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IN PANCHINA

domenica 27 novembre 2005

di Doriana Goracci

L’ennesimo stupro, a una giovane donna italiana, assurge per 24 o 48 ore alla ribalta della cronaca perché consumato da un probabile immigrato, clandestino per giunta. L’indifferenza dei passanti che hanno assistito , verosimilmente muniti da uno o più cellulari nelle tasche, non ha confini, è il muro dell’omertà che unisce il sud al nord, che fa sembrare Cofferati un “vero padano”.

Sono molto preoccupata, in quanto donna e madre, da questa indifferenza non solo al privato ma anche al pubblico. Sono molto preoccupata dalle voci , peraltro in coda , addolorate ferme o smarrite di coloro che commentano la violenza alle donne. Noto quale metodo altrettanto omertoso riesce ad escogitare il mondo dei media a “non” esaminare con serietà le misure prese dal governo spagnolo in tema di qualità della vita.

Forse in Spagna non hanno immigrati, malati, utenti, turisti,passeggeri, perditempo, disoccupati, fedeli, credenti,studenti,lavoratori, laici, cittadini ?Ecco che invece spunta un’analisi precisa sui fatti di Melilla, le manifestazioni dei cattolici spagnoli, le privatizzazioni spagnole...

Quanti nel nostro paese sanno che in Spagna il ministro dell’economia è una donna e così il numero due dello stesso governo?Vorrei che la sinistra studiasse con attenzione la partecipazione all’amministrazione municipale spagnola, vorrei che con “modestia” si studiasse, capisse e si potesse riprodurre, con le debite correzioni, il sistema spagnolo.

Zapatero non è una parolaccia, non è che l’inizio, ma è, può essere un inizio...Non trovo molte proposte per il futuro, io radicale di "sinistra", tranne mandare a casa la "destra".

Vorrei vivere , vorremmo vivere le nostre città e periferie, vorrei che le giovani donne come mia figlia non scappassero da Napoli, vorrei che V. non progetti, da invalida, di ritornare a vivere in Spagna dove la sanità funziona eccome, vorrei che altre giovani donne amiche tornino dalle capitali europee dove lavorano, duramente, ma lavorano, vorrei da donna sedermi su una panchina" individuale" di recente installate al centro o alla periferia di Barcellona in aggiunta a quelle multiple, per pensare e sorridere magari.. per non attendere terribili mezz’ore, corse sghangherate di autobus o metro in marciapiedi dissestati, senza un’accoglienza se non quella degli sguardi di coloro che passano e ritengono che siamo a disposizione con i nostri corpi, a gratis come si dice a Roma, per chi, ad esempio, non può pagarsi una prostituta.

Vorrei che i “nostri uomini” se la filassero dalle terre occupate dagli eserciti di guerra e di pace. E non parliamo di scimmiottamenti, dove delle scimmie siamo maestri nel mettere manine agli occhi alla bocca e alle orecchie. Vorrei meno opinionisti, turlupinatori e terribili legiferatori e più programmi partecipati: sia” richiesta” la presenza reale delle donne che sono stanche molto stanche di essere privatizzate su questa Italia del libero mercato dove la nostra libertà e diritto alla vita non sa più dove abita, e senza neanche "una panchina" dove aspettare.