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Il progetto Bolkestein é in marcia al Parlamento europeo.

mercoledì 11 maggio 2005

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I deputati di destra e la maggioranza di quelli del Partito socialista europeo hanno respinto un emendamento che invitava la Commissione ad una revisione.

di Marc Blachèretradotto dal francese da karl&rosa

La cosa doveva passare inosservata. Un concorso di circostanze, non del tutto fortuito, ha permesso che si venisse a sapere. Giovedi’ 28 aprile, in occasione di una breve sessione plenaria a Bruxelles, al Parlamento europeo é stato sottoposto un rapporto relativo all’attuazione del mercato interno nei nuovi stati membri. Il gruppo dei Verdi ha colto l’occasione per presentare un emendamento alla risoluzione proposta al voto dei deputati. Il testo di questo emendamento verte sulla realizzazione del mercato interno dei servizi. Vi si sottolinea che occorre procedere sulla base "di un’armonizzazione verso l’alto" delle legislazioni dei paesi membri. Vi si "deplora" l’orientamento del progetto di direttiva Bolkestein, "che si basa sul principio del paese d’origine". Infine, vi si "domanda alla Commissione di proporre il più rapidamente possibile un percorso più appropriato per realizzare" questo mercato interno dei servizi.

Questo testo non poteva corrispondere meglio alle dichiarazioni rese da molti capi di stato e di governo, e specialmente a quelle di Jacques Chirac, in occasione dell’ultimo vertice europeo a Bruxelles. E’ ben più moderato della risoluzione n°402 adottata il 15 marzo scorso dall’Assemblea nazionale francese. Quel giorno, davanti ai deputati, Claudie Haigneré, ministra delegata agli Affari europei, dichiarava: "Il governo considera che [questo testo] non é accettabile cosi’ com’é e deve essere riscritto. Vogliamo una direttiva diversa..." Il resoconto ufficiale della seduta parla di "applausi sui banchi del gruppo UMP e UDF" (la maggioranza di governo, NdT). Infatti, Marc Laffineur, portavoce del primo ministro, rincarava: "Proposta inaccettabile." Anne-Marie Comparini, a nome dell’UDF, confermava: "Contraria alla concezione europea della coesione economica e sociale". Per il PS, Jean-Louis Bianco non faceva giri di parole: "La proposta di direttiva Bolkestein illustra chiaramente quale Europa non vogliamo". Successivamente, si é sentito François Hollande dichiarare: "Si puo’ dire oggi che il progetto di direttiva é bloccato e abbandonato", e Patrick Devedjian affermare, perentorio, che questo testo sarebbe stato bloccato dalla - nuova costituzione - europea.

Con tali auspici, l’approvazione dell’emendamento dei Verdi a Bruxelles sembrava sicuro, almeno fra i parlamentari europei francesi. Un "a favore" franco e massiccio? Niente affatto. Tutti i deputati UMP e UDF presenti, esclusa una, hanno respinto la proposta. Fra loro si trova Roselyne Bachelot e Jacques Toubon, ex ministri, vicini al capo dello stato. Otto deputati socialisti hanno fatto lo stesso. Fra loro figurano due membri della direzione del PS, Catherine Trautmann e Pierre Moscovici. Quest’ultimo ci ha detto con molta acrimonia di essere "contrario alla regola del paese d’origine e dunque al progetto di direttiva nel testo attuale" ma rispettoso delle decisioni del gruppo PSE di cui é membro. Questo gruppo, a cominciare dal suo presidente, Martin Schulz (SPD, Germania), ha in effetti respinto l’emendamento con una maggioranza schiacciante.

Solo il gruppo GUE (Sinistra Unita Europea, NdT) (in seno al quale si trovano i comunisti francesi) ed i Verdi hanno manifestato il loro unanime sostegno all’emendamento. Quindici deputati socialisti francesi si sono espressi nello stesso modo. Complessivamente, l’emendamento ha raccolto solo 125 voti contro 445.

E’ chiarissimo: il progetto di direttiva Bolkestein é più che mai in marcia! La contraddizione con i discorsi fatti é flagrante. Gli uni parlano due lingue diverse, gli altri attuano una strategia del compromesso sollevando una pietra per farsela ricadere sui piedi? Comunque sia, a pochi giorni dal referendum, quest’episodio la dice lunga su quel che valgono le dichiarazioni della coppia Chirac-Schröder sull’ "economia sociale di mercato" e sulla portata dell’affermazione socialista secondo la quale "l’Europa sociale passa per il si’".

http://bellaciao.org/fr/article.php3?id_article=14672