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In Iraq crimini contro l’umanità

martedì 16 novembre 2004


di Lidia Menapace

Durante la vicenda delle due Simone più due, il Social forum italiano chiese
oltre alla restituzione degli ostaggi almeno la sospensione dei bombardamenti
su Falluja per ragioni umanitarie. Infatti già da allora la città era sotto continui
attacchi aerei americani. Ricordo la notizia per mostrare l’intensità, la durata,
la disumanità di tali pratiche. E’ difficile durante una guerra tentare graduatorie
di orrore e criminalità, dato che la guerra è in sé un crimine, tuttavia il bombardamento
continuato per notti e giorni su una città ha un carattere particolarmente efferato.
Non si può avere tregua, né respiro, mancano acqua luce rifornimenti distinzione
tra notte e giorno, un senso di insicurezza e quasi di passivizzazione tremenda.

Chiedete a chiunque abbia provato durante la seconda guerra mondiale e ve ne daranno conferma. Allora ciò che colpiva di più era la novità della cosa, ora è una pratica usuale e gli aerei sono molto più potenti: l’orrore non può che crescere. Mi domando come possano non considerarsi criminali di guerra quelli che lanciano bombe su una città coprendosi con la scusa di "mirare" case di presunti terroristi o guerriglieri o resistenti. Incontriamo qui una delle prime e più diffuse violazioni del diritto: sempre, in ogni caso, una persona per essere condannata, deve essere giudicata. Invece in guerra non solo vengono colpiti innocenti, ma si presume anche di punire direttamente, senza alcuna prova, dei presunti colpevoli. Sto per dire che è persino più grave: infatti nei casi di popolazione innocente chi bombarda può sempre dire "sorry, mi sono sbagliato" e, credibile o no che sia la scusa, essa rivela che si ha consapevolezza almeno di un errore. Ma quando i comunicati delle agenzie dicono che Israele ha bombardato o colpito la casa di un presunto appartenente a una organizzazione militare palestinese è più grave, proprio perché è uno stato che si arroga il diritto di violare il diritto colpendo per sospetti e senza prove.

E’ tipico della guerra che Mussolini chiamava "totalitaria", perché considerava anche le popolazioni civili obiettivi militari, guerra che oggi è detta preventiva o permanente o costituente. Gli Stati violano apertamente il diritto internazionale senza dover renderne conto. Prendo ad esempio il caso di via Rasella durante la Resistenza. Si può essere d’accordo o no sul tipo di lotta usata in quel caso dal commando partigiano che attaccò un reparto della Wehrmacht in una via di Roma: ma uno Stato di diritto in un caso simile cerca i colpevoli, li sottopone a processo anche sommario e breve ed esegue la condanna. Se invece prende persone detenute che di certo non potevano essere state esecutrici dell’attentato e le uccide per rappresaglia alle Fosse Ardeatine, commette un crimine molto grave che lo delegittima e lo infama. Da allora la sensibilità giuridica ed etica sembra molto attenuata e non si ha traccia nella grande stampa e meno che mai in Tv di una simile distinzione. I bombardamenti su Falluja vengono dati come notizia di cronaca e commentati per la tenuta della resistenza irachena, per i riflessi che potranno avere sulla data delle elezioni, come se prima di tutto non si dovesse dire che non è lecito esercitare una rappresaglia indiscriminata sulla popolazione.

Ogniqualvolta uno stato commette crimini la cosa è gravissima. Dopo la seconda mondiale si avviò un processo culturale di condanna dei crimini fino ad allora commessi, i bombardamenti, i campi di sterminio, le distruzioni: tuttavia i vincitori cominciarono a usare il potere loro dato dalla vittoria, per introdurre misure e giudizi diversi. La condanna dell’atomica non fu unanime né solenne, e i vincitori si arrogarono il diritto di giudicare e condannare i vinti. Il processo di Norimberga che certamente giudicò e colpì dei veri criminali di guerra, fu però una mostruosità giuridica proprio perché non un terzo attore, ma uno di due contendenti diventava giudice dell’altro.

Un famoso film opponeva un magistrato americano a un famoso giurista tedesco processato e rappresentava con dubbi molto profondi la vicenda: le violazioni di diritto commesse da soggetti che dovrebbero garantire il diritto sono ferite indelebili e non cicatrizzano.

E quando gli Stati vengono meno alla loro funzione di garanti formali del giuridicamente giusto, non resta che tornare alla fonte del potere legittimo, al popolo e premere perché la coscienza popolare parli e respinga tale imbarbarimento. In parte, si è fatto, appunto con i Social forum, ma non bisogna smettere perché non stinga l’indignazione e non ci sommerga una orribile assuefazione all’orrore.

http://www.liberazione.it/giornale/041114/R_PEZZO.asp