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Il piu’ affascinante di tutti e’ il mandorlo

mercoledì 30 agosto 2006

dedicato a Lina e Narjas Fakih di Aytaroun

di Al Faraby

Avete voi, una volta nella vita, speso del tempo ad ascoltare un albero?

Dovete avere l’orecchio fine, poiche’ tali esseri non parlano ad alta voce. Tutto sta nel vento. Le foglie si muovono, poi i rami, fino a che tutto l’albero oscilla. E quando il vento e’ passato, allora c’e’ il sole. Le foglie che filtrano la luce. Le ombre che si proiettano e che non si proiettano. Il verde che gioca con l’azzurro e il marrone. E’ la danza dei colori, d’ogni sfumatura. La palette di Picasso arrossisce di vergogna, invidia e gelosia. Il pittore diviene folle. Vincent s’e’ strappato l’orecchio!

Il piu’ affascinante di tutti e’ il mandorlo.

E’ il primo a far spuntare i suoi fiori bianchi dal cuore rosa. Quello della mia infanzia e’ tutt’ora la’, giu’ per la via che va al villaggio. E’ un vecchio solitario custode di tutti i nostri segreti. Testimone delle nostre sventure e delle nostre fortune. Egli ha visto andare i vecchi e arrivare gli innamorati. Egli ha udito crescere i bambini e tutti i loro segreti.

Il piu’ affascinante di tutti e’ il mandorlo.

A Pasqua, mi ricordo, noi tagliavamo qualche ramoscello carico di mandorle verdi, che mischiavamo nel bouquet con i papaveri. Ho sentito lui ridere di gioia. Lui mi diceva: "Vai avanti piccolo, prendine quanti ne vuoi... Conosco anche la tua ragazza!"

Lo sentii canzonarmi.

"Sei geloso, non e’ vero?"

Il suo sorridere era tenerezza e il vento caldo di primavera inebriava entrambe, me d’amore e lui di mandorle verdi.

Io correvo, con in mano il mio bouquet verde, marrone e nero, verso il villaggio. La messa doveva essere detta, il mio bouquet doveva esser benedetto, prima di offrirlo segretamente a colei che amavo.

Ora lei e’ accanto a me. Fra le sue braccia, Narjas la nostra piccola dorme. Forse sogna? Forse no!

La strada e’ stata lunga. Arriviamo al villaggio. Tutte le case sono demolite, la chiesa anche. La piazzetta distrutta, le vie ingarbugliate.

Io prendo quella di casa. Lascio il villaggio.

Alla svolta ho il sentore di un’immensa disgrazia. Io guardo la mia amata, anche lei mi guarda. Lei percepisce la mia disperazione e mi stringe fortemente il braccio.

"Vai, avanti!", mi vuole dire.

Mi avvio adagio nello stretto sentiero, come per pudore, come per rispetto, come se avanzassi su un cimitero.

Guardo avanti a me... vedo il mio vecchio amico tutto bruciato.

Hanno perfino incendiato il mandorlo.

Narjas dorme ancora. Forse sogna? Forse no!

Testo originale in francese:

http://bellaciao.org/fr/article.php3?id_article=32604