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L’inferno di Falluja : la "battaglia finale"

martedì 9 novembre 2004


Truppe Usa e militari iracheni lanciano l’operazione "Furia fantasma" contro
la città sunnita.
E’ un massacro


Daniele Zaccaria

L’offensiva contro Falluja, epicentro e simbolo della resistenza irachena, è iniziata.
E a sentire i proclami dei vertici militari americani, dovrebbe essere la "madre
di tutte le battaglie", la svolta tanto invocata e mai trovata in questi 18 mesi
di occupazione senza soluzione. Dopo giorni e giorni di accerchiamento militare,
di anatemi jihadisti e dichiarazioni di guerra da parte degli alleati, l’esercito
statunitense e i loro collaboratori iracheni sono così passati ai fatti, dando
il via a "Phantom fury" ("Furia fantasma"), il nome in codice dell’operazione.
Un’operazione di ampia scala che vede impegnati almeno 20mila marines e diverse
migliaia di militari del governo provvisorio. Ma anche un’operazione d’immagine
politica, a poche settimane dalle prime elezioni del dopo-Saddam con il Paese
ancora nel caos bellico.

La prima incursione è stata lanciata alle prime luci dell’alba con l’autorizzazione formale del premier Allawi, il quale, per suggellare l’importanza dell’occasione, ha passato personalmente in rassegna le sue truppe piazzate ai confini dell’area urbana. Tanto per fugare ogni dubbio su chi comanda, il presidente Bush ha però fatto sapere che il semaforo verde all’offensiva l’ha dato lui. I soldati Usa e le forze della Guardia nazionale hanno occupato l’ospedale che sorge alle porte della città sunnita, uccidendo 42 persone nel corso di scontri violentissimi con i miliziani. Fonti vicine alla resistenza smentiscono però questo bilancio e parlano di una decina di vittime. Dovrebbero essere due invece gli americani rimasti uccisi, ma si tratta di cifre provvisorie e scarsamente attendibili; di fronte a una situazione così convulsa e in continua evoluzione sarà molto complicato stilare bilanci definitivi nei prossimi giorni.

I mezzi di artiglieria pesante (cannoni e carri armati) e gli elicotteri d’assalto Cobra e Apache hanno coperto le spalle alla fanteria, martellando le postazioni della guerriglia per ore intere. L’appello rivolto ieri dagli ulema sunniti ai militari iracheni affinché non commettano «il grave peccato» di combattere contro i loro fratelli musulmani evidentemente non è servito un granché. Sempre nella mattina un gruppo di marines si dirigeva verso la stazione ferroviaria, nel quartiere di Jolan a nord della città riuscendo ad occuparla con relativa facilità. Anche i principali ponti sul fiume Eufrate sono passati sotto il controllo dei "Gi".

Alle 18 e 30 ora locale, quando a Falluja è entrato in vigore il coprifuoco, sono entrati in azione i caccia statunitensi Ac-130 e F-16 compiendo un bombardamento massiccio, «a tappeto», come hanno precisato esponenti vicini al’esecutivo Allawi. I quartieri più colpiti sono quelli di al-Askari (nord-est) Jughaitha (nord). «Il cielo è diventato di brace, si vedono dense colonne di fumo, centinaia di guerriglieri si sono riversati nelle strade brandendo le mitragliatrici, gli altoparlanti delle moschee hanno intonato il grido "Allah akbar" (Allah è grande) dagli altoparlanti per infondere coraggio ai ribelli e chiamarli al martirio», ha testimoniato all’emittente in lingua araba al-Jazira il corrispondente dell’agenzia francese Afp. Verso le 21, la televisione al-Arabiya annuncia che le truppe Usa sono riuscite a penetrare all’interno del centro abitato con i carri armati, mentre i reggimenti marines cominciavano la battaglia casa per casa con i miliziani sunniti. Sempre secondo al-Arabiya I blindati però avanzano lentamente a causa della forte resistenza incontrata all’entrata della città.

Gli ufficiali americani hanno stimato intorno ai 2500 i guerriglieri asserragliati nelle vie della città, ma ritengono che altri 10mila uomini armati potrebbero unirsi a loro. In ogni caso gli alleati non vogliono soltanto conquistare la roccaforte sunnita, ma intendono uccidere o catturare tutti i ribelli, bloccando tutte le eventuali vie di fuga, come dimostra la chiusura forzata delle frontiere con Siria e Giordania. Insomma Bush e il fido Allawi vogliono risolvere alla radice il "problema Falluja", vera e propria spina del fianco nella strategia dell’occupazione.

«Non sono in grado di dire quanto durerà l’operazione, ma colpiremo i terroristi presenti nella città, senza riguardo per la loro razza o nazionalita. Ho raggiunto la convinzione di non aver altra scelta che ricorrere a misure estreme per proteggere il popolo iracheno da questi assassini e di liberare gli abitanti di Falluja in modo che possano far ritorno alle loro case», ha tuonato Allawi durante una conferenza stampa a Bagdad. Stessi concetti espressi dal capo del Pentagono Donald Rumsfeld che ieri, dopo due mesi di silenzio, ha incontrato i giornalisti, affermando che per venire a capo della resistenza «ci vorrà del tempo».

Intanto in città, raccontano i testimoni, tutte le comunicazioni sono interrotte (anche telefoni cellulari e satellitari), non c’è acqua né energia elettrica e gli edifici sono chiusi. E chi non è riuscito a scappare prima dell’offensiva (circa il 20-30% su 300mila abitanti secondo fonti americane, ma si teme che siano molti di più) si è rintanata in casa dove attende terrorizzata la fine degli scontri.

http://www.liberazione.it/giornale/041109/LB12D6B5.asp