanzando anche se il cammino è arduo e pieno di ostacoli.

E se il XXI secolo fosse invece il secolo latinoamericano?

http://www.gennarocarotenuto.it/dblog/articolo.asp?articolo=400

Messaggi

  • HUGO CHAVEZ E’ SOLAMENTE UN BURATTINO IN MANO AGLI AMERICANI E AI SIGNORI DELLA DROGA QUINDI NON CERCHIAMO DI FARE PASSARE LA SUA FIGURA X QUELLO CHE NON E’.GRAZIE

    • Chavez un "burattino" in mano agli americani ?

      Chavez in mano ai "signori della droga" ?

      A me personalmente il personaggio non entusiasma, non mi piacciono i "caudillos" , nemmeno quelli di sinistra, e diffido normalmente dei militari di tutti i tipi, anche di quelli "rivoluzionari".

      Ma io sono fondamentalmente anarchico.

      Piuttosto ho invece l’impressione che tu abbia confuso Ugo Chavez con qualcun altro.

      Keoma

    • Ho avuto la possibilità di trascorrere un po’ di tempo in Venezula quest’anno, per far conoscere il libro che ho scritto sulla figura di Simon Bolivar. Non ho conosciuto personalmente Chavez (conto di farlo nel 2006) ma ho avuto modo di conoscere la gente.
      Lo amano, o almeno l’ama la fetta di popolazione più povera. La classe medio alta invece lo detesta e ogni cosa che egli fa viene contestata con durezza.
      A Keoma che lo definisce Caudillo voglio fare notare che delle 8 televisioni che trasmettono in Venezuela solo una è in mano al governo (canale 8 appunto) mentre nelle altre sette almeno tre costantemente, con una propaganda incessante, criticano Chavez. Non è dei dittatori permettere ciò.
      Non è facile governare in nessun luogo, meno che meno in Sudamerica, ma vi assicuro che i risultati piano piano si stanno vendendo.
      Il problema è che, se non si è perfettamente allineati agli Stati Uniti, si viene sistematicamente tacciati di essere uno Stato canaglia....
      Sandro. nippolino@inwind.it

    • "Caudillo" e’ un modo di essere, tipicamente spagnoleggiante, e non necessariamente di destra.

      E’ innegabile, ad esempio, che "caudillo" lo e’ un po’ anche Fidel Castro.

      Chavez e’ stato eletto democraticamente, elezione confermata, a vario titolo, sei o sette volte, su questo non c’e’ dubbio e i voti li ha presi dai ceti piu’ poveri del Venezuela mentre e’ pesantemente contrastato, anche con tentativi golpisti, dalla borghesia "compradora" legata agli Usa.

      Rimane il fatto che ho qualche istintiva difficolta’ ad identificarmi con qualcuno che pronuncia discorsi di sette-otto ore, che in alcune occasioni ha detto cose pestifere rispetto alla sua ammirazione per Benito Mussolini e che e’comunque dalla cima dei capelli alle unghie dei piedi un "militare".

      Una volta detto questo, sono intervenuto chiaramente per negare sia che sarebbe "un burattino in mano ai trafficanti di droga" e ancora di piu’ che sarebbe "servo degli Usa".

      E sicuramente ritengo che il suo esperimento "bolivariano", nel piu’ generale sconvolgimento positivo di gran parte del Sudamerica ( vedi anche recente vittoria di Morales in Bolivia ), e’ cosa interessante e positiva.

      Da questo, francamente, a farne un "modello" o addirittura "l’uomo dell’anno" mi sembra un tantino eccessivo.

      Keoma

    • Sono d’accordo con lei, uomo dell’anno mi sembra un po’ eccessivo.
      Quello che bisogna riconoscere a Chavez è di aver cominciato a scuotere le coscenze, nei termini e nei modi che non sono nostri ma tipicamente sudamericani. Forse dobbiamo cominciare (e lo dico anche a me) a non pensare che il solo modo di governare un Paese è quello che noi pensiamo che sia giusto. Le realtà sono sempre differenti, vede Keoma, credo che non esista un modello di democrazia perfetto. Credo che le radici e la cultura siano determinanti per dettare il tipo di politica che deve essere attuata. E’ vero Chavez ha un programma televisivo che dura tutta la domenica pomeriggio, dove la propaganda si spreca. E’ vero. Però non vedo tutta questa puzza di dittatura, quando vivevo a Caracas ero in un quartiere totalmente abitato da anti-chavisti che semplicemente non guardavano il programma, ma andavano a fare compere (loro che potevano) nel più grosso centro commerciale del sudamerica (a quel che mi dicevano) il Sambil, in pieno modello occidentale. Voglio dire, mi sembra che la gente sia libera di fare ciò che le pare. Se poi i politici dell’opposizione non sono in grado di organizzarsi per presentarsi alle elezioni compatti per tentare di vincerle...beh...insomma sono problemi loro.
      sandro

    • w chavez ,DIO SE AMI I POVERI E GLI UMILI ELIMINA BUSH E TUTTA LA CRICCA DEL CAPITALISMO CHE STA PORTANDO IL PIANETA ALLA FINE PRECOCE DEI SUOI GIORNI.

    • Non scomodare Dio, basta la coscienza e la consapevolezza civile.
      Il sudamerica potrebbe essere la nuova frontiera di ciò ma bisogna sostenerlo. Tutti fanno errori, Chavez in primis, ma non si può negare che è una via alternativa a quello che tu scrivi.
      sandro.