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Inizia a Los Angeles la mobilitazione internazionale dell’EZLN

martedì 30 maggio 2006

South Central Farm in Los Angeles - 29 maggio 2006

Inizia negli Stati Uniti la mobilitazione internazionale dell’EZLN

di Hermann Bellinghausen La Jornada

Los Angeles, 28 maggio. Il primo grande evento dell’altra campagna dall’altra parte si è svolto la notte di sabato nella South Central Farm, nel più profondo di un quartiere industriale della parte nera di Los Angeles, nelle terre considerate "il giardino urbano più grande degli Stati Uniti". Da mercoledì scorso le autorità della città minacciano di sloggiare da qui le 350 famiglie di agricoltori che coltivano decine di prodotti da 14 anni.

Un gruppo significativo di questi contadini postmoderni sono aderenti all’altra campagna, ma tutti corrono il pericolo di trasformarsi " nell’Atenco dell’altra parte". Un grande concerto ed un atto politico incominciato alle 16 di sabato e proseguito fino all’alba di oggi, ha segnato l’inizio formale della mobilitazione internazionale dell’ altra campagna in territorio statunitense.

Contemporaneamente, la cantante Joan Baez e l’attrice Darryl Hannah (famosa per l’interpretazione della bionda "replicante" nel film Bladerunner, di Ridley Scott, fantasia futurista ambientata in questa stessa città) si sono unite ai noti ecologisti Julia Butterfly e John Quigley in un presidio, sospeso a diversi metri di altezza, per difendere simbolicamente un vecchio albero che cresce nella fattoria e che sarebbe abbattuto nel caso venisse eseguito l’ordine di sgombero emesso dal governo di Antonio Villaraigosa.

Ai piedi dell’albero sono state poste un centinaio di candele accese, un immenso ritratto del leader chicano César Chávez e più di 20 tende in cui un centinaio di attivisti di Los Angeles montano la guardia. Quattro picchetti di vigilanti, distribuiti ai quattro angoli dell’immensa tenuta, stanno di guardia nel caso della possibile incursione della polizia che era prevista per questo fine settimana ma che è stata sospesa vista la mobilitazione. Perfino Leonardo di Caprio è venuto a solidarizzare con gli agricoltori in resistenza w la catena televisiva Fox monta la guardia davanti alla possibilità di un’azione poliziesca che, nel caso avvenga, sarà spettacolare e forse violenta.

I contadini sono immigrati da Messico, Guatemala, El Salvador, Nicaragua e Venezuela. Tezozomoc, rappresentante della peculiare comunità, riassume: "Siamo mesoamericani". Questa isola verde, di alberi di banana, milpas, frutteti e orti di fichi d’india, contrasta drammaticamente con la giungla di metallo e cemento che la circonda. A pochi metri corrono le ferrovie di Long Beach. Il governo e gli investitori progettano di costruire qui dei magazzini (l’unica cosa che c’è nei dintorni). I progetti delle famiglie sono altri: realizzare un mercato di prodotti biologici, un centro culturale ed una scuola di pratiche agricole alternative.

Lo specchio dell’altra campagna in Messico trova qui una delle sue più eloquenti e spettacolari immagini parallele. La resistenza contro il neoliberismo feroce. Nel centro della tenuta c’è una modesta pedana su cui sfilano decine di gruppi messicano-statunitensi di rock, hip hop, musica tropicale e jazz latino e, come gli oratori che raccontano gli avvenimenti di San Salvador Atenco, chiedono la liberazione dei prigionieri politici, salutano l’altra campagna del Messico e l’EZLN. Le quattro ragazze chicane del gruppo Cihuatl Tonali interpretano un hip hop femminista e postconchero, ispirato a "Pachamama Tonatzin", al colmo del sincretismo; il pubblico risponde con entusiasmo.

Lo striscione che copre la parte posteriore del palco raffigura un indigeno zapatista con il passamontagna e che impugna un’arma. Si legge: "Condanna totale della repressione in Atenco. Punizione degli assassini e stupratori: l’altra dell’altra parte".
A mezzanotte circa prende la scena Aztlán Underground: band stridente, potente e superzapatista, una delle migliori del mondo. Il suo miscuglio di hard rock e hip hop in nahua, castigliano ed inglese la rende unica. Gli Aztlán sono un simbolo giovanile da Tijuana fino a qua ed ora mostrano un’evoluzione da brivido del loro suono e del loro timbro guerriero. Tanto tranquilli e gentili sono, invece, quando scendono dal palco.
La South Central Farm è, secondo una delle sue abitanti, il posto più sicuro per i bambini in tutta l’area. Molti di loro giocano fino a notte nelle "strade" che separano i numerosi appezzamenti la cui produttività per metro quadro è straordinaria.

Uno striscione che copre il reticolato di un’altra delle proprietà rurali immerse nella selva di cemento più estesa della Terra, proclama: "Non lasciateci soli. Tutti siamo Marcos. La solidarietà internazionale. EZLN". Altri cartelli si oppongono al Plan Puebla-Panama ed alla legge sull’immigrazione negli Stati Uniti che tanto entusiasma Fox.

Xochisoneros, Kanari, Bombachante, Boomerang Politik: i gruppi musicali si succedono. Chiedono la liberazione dei prigionieri politici nelle prigioni di Santiaguito e La Palma. Un oratore informa in perfetto spanglish del mandato di cattura emesso contro la giovane dirigente América del Valle ed il pubblico, che aumenta e diminuisce col passare della veglia, esprime rumorosamente il suo rifiuto alle nuove aggressioni "legali" contro gli atenquensi. Nei punti commerciali si vendono a basso prezzo copie in inglese della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona. Il cibo (fagioli, insalate e tortillas), coltivati proprio qui, vengono offerti gratuitamente.

Nella coscienza collettiva degli agricoltori pesa un’idea concreta: "Quello che è successo oggi in Atenco può succedere domani qui a South Central". Il capitalismo selvaggio dell’alto non conosce confini. Le resistenze popolari nemmeno.

(Traduzione Comitato Chiapas "Maribel" ­ Bergamo)

www.carta.org

Galleria Fotografica al Link:

http://www.edoneo.org/s.c.f.html


http://www.edoneo.org/