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L’HOMME QUI AIMAIT LES FEMMES

martedì 14 dicembre 2004

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de Enrico Campofreda

Il grande viaggio di Truffaut nel pianeta femminile ha un vero caposaldo nella storia di Bertrand Morane, ennesimo alter ego del regista. Per le vicende narrate Bertrand potrebbe sembrare paradossale, ossessivo, maniacale, erotomane. Invece è solo un uomo che ama le donne anzi, ahilui, le amava. Perché la malasorte, con una prematura dipartita, gli ruba quel desiderio di ricerca che lo aveva animato per un buon tratto della maturità. Non è dunque uno ‘stallone’ come s’era definito per il titolo del proprio romanzo-confessione. L’ultima delle sue donne: l’editrice Geneviève Bigey con una sensibilità tutta femminile coglie in pieno i termini dell’intenzione di Morane: ‘ricercare in tante persone ciò che la nostra educazione pretende di farci trovare in una sola’.

Bertrand cerca nella quantità l’essenza che caratterizza ogni singolo. Le donne al plurale non esistono, ognuna è un soggetto unico, prezioso, una miniera di scoperte. Lui lo comprende dopo esser rimasto per un periodo nella solitudine e nello sconforto causa la fuga della propria compagna. Per questo cambia città, va a sud trasferendosi nella tranquilla Montpellier dove svolge un lavoro tecnico in una ditta di motori per battelli e aerei. Frequenta uomini solo durante il lavoro, il tempo libero lo dedica a sé e alle donne. Ne incontrerà, conoscerà, amerà un numero amplissimo tantoché nel giorno del suo funerale il cimitero si riempirà di belle gambe di belle signore. Sarà circondato dalle donne sino all’inumazione.

Inizialmente Bertrand può passare per un pappagallo che punta ad abbordare qualsiasi gonna lo sfiori. Non è così. Ha innanzitutto sensibilità, posa lo sguardo sulle donne che lo incuriosiscono, gli suscitano emozioni, lo attraggono per il fisico e per quello che lasciano trasparire. Lui ha un’aria al tempo persa e misteriosa, a volte triste, altre torva, sorride poco ma quando lo fa ammalia e ha un modo ‘tutto speciale di chiedere, quasi ne andasse della vita’ afferma Bernadette, impiegata dell’autonoleggio che in un batter d’occhio finisce nel suo talamo. Morane osserva le gambe delle donne e teorizza: “Niente è più bello da guardare di una donna che cammina con la gonna ondeggiante al ritmo dei passi“ ma apprezza anche caviglie robuste che “promettono qualcosa di più armonioso filando su nella coscia”. Così compie le traversìe più strane per avvicinare una ragazza di cui non ha visto neppure il volto ma solo le splendide gambe. O cerca di fissare un appuntamento ad Aurore, la centralinista che con voce suadente lo sveglia telefonicamente al mattino.

Un po’ come Doinel anche lui è un sognatore, con una madre bella, fredda e piena di amanti. Ricorda: vestiva con un gonna nera plissettata e aveva il passo veloce. E’ troppo facile credere che le donne virtuose siano quelle che camminano svelte ... Quella madre non rivolgeva a Bertrand alcuna attenzione e lui riparava nella lettura. Ma il ragazzo, che tanto ha sofferto di mancanza d’affetto, è cresciuto e cerca di essere prammatico. Da uomo s’interroga: “Chi sono tutte queste donne? e cosa vogliono? Vogliono quello che voglio io: l’amore, amore fisico e sentimentale e io m’interesso a tutte”. E se talune “non lasciano intendere se s’interessano all’amore, altre lo portano scritto sul viso”. Verso costoro la tentazione di Bertrand è incontenibile. Certo con qualcuna si creano inevitabili intoppi: Fabienne, insegnante di solfeggio al conservatorio, dopo una lunga frequentazione decide di troncare e accusa l’uomo di amare l’idea dell’amore, non l’amore. Alla lei manca la quotidianità della relazione e non vuole finire ritualmente solo in camera da letto.

Morane è refrattario a ristabilire un’unica relazione, destinata inevitabilmente a concludersi, ma ha momentanei cedimenti. Con Delphine, ad esempio, non foss’altro che per la sua imprevedibile passionalità. E’ la moglie d’un medico e lui l’adocchia al ristorante mentre incede ondeggiando come un’alga marina. Delphine e il marito cenano tristemente mentre Bertrand l’osserva e crea con lei un intenso gioco di sguardi. Fuori dal locale Bertrand segue la coppia, con sfacciati e consueti stratagemmi telefona e, in piena notte ottiene un incontro dalla riluttante signora. Un uomo non scoprirà mai i misteri che albergano nella mente femminile, gli occorrerebbero tante vite. Ma qualcosa può impararlo: il linguaggio alla rovescia. Quel che no è sì e viceversa. Così la ritrosa Delphine finisce nelle braccia del suo corteggiatore, gli confessa di averlo subito notato, rivelandogli la speranza che ciò accadesse. Relazionarsi con questa donna non è facile. E’ assai spontanea e fuori dagli schemi: si eccita nelle situazioni di pericolo, cerca l’amore nei padiglioni dei grandi magazzini, in ascensore, nei camerini degli ateliers. Sparirà dalla vita di Morane perché arrestata: un bel giorno uccide il marito. Non vedendola Bertrand la rimpiangerà: con lei era impossibile annoiarsi.

Non con tutte finisce a letto: con la sensuale venditrice di lingerie non ci sarà nulla perché la signora predilige solo i giovanotti, mentre la cameriera-karateka resterà per Bertrand un’amica. Di alcune donne al solito le gambe rappresentano una seduzione assoluta. Come la mascherina del cinema alla quale, dopo vari appostamenti, l’uomo s’affianca. Lì nella penombra ascolta lo sfregamento delle calze mentre la donna accavalla le gambe: una sensazione d’estasi e d’eccitazione. Forse per ricordare le tante donne o per esorcizzarne i fantasmi Bertrand inizia a scrivere il romanzo autobiografico dei suoi amori. Durante la battitura la dattilografa si blocca: non può continuare, è turbata, le vengono le vertigini per quel turbinio di signore intercambiabili. Anche Morane ha sonni agitati e un incubo: si vede nella vetrina della venditrice di lingerie quale uomo oggetto per gli sguardi delle sue belle. Comunque il racconto vede la fine e viene spedito a quattro editori. E non è un caso che sia una donna, Geneviève Bigey del comitato di lettura d’una casa editrice, a battersi perché quel manoscritto venga stampato. Lei ne coglie la sincerità, addirittura la purezza: “è una formidabile testimonianza delle relazioni che intercorrono fra mondo maschile e femminile. Quest’uomo che ha inseguito decine di donne non l’ha fatto per puro piacere dei sensi ma perché amava le donne”.

A Parigi, dove s’è recato per seguire le sorti del libro, Bertrand incontra casualmente Vera, la compagna che tanto l’aveva fatto soffrire con l’allontanamento. Lei vorrebbe riavvicinarlo, l’uomo non vuole: “siamo diventati quasi estranei, è meglio di no”. Eppure pensa che proprio Vera, mai citata nel libro, avrebbe dovuto comparire insieme alle altre. Si ritrova invece a letto con l’editrice Geneviève, che gli svela d’essersi innamorata d’un suo gesto banale. Mistero della psiche muliebre: fai un moto qualsiasi e la donna lo cataloga e addirittura ne resta folgorata. Con Geneviève, la più intellettuale di tutte, Bertrand medita sulla sua esperienza che diventa una speciale lente di lettura dei rapporti uomo-donna. Rapporti in evoluzione perché mutano le regole fra i sessi “In futuro si giocherà alla pari - dice Geneviève - senza nessuna supremazia”. Però il fato non allunga i tempi del gioco amoroso di Morane, che incontra una morte banale indotta dalla sua passione: finisce sotto un’auto mentre insegue un bel paio di gambe. Al funerale lo piange un corteo di sole donne. A tutte ha dato piacere e dolcezza, assecondando le caratteristiche di ciascuna. Più e meglio d’un Casanova.

Regia: François Truffaut
Soggetto e sceneggiatura: François Truffaut, Michel Formaud, Suzanne Schiffman
Direttore della fotografia: Nestor Almendros
Montaggio: Martine Barraqué
Interpreti principali: Charles Denner, Brigitte Fossey, Nelly Borgeaud, Geneviève Fontanel, Nathalie Baye, Sabine Glaser, Valérie Bonnier, Roselyne Puyo, Anna Terrier, Monique Dury, Nella Barbier, Marie-Jeanne Montfajon
Musica originale: Maurice Jaubert
Produzione: Les Films du Carrosse
Origine: Francia, 1977
Durata: 118’