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Jim Morrison, i 35 anni della leggenda

sabato 1 luglio 2006

Fu considerato il poeta maledetto del rock Jim Morrison, i 35 anni della leggenda. Il leader e cantante dei Doors moriva il 3 luglio 1971 a Parigi. Nella sua trasgressione l’inquietudine di una generazione

«Quando il mio corpo sarà cenere il mio nome sarà leggenda». Avrà sbagliato molto, in vita sua, Jim Morrison, ma non a immaginare cosa sarebbe stato del suo ricordo. Il cantante e leader dei Doors, quando era ancora in vita, era più di un musicista rock in un’epoca in cui rock era ancora vivo.

Poeta, appassionato di letteratura (dalla beat generation ai poeti maledetti francesi,) cinefilo e film maker (alla scuola di cinema dell’Ucla aveva conosciuto l’altro fondatore dei Doors, Ray Manzarek), Morrison al momento della sua fine era già un’icona per una generazione che nel «maledetto» fuggito dalla Florida in California identificava il proprio lato oscuro e inquieto.

Il corpo di Jim Morrison ha cominciato a diventare cenere il 3 luglio di 35 anni fa, in un albergo di Parigi. La sua morte, con cause rimaste oscure, coincide con l’inizio della leggenda. Anzi, delle leggende, compresa quella che lo vuole ancora vivo, sotto falso nome, dopo aver organizzato la macabra messinscena per sottrarsi alla pressione della popolarità e ritirarsi a scrivere poesie.

E’ una vecchia storia: non ci si rassegna facilmente a perdere certi simboli universali. Del resto, se «Elvis è vivo» (e qualcuno che giura di averlo visto si troverà sempre), perchè Morrison non dovrebbe esserlo? Jacques Rochard, un grafico francese che dice di averlo incontrato a Parigi nel 1980, ha scritto addirittura un libro per farlo sapere al mondo. Per evitare equivoci l’ha intitolato «Vivo!». Per chi non ama aggrapparsi al sogno dell’immortalità terrena, il viaggio, anche soltanto virtuale al cimitero parigino di Pere Lachaise, è obbligatorio.

E’ il camposanto degli artisti e delle celebrità. Lo stesso Jim Morrison amava andare a visitare le tombe dei poeti che adorava. Oggi è un itinerario che si può compiere da casa, con un clic, attraverso il sito del cimitero delle celebrità dove c’è anche la tomba di Morrison ancora oggi meta di visite e omaggi così come accade a Graceland, o a Central Park sul mosaico che ricorda John Lennon. Lumini, candele e fiori: uan cornice che forse non si sarebbe attesa un artista sempre inquieto e insoddisfatto, per il quale la trasgressione era una forma di espressione contro la cultura dominante (gli pesò il processo per i fatti di Miami, quando si spoglioò in concerto). Quanto agli stupefacenti, non sarebbe nemmeno un particolare da citare, tanto era diffuso in quel periodo tra tutti i musicisti e gli artisti, in particolare nell’area californiana.

A Parigi Morrison cercava una nuova vita. Era arrivato il 12 marzo del ’71, appena terminata l’incisione di LA Woman, l’ultimo album dei Doors. E mentre la mente musicale del guppo, Ray Manzarek, era ancora impegnato nei missaggi, Jim e Pamela (la sua «compagna cosmica» cominciava la loro ricerca di nuove contaminazioni europee. Via la barba, una vita da turista colto, frequentazioni con intellettuali come l’amica regista Agnés Varda, giornate ai cafè e ai musei, serate di cinema e conversazioni. Tutto potrebbe andare al meglio: la sua raccolta di poesie The Lords And The New Creatures è un successo, LA Woman, appena uscito, pure.

Ma quando arriva l’estate a Parigi, il suo umore è cambiato e l’entusiasmo ha lasciato il posto alla depressione e all’isolamento. Muore a 27 anni il 3 luglio del 1971. Poche persone per l’addio, la notizia non fa immediatamente il giro del mondo come era successo per Elvis e come accadrà, nove anni dopo, per Lennon. Ma i fan , in fondo, sapevano già, fin dall’inizio: rimettono sul piatto il lp TheDoors, uscito nel 1967, già premonitore nelle liriche di una canzone di Morrison: This is the end, beautiful friend. This is the end, my only friend... Il referto parla di un edema polmonare nella notte, probabilmente causato dall’effetto combinato di eroina e alcol. Pamela morirà di overdose tre anni dopo. This is the end, my only friend, the end....

www.corriere.it


http://www.edoneo.org/

Messaggi

  • Morrison,
    35 anni fa

    Sandro Podda
    Ieri ho incontrato Jim. Non era solo. Insieme a lui c’erano Janis Joplin, Jimi Hendrix, Brian Jones e Kurt Cobain. Non che non mi rendessi conto che fossero tutti morti, tranne il buon Kurt, prima che io nascessi. Ma erano ugualmente tutti lì. E avevano tutti ventisette anni. Jim mi ha guardato torvo, stupito che l’avessi riconosciuto. Sono passati trentacinque anni esatti in fondo. Mi ha chiesto quali canzoni conoscessi. Tutte - gli ho detto - conosco tutti i tuoi album, più o meno, anche se adesso mi vergogno un poco a citarli. Quelle cose lì ti funzionano dentro quando hai quindici anni. Il mito greco e le Porte della Percezione, i riti eleusini e Rimbaud, Edipo e Lsd, la beat e roba da diari di scuola e viaggi in camera. Ma è vero o no che sei morto in quella vasca da bagno a Parigi? Non sarà come quella balla che andavi dicendo, quella che tuo padre e tua madre erano morti? Non penso che l’ammiraglio e tua madre abbiano gradito. Come non avranno gradito sentire cosa avresti combinato ad entrambi in The End. Già, la fine. C’era qualcosa dopo le porte, re lucertola? Che dici? Sono troppo vecchio per capire?

    James Douglas Morrison, 8 dicembre 1943 - 3 luglio 1971. Nasce in Florida. Si stacca dalla famiglia conservatrice e approda in California. Laurea nel ’65. A Venice Beach incontra Ray Manzarek. Nascono “The Doors”, Le Porte, dal libro di Aldous Huxley, “Le porte della percezione”. Teatro, blues, rock, psichedelia, istrionismo, eccesso e spirito dionisiaco alcuni degli elementi della loro musica. Tra i pezzi più celebri “Roadhouse blues”, “Light my fire”, “The end”, immortalata da Francis Ford Coppola nella scena iniziale di “Apocalypse Now”. Muore a Parigi a 27 anni