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Il fallimento annunciato del dogma "libero commercio=fine della povertà"

giovedì 15 dicembre 2005

di Vittorio Agnoletto

Nel giorno di apertura dei lavori della sesta Conferenza

«IL FALLIMENTO ANNUNCIATO DI HONG KONG È IL FALLIMENTO
DEL DOGMA «LIBERO COMMERCIO = FINE DELLA POVERTÀ»

Hong Kong, 13 dicembre 2005 - «L’esito del negoziato di Hong Kong dimostrerà per l’ennesima volta il fallimento del modello: «libero commercio = giustizia economica e fine della povertà».

Dopo i fallimenti di Seattle nel 1999 e Cancun nel 2003, la riunione di Hong Kong si apre con l’ennesimo rapporto delle Nazioni Unite che sancisce la sconfitta delle politiche liberiste nella lotta alle sperequazioni economiche e sociali mondiali.

Secondo l’OIL, l’agenzia ONU per il lavoro, negli ultimi dieci anni la globalizzazione ha
comportato unicamente un arricchimento per le imprese transnazionali, senza alcuna ricaduta sull’occupazione e i redditi dei lavoratori del Nord come del Sud del pianeta.

Gli obiettivi al ribasso del vertice, così come illustrato ieri da Pascal Lamy alla Conferenza Interparlamentare a cui partecipo come delegato del Parlamento Europeo, presentano però numerose insidie per i Paesi poveri e in via di sviluppo che, a parole, dovrebbero essere fra i primi beneficiari del Doha round.

Dobbiamo stare attenti ai colpi di coda e rilanciare i punti programmatici fondamentali del movimento altromondialista che dal Forum sociale mondiale di Porto Alegre del 2001 ai prossimi forum di Caracas, Bamakò e Karachi nel gennaio 2006, si sta battendo per un’altra globalizzazione possibile:

escludere l’OMC dal negoziato sull’agricoltura, per affermare la sovranità alimentare nell’ambito delle Nazioni Unite;

proteggere e promuovere i beni comuni (acqua, saperi, servizi pubblici) escludendoli dal negoziato per la liberalizzazione dei servizi GATS (General Agreement on Tariffs and Trade - Accordo generale sul commercio dei servizi);

applicare una moratoria al negoziato NAMA (Non Agricultural Market Access, sui prodotti industriali) al fine di permettere una valutazione equa e partecipata del suo impatto sulle già fragili economie dei Paesi più poveri e di quelli in via di sviluppo;

riaffermare la priorità del diritto all’ accesso ai farmaci essenziali rispetto alla tutela dei brevetti prevista dagli accordi TRIPS, e restituire all’ Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) la competenza riguardo la definizione delle politiche sanitarie globali.

Il WTO è un sistema che produce ingiustizia nelle relazioni commerciali ed economiche tra i Nord ed i Sud del Mondo. Un sistema a beneficio di poche élites finanziarie e industriali mondiali e a svantaggio dei popoli che - dietro la spinta dell’illusione della crescita infinita - vedono scomparire le basi stesse della vita e della sussistenza.

Condizionare, come stanno facendo Stati Uniti e Unione Europea, l’apertura dei mercati ai prodotti agricoli del Sud del mondo all’impegno da parte di quei governi di privatizzare i beni e i servizi essenziali equivale a costruire le premesse per cristallizzare l’attuale situazione di impoverimento globale».