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JAGODA: FRAGOLE AL SUPERMARKET

giovedì 17 giugno 2004

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di Enrico Campofreda

La storia del Rambo slavo è assai più simpatica, ironica, dolce di quella retorico-paranoica
di vent’anni fa dell’eroe reaganiano anabolizzato e vietnamitizzato. Ma i danni
d’un certo militarismo e delle sue macchine da guerra umane sono sotto gli occhi
di tutti nei conflitti che non sono finzione e set cinematografico.

Il kusturicano Milic ci sorride su e ci fa sorridere. Esorcizza in dolceamaro
perché gli effetti della carneficina che è stata l’ultima tragica guerra balcanica
sono ancora presenti nei singoli stati nazionali. Il militarismo non vive solo
nella Serbia post Milosevic, nel cui supermercato belgradese a stellestrisce
la vicenda è ambientata, ma nella Croazia del dopo Tudjman, nell’europea Slovenia,
nel depresso Kossovo.

E gli effetti d’una certa ‘educazione’ spingono esasperati giovani come il protagonista
Marko, ex parà-vivandiere, a risolvere diatribe personali (l’ingiustizia subita
dalla sua nonnina nel supermarket amerikano della città) imbracciando il kalashnikov.
Ma accanto a uno stralunato borderline come lui, sono esistiti i criminali malavitosi
alla ex tigre Arkan. E ne girano ancora molti.

TRAMA

In effetti la povera vecchina che voleva comperare una torta di fragole al nipote, era stata spinta fuori in malo modo dalla cassiera Jagoda perché era ormai ora di chiusura. Jagoda è una ragazza normale, sensibile e sognatrice che spera d’incontrare il suo principe azzurro. La sua vita però si sta imbarbarendo in quella fiera del consumismo in cui è costretta da un lavoro alienante, dalle mascherate imposte dalla subdola direttrice, dagli sgambetti dell’amica Ljubica, strafiga, egoista e cinica.

Il giorno seguente Marko armato e in tuta mimetica entra nel market, spacca e devasta tutto, sequestra cassiere e direttrice. Fuori arrivano gli inutili poliziotti normali, poi le teste di cuoio, i duri combattenti senza cuore né cervello comandati da un invasato fascistoide a metà fra il macellaio Mladic e il colonnello Kilgore di Apocalypse Now. Gli fa da contraltare un commissario alla francese tutto charme, psicologia e strategia del dialogo, utili solo a far sciogliere la cassiera Ljubica. Mentre Jagoda, dopo i primi concitati momenti del sequestro, inizia a stravedere per Marko.

Fuori dal locale s’è creata una folla di curiosi-supporter che simpatizzano per il bandito e lo sostengono contro l’intervento militare. Il capo delle teste di cuoio le prova tutte: chiama un tiratore scelto. Gli mandano un ex, ormai in pensione e con problemi d’incontinenza, inutile per la bisogna.
Il grosso degli ostaggi viene liberato e un intervento delle forze speciali non raggiunge lo scopo di catturare il bandito. Con lui resta Jagoda sempre più stregata dall’irregolarità del giovane e ormai solidale col suo gesto, quantunque sia stata proprio lei a causare quella smodata reazione.

I due sono al buio e, mentre festeggiano coi cibi preparati dal terrorista-vivandiere, intervengono sia il commissario e il capo delle forze speciali da lui convinto a cedere al dialogo, sia un armato rimasto all’interno del locale durante il precedente blitz.
Nella colluttazione fra il parà-bandito e il bandito-parà si giunge a un break col quale Marko e Jagoda vengono presi in consegna dalle Forze dell’Ordine (?).
Ammanettati formeranno una coppia eterna perché la ragazza inghiotte la chiave delle catene. Ma soprattutto perché rifiutano di vivere in un mondo trasformato in supermarket.

Semplice eppur corroborante esordio che molto risente della lezione del miglior Kusturica di Underground di cui si vedono certi personaggi-macchiette come i reduci delle tante guerre slave: oltre ai citati militaristi, il nonno partigiano con l’ovetto Kinder o il cecchino ‘falco-sparviero’ che alla lunga se la fa sotto. E di cui si ascolta una colonna sonora in stile bregoviciano. Una storia che fa sorridere gli intelligenti.

Regia: Dusan Milic
Soggetto e Sceneggiatura: Dusan Milic
Direttore della fotografia: Petar Popovic
Montaggio: Svetolik Mica Zajc
Interpreti principali: Branka Katic, Goran Radakovic, _ Srdjan Todorovic, Dubravka Mijatovic
Musica originale: Dejan Sparavalo, Nelle Karajic
Produzione: Emir Kusturica
Origine: Yugoslavia, Germania / Italia, 2003
Durata: 83 minuti
Titolo originale: “Jagoda u supermarketu”

Articoli e recensioni: Cinematografo / Castlerock

17.06.2004
Collettivo Bellaciao