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Il Cavalier gaffe: sciocchezzario del 2003

lunedì 12 gennaio 2004

Chiamarle gaffes sarebbe sbagliato. Lui pensa davvero come parla.
«Berlusconi è l’unico bugiardo sincero che io conosca», diceva di lui Indro
Montanelli, che lo conosceva bene: «Crede davvero alle scempiaggini che dice
e che fa». Spesso si tratta di parole in libertà, pronunciate soprattutto
all’estero, quando l’uomo sfugge al controllo dei suoi consiglieri e parla a
braccio, lontano dai ghost writer.
Più spesso ancora sono forzature volute, per alzare il livello dello scontro
e abbassare sempre più quello di reazione. O magari per minacciare vergogne
impossibili allo scopo di farne accettare di un pochino meno impossibili. In
ogni caso, quest’anno il Cavaliere ha superato se stesso. E non era facile.

Gennaio. Comincia bene, il 2003. La legge Lunardi sulle opere pubbliche, all
’articolo 28 (edificabilità nelle zone limitrofe ad aree cimiteriali),
riforma la legge napoleonica che vietava di seppellire i morti fuori dai
cimiteri: Berlusconi potrà finalmente dare degna sepoltura ad amici, parenti
e infine a se stesso nel celebre mausoleo del Cascella, liberamente ispirato
alla tomba di Tutankamen nel giardino della sua villa di Arcore. Il premier
ipotizza un "condono creativo" per gli abusi edilizi: anziché abbattere gli
eco-mostri, basterà abbellirli con «giardini e parchi giochi». Ai funerali
di Gianni Agnelli, Berlusconi si presenta a bordo di una fiammante Mercedes
e protesta perché non gli hanno riservato una poltrona in prima fila nel
Duomo di Torino: fischi dalla folla. Solo il Tg3 dà la notizia. La
Cassazione respinge la richiesta di trasferire i processi "toghe sporche" da
Milano a Brescia e condanna Berlusconi e Previti a pagare 1500 euro di spese
processuali; il giorno prima il Cavaliere aveva assicurato «assoluta fiducia
nella Suprema Corte»; il giorno dopo appare in tv a reti unificate per
attaccare la Cassazione e la magistratura tutta («si giudica da sé e si
autoassolve in ogni sede»), chiedere di essere giudicato solo dai suoi
"pari", invocare il ritorno all’immunità parlamentare.

Febbraio. Ultimi preparativi per la guerra all’Iraq. Berlusconi incontra
Bush e, uscendo dalla Casa Bianca, preannuncia una «terribile strage con le
armi di Saddam Hussein». Imbarazzo al Pentagono. «L’Italia è perfettamente
allineata a Washington», garantisce il premier. Poi concede agli Usa basi
aeree, strade, porti e ferrovie per trasportare armamenti e uomini in Iraq.
I pacifisti manifestano a Roma in 2 milioni, ma la Rai oscura l’evento
(«potrebbe influenzare il voto del Parlamento», spiega il dg Rai, Agostino
Saccà). Per Berlusconi, «i pacifisti fanno il gioco di Saddam». E per il
ministro della Difesa Antonio Martino «l’Italia è con gli americani anche
fuori dall’Onu». Ma il premier, alla Camera, riesce a schierarsi
contemporaneamente con Bush, il Papa, l’Onu, l’Europa e Pannella (che chiede
l’esilio di Saddam). Il governo vara un decreto per sanare i debiti delle
società di calcio (fra le quali il suo Milan), fra le proteste dell’Unione
europea. Berlusconi riunisce in casa sua i leader della Cdl per decidere il
nuovo Cda Rai. Ma poi Pera e Casini ne nominano un altro.

Marzo. Fuoco di sbarramento polista contro Paolo Mieli presidente della Rai.
Alla fine la spunta Lucia Annunziata. Maggioranza spaccata alla Camera sull’
indultino: Lega e An contro, Fi e Udc a favore. Berlusconi annuncia il lodo
Maccanico per abolire i suoi processi. Gli angloamericani invadono l’Iraq: l
’Italia di Berlusconi è "non belligerante" e viene esclusa sia dal vertice
dei paesi pro-guerra sia da quello degli anti-guerra.

Aprile. La Corte dei Conti boccia come «irrealistiche» le previsioni di
crescita formulate dal governo. Berlusconi si presenta il Venerdì Santo in
tribunale per chiedere di essere sentito e interrompere la contumacia: ma
manca un avvocato, e prima che venga sostituito il premier se ne va: «Ho un
impegno a Roma». Dopo la Santa Pasqua e un’ultima raffica di ricusazioni,
Previti viene condannato a 11 anni per corruzione dei giudici nel processo
Imi-Sir/Mondadori. Il Cavaliere la prende male e strilla ai «giudici
golpisti» e alla «sentenza politica».

Maggio. Berlusconi torna in tribunale e stavolta parla, per accusare Prodi
di «svendita della Sme» e addirittura di tangenti da De Benedetti. Poi,
nervosissimo, chiede ai carabinieri di identificare un cittadino che in
tribunale gli ha detto: «Buffone, fatti processare». Berlusconi annuncia che
chiunque lo contesterà sarà denunciato da Palazzo Chigi per vilipendio delle
istituzioni: subito i casi di contestazione si moltiplicano in tutta Italia.
La commissione Telekom Serbia estrae dal cilindro Igor Marini e manda una
delegazione a Lugano, subito arrestata in blocco appena passata la
frontiera. Berlusconi inventa gli «impedimenti istituzionali» più impensati
(compreso un vertice col prefetto di Belluno sulla criminalità nel Mare
Adriatico e la finalissima di Champions League) per disertare il Tribunale.
Poi invita i suoi a insidiare le mogli dei magistrati. Persino gli avvocati
delle Camere penali scioperano contro il governo.

Giugno. Nuovi disperati tentativi del premier di fuggire al processo,
compresa una visita a sorpresa in Lussemburgo, seguita da un lungo incontro
con la stampa e da un’imbarazzante ammissione: «Non scappo dalla giustizia,
semmai dall’ingiustizia». Comunque scappa. Il giorno 9 la Cdl tracolla alle
amministrative, dal Friuli a Brescia. Il 17 Berlusconi torna finalmente in
aula, seconda puntata delle dichiarazioni spontanee (85 bugie in 115
minuti). Il 18 passa il lodo Maccanico che abroga il processo. Il 19
Berlusconi comunica: «Io ero contrario il lodo, l’ha voluto Ciampi».
Imbarazzo al Quirinale.

Luglio. Comincia bene il semestre europeo a presidenza italiana: nella
seduta inaugurale a Bruxelles, Berlusconi insulta il socialdemocratico
tedesco Shulz che aveva osato porgli due domande («la proporrò per il ruolo
di kapò nazista») e l’intero europarlamento: «Siete dei turisti della
democrazia». Proteste corali di tutte le cancellerie e dell’intera stampa
continentale. Altre proteste per un’uscita del sottosegretario al Turismo
Stefano Stefani sui tedeschi «famosi per la birra e le gare di rutti».
Stefani si dimette. Berlusconi è costretto a scusarsi con Schroeder. Poi
annuncia che la mafia è sconfitta perché «tutti i mafiosi sono in carcere».
I giudici antimafia smentiscono. Dossier dell’Economist con le domande a cui
il premier italiano non risponde: lo staff del premier parla di «spazzatura»
e annuncia una querela al settimanale britannico.

Agosto. Berlusconi, uscendo dal Quirinale, annuncia che Ciampi è d’accordo
sulla legge Gasparri. Ciampi smentisce: «Non ne abbiamo mai parlato». Il
Tribunale di Milano deposita la sentenza Imi-Sir/Mondadori e parla del «più
grave caso di corruzione della storia d’Italia e forse non solo». La
commissione Telekom si riconvoca d’urgenza per ridare la parola a Igor
Marini, che accusa anche Rutelli, Veltroni, Mastella, Bordon. Il premier
diserta la "prima" dell’Arena di Verona, dove avrebbe dovuto incontrare
Prodi e Schroeder, perché corre voce che i "disobbedienti" vorrebbero
contestarlo armati di terribili fischietti. In compenso partecipa alle nozze
del figlio del premier turco e si produce in un baciamano della sposa che,
essendo musulmana, è coperta di veli e non può essere neppure sfiorata.
Imbarazzo ad Ankara.

Settembre. Intervista a puntate a due giornalisti dello Spectator.
Berlusconi afferma che i giudici italiani sono «matti, mentalmente
disturbati, antropologicamente estranei alla razza umana»; che Montanelli e
Biagi l’hanno criticano perché «sono invidiosi di me»; e che «Mussolini non
ha mai ucciso nessuno: gli oppositori li mandava in vacanza al confino».
Ciampi esprime «piena fiducia nella magistratura», ricorda gli orrori del
fascismo e rammenta che la Repubblica è nata dalla Resistenza. L’Italia
viene esclusa dal vertice Francia-Gran Bretagna-Germania-Spagna sull’Iraq.
Berlusconi parla a Wall Street e invita a investire in Italia dove «non ci
sono più comunisti», ma in compenso «abbiamo segretarie bellissime». Poi
tiene un messaggio a reti unificate per magnificare la sua riforma delle
pensioni, che non piace e nessuno, nemmeno agli alleati.

Ottobre. Mentre Giuliano Ferrara definisce «omicida» l’Unità e accusa Furio
Colombo e Antonio Tabucchi di essere i «mandanti linguistici del mio
prossimo assassinio», Berlusconi minaccia le elezioni anticipate per sedare
le risse ormai quotidiane fra Lega da una parte e An e Udc dall’altra. Fini
propone di far votare gl’immigrati e la Lega minaccia la crisi. Attacchi al
governo anche da Bankitalia e Confindustria. Un telesondaggio di Domenica In
chiede agli italiani a che cosa dicono basta. Vince la risposta «Basta con
Berlusconi e con i politici che dicono e poi non fanno». Ma viene letta in
diretta una sola volta: dalla domenica successiva la Rai cambia la domanda e
proibisce quelle politiche.

Novembre. Previti condannato ad altri 5 anni di galera (totale: 16 anni, in
primo grado) per corruzione dei giudici nel processo Sme-Ariosto. Condannato
anche Squillante, assolto il giudice Verde: il centrodestra,
incredibilmente, esulta. La Rai censura RaiOt di Sabina Guzzanti per aver
raccontato la legge Gasparri. La Rai vieta a Bonolis di intervistare Enzo
Biagi e Paolo Rossi, che vorrebbe leggere un passo di Tucidide sulla
democrazia ateniese. Riesplodono in tutte le piazze d’Italia i girotondi.
Berlusconi, reduce da un imbarazzante viaggio in Cina, comunica: «La
situazione in Iraq sta migliorando molto. Si parla molto di attentati
terroristici che prevalgono sulla immagine globale della situazione. Ormai l
’Iraq sta andando verso la normalità e la democrazia». Pochi giorni dopo, a
Nassiriya, la guerriglia irachena fa strage di carabinieri italiani. Il
Cavaliere riceve l’amico Putin e, in conferenza stampa, risponde per lui:
giurando che la Russia è un modello di diritti umani, in Cecenia non è
successo niente di grave, «ci sono attentati della guerriglia, ma Mosca non
ha mai risposto». Cancellati 200mila morti per i bombardamenti russi su un
milione di abitanti. L’indomani la commissione e il parlamento europei
condannano quei deliri, ma i telegiornali oscurano la notizia. Berlusconi
annuncia al New York Times che bisogna abbattere tutti i regimi non
democratici nel mondo, anche con le armi, modificando il concetto di
sovranità nazionale. Poi dice che l’hanno frainteso.

Dicembre. «Se fossi un dittatore, sarei il più sfigato», spiega il Cavaliere
a fine anno. In effetti, nel giro di pochi giorni, gli tornano sul muso
tutti i boomerang lanciati durante l’anno: Igor Marini incriminato per
calunnia ai danni di Prodi, Fassino & C; archiviata l’inchiesta di Brescia
sui pm Colombo e Boccassini per il fascicolo 9520/95; fallita miseramente la
convenzione europea, ultima debacle del semestre italiano; contestata da un
milione di persone a Roma la riforma delle pensioni; bocciata financo da
Casini la legge finanziaria, parzialmente priva di copertura finanziaria;
colossi come Parmalat e Cirio che affondano nei trucchi contabili dopo la
depenalizzazione del falso in bilancio; prezzi più alti che nel resto d’
Europa; crescita ridotta allo zero virgola qualcosa; un paese che si sente
sempre più povero (fonte Istat); scioperi selvaggi nel settore dei
trasporti; bocciata da Ciampi la legge Gasparri per manifesta
incostituzionalità; rischi analoghi per il lodo Maccanico, trascinato
dinanzi alla Consulta dal Tribunale di Milano. Sempre più nervoso e
impopolare, Berlusconi se la prende con la carta stampata («è obsoleta,
superata da internet, e pende per l’85 per cento a sinistra: il vero regime
è quello»). Poi, alla conferenza stampa di fine anno, si supera: «Il
conflitto d’interessi è una leggenda metropolitana... Ciampi non ha firmato
la Gasparri per le pressioni dalla lobby degli editori... Gli aumenti dei
prezzi sono colpa dell’euro... Chi lavora all’Unità dovrebbe
vergognarsi...». E minaccia: «Governerò per altri 10-15 anni». Il suo
augurio per un sereno Natale a tutti gli italiani.

da «Avvenimenti» nr.50