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In Italia, il presidente Carlo Azeglio Ciampi ha rifiutato di promulgare la riforma della magistratura

lunedì 20 dicembre 2004


di Jean-Jacques Bouzonnet

Il presidente della Repubblica italiana, Carlo Azeglio Ciampi, ha rifiutato di promulgare la riforma della magistratura che il Parlamento aveva votato il 1° dicembre. In un testo letto al Senato giovedi’ 16 dicembre, domanda ai parlamentari di riesaminarne alcuni punti "il cui carattere incostituzionale é manifesto". Dal 2001, Ciampi ha già fatto uso in cinque occasioni del suo diritto di veto contro testi legislativi votati dalla maggioranza di Silvio Berlusconi. L’anno scorso, nello stesso periodo, aveva rinviato davanti alle assemblee parlamentari la cosiddetta legge "Gasparri", dal nome del ministro delle comunicazioni, che riorganizzava l’insieme del sistema audiovisivo, per correggerne gli "oltraggi al pluralismo".

Il governo ha due possibilità. Fare adottare nuovamente il testo cosi’ com’é, sapendo che il presidente della Repubblica non potrà opporsi una seconda volta alla sua promulgazione. Oppure tener conto delle osservazioni fatte per evitare uno scontro frontale. Alla fine la legge Gasparri era stata adottata dopo qualche leggero ritocco. Questa volta, i punti sollevati "non dovrebbero essere difficili da risolvere", ha dichiarato da Bruxelles, dove assiste al vertice europeo, il capo del governo, Silvio Berlusconi,. La nuova legge sarà approvata entro febbraio, ha proseguito. E’ una buona riforma, anche se un po’ all’acqua di rose. Non é quella che ci vorrebbe per risolvere il problema che la giustizia italiana continua a porre, ma é un primo passo".

CARRIERE SEPARATE

Il presidente del consiglio non ha mai nascosto che avrebbe voluto una riorganizzazione ancora più radicale del sistema giudiziario. Ridurre il potere dei magistrati che, secondo lui, si accaniscono contro di lui per ragioni politiche, era una delle sue promesse nel 2001. Implicato in diversi processi per fatti che risalgono all’epoca in cui era a capo di un’impresa, Silvio Berlusconi se l’é presa più volte con i "giudici rossi", sostenendo perfino che occorreva essere "disturbato mentalmente" per fare questo mestiere.

Ci sono voluti più di due anni di dibattiti parlamentari per arrivare all’adozione di un testo di legge. Il progetto é stato vivamente combattuto dall’opposizione, che denuncia un’offesa all’indipendenza della giustizia. Romano Prodi, nel suo primo discorso dopo il suo ritorno sulla scena politica italiana, ne ha fatto uno dei cavalli di battaglia del centro sinistra in vista delle elezioni politiche del 2006.

Negli ultimi due anni, l’Associazione nazionale dei magistrati (ANM), che riunisce la quasi totalità dei 9 000 giudici italiani, ha organizzato tre scioperi, massicciamente seguiti. L’ANM sosteneva che la riforma era fatta "contro la magistratura". Il testo prevede che la carriera dei giudici e quella dei pubblici ministeri saranno separate. Per cambiare funzione occorrerà sostenere dei concorsi interni. L’evoluzione di carriera si baserà di più sul merito. All’ingresso nella professione, i giovani magistrati dovranno sottoporsi a test psicologici attitudinali. Sarà vietata l’appartenenza a partiti politici.

Ma il punto più criticato, di cui Ciampi solleva l’incostituzionalità, riguarda la nomina dei giudici. Secondo la nuova legge, il guardasigilli avrà da dire la sua sulle destinazioni, i trasferimenti, le promozioni e le sanzioni, di esclusiva competenza del Consiglio superiore della magistratura (CSM), l’alta autorità che si ritiene garantisca l’autonomia dei giudici.

Ex magistrato e capogruppo dei DS alla Camera, Luciano Violante ha ripetuto, ieri, che é necessario "rivedere interamente una legge assurda che non porta alcun vantaggio ai cittadini e pone, al contrarioo, le premesse per un controllo politico dei magistrati".

Tradotto dal francese da Karl&Rosa de Bellaciao

http://www.lemonde.fr/web/article/0,1-0@2-3214,36-391288,0.html