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Il metallo del disonore

venerdì 6 febbraio 2004

di Viviana Vivarelli

E’ morto il caporal maggiore Valery Melis, dopo lunga agonia, e’ morto per linfoma
maligno, contaminato da uranio impoverito, aveva 26 anni.

I soldati italiani contaminati sono ormai 264. 26 sono morti per patologie tumorali.
23 bambini sono nati con malformazioni. Altissimo il numero degli aborti. Alte le percentuali di
patologie linfatiche. Fotografati i metalli pesanti all’interno dei loro corpi. Malattie identiche
a quelle denunciate dai soldati americani gia’ dal ’78 nella completa indifferenza dei capi
militari e politici. 11 bambini malformati sono nati addirittura da civili vicino a poligoni militari.
Ma l’Organizzazione Mondiale alla Sanita’ nega che l’uranio sia pericoloso, gli Stati Uniti negano,
i servizi militari negano.

Si chiede di aprire una inchiesta per verificare quale sia la
pericolosita’ di queste ’missioni umanitarie’, ma governo e parlamento oppongono un muro di gomma, ed e’
inaccettabile che Ciampi continui a parlare della necessita’ e della bellezza delle missioni
all’estero. Nelle zone dei Balcani colpite dai bombardamenti le patologie degenerative sono aumentate
del 300%. Cosa sara’ dell’Irak dove sono state buttate 2.000 tonnellate di uranio impoverito?

Attualmente 11.000 soldati italiani, tutti giovanissimi, sono stati spediti in guerre
che mai avrebbero dovuto esistere e alle fanfare per la loro partenza non si sono accompagnati
altrettanti segni di considerazione quando sono tornati malati o morenti. Per chi muore per
contaminazione non vengono fatte esequie solenni all’altare della patria, non si sventolano tricolori, non
si fanno declamazioni patriottiche. I loro casi sono rimossi in fretta, e in fretta cadono
nell’oblio. I figli della patria cessano di essere tali e diventano figli di nessuno.

Almeno possa cessare la retorica di queste guerre volute non si per chi e non si sa
perche’, guerre difficilmente giustificabili, combattute con armi illecite, che uccidono come
boomerang quelli stessi che le usano o le contattano, armi nemiche degli amici come dei nemici, come se
poi qualsiasi guerra ancora potesse ancora trovare dei difensori e dei retori. Ma con quale
diritto, con quale cinismo, mandiamo la nostra migliore gioventu’ in guerra e poi la dimentichiamo, come
se non fosse mai nata? Ai morti e agli ammalati non sono neanche riconosciute le cause di
servizio, nessuna pensione alla vedova, nessun aiuto all’orfano.

Zero attenzioni per le loro cure, per i
famigliari costretti ad affrontare situazioni drammatiche, nessun plauso per la loro morte.
Sembra che la Nato avesse avvertito i comandi italiani del pericolo dell’uranio ma che
le autorita’ italiane si siano ’dimenticate’ di preservare dal pericolo i soldati. Lo stato
rifiuta di considerarli colpiti in guerra, rifiuta le conseguenze sanitarie e quelle legali, perche’ le
armi all’uranio sono state dichiarate ovunque illegali e hanno continuato lo stesso a proliferare
indisturbate, perche’ il traffico di armi ha protettori potenti mentre quei ragazzi erano
sguarniti di assoluta protezione, erano ’carne da macello’, buona da mandare nel luogo del pericolo,
pronta a essere scaricata quando non serviva piu’. Giustamente il signore del lifting rifiuta anche di
andarli a trovare questi ragazzi, 20 anni, 21 anni, 23 anni.... per non contaminarsi.

All’onorevole Contestabile che dichiara che il nostro equipaggiamento era il migliore di tutti, opponiamo il
fatto che che nessun soldato russo o tedesco e’ stato contaminato e che tutti coloro che hanno
fatto richiesta di tornare (e sono un terzo) sono stati rimpatriati, ai discorsi fatui opponiamo le
testimonianze di tutti quei ragazzi italiani che nel Kossovo, in Macedonia, in Bosnia...
raccattavano frammenti bellici ’a mani nude’, e a cui si diceva solo di sbattere giu’ la polvere, tutta
quella micidiale polvere....