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LA GUERRA DI MARIO

mercoledì 31 agosto 2005

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di Enrico Campofreda

Torna al suo genere migliore Antonio Capuano, quello dell’infanzia e dell’adolescenza offese dal devastato ambiente d’origine. Come in “Pianese Nunzio 14 anni a maggio” il regista partenopeo racconta un’altra storia di ragazzi resi difficili da famiglie, vicende, luoghi che non preservano la purezza dell’età.

Eppure Mario, protagonista di quest’eccellente lavoro dove spicca un’appassionata interpretazione materna di Valeria Golino, un suo mondo fantastico ce l’ha. Ma i pensieri che gli passano nella mente turbata già a nove anni sono cose terribili, ripetono rituali che, lui non ancora, ma suoi coetanei reclutati dalla camorra sono costretti a interpretare.

Al dramma esistenziale di Mario s’aggiungono le difficoltà di Giulia (Valeria Golino), piacente donna borghese, di vivere serenamente il ruolo materno che tanto desidera. Lei fa il massimo per conciliare l’affidamento d’un ragazzo difficile come Mario - nato a Ponticelli da Nunzia, donna persa fra una girandola di partner malavitosi e continue gravidanze - e il menage con Sandro, giornalista televisivo. Gradualmente il loro rapporto s’incrina: Sandro è in difficoltà, è quasi geloso delle attenzioni che Giulia riserva al bambino e ne soffre la particolarità. Ma soprattutto s’accorge di non essere pronto e, forse inadatto al ruolo di padre, anche quando Giulia aspetterà un figlio da lui. Dramma nel dramma.

La donna, che pure svolge un interessante lavoro d’insegnamento universitario, ora si sente appagata solo dal ruolo materno, e ritiene quello acquisito con Mario un rapporto meraviglioso. Lo è nell’infinito amore che Giulia riversa su questo figlio caparbiamente inseguito e anche nei desideri del bambino che a volte diventano capricci. Ma c’è qualcosa che non funziona. Mario non sente sua la splendida casa borghese dei quartieri alti e nemmeno la vita che lì sta facendo. La sua serenità è stata turbata profondamente.

La madre affidataria che mantiene i contatti con la madre uterina, cerca quel filo spezzato nell’ambiente nativo di Mario. Vede il degrado in cui il bambino viveva (dormiva sul balcone e veniva nutrito con cipster e coca cola) e immedesimata nelle sofferenze di Mario gli permette di tutto anche stravizi.

Di questo s’accorge una puntigliosa assistente sociale che relaziona alla giudice del Tribunale de Minori l’andamento dell’affidamento. Vengono notate le “stranezze” di Giulia che acconsente a Mario di portare a casa animali: un cagnolino al quale il bambino s’affeziona morbosamente e che poi fa morire facendogli eseguire la pericolosa prova di coraggio ch’egli stesso pratica: attraversare le vie col semaforo rosso. Morto il randagio Mario avrà un serpente ma i problemi continueranno.

A scuola il ragazzo fa amicizia con un altro elemento difficile che non ha neppure la chance dell’affido. Con lui Mario avvicina coetanei già reclutati dalla malavita e organizzati in bande di quartiere, con loro conosce i piccoli furti, gli scippi, la sopraffazione verso gli altri, l’anticamera di quello che il giovane camorrista farà a sedici, diciassette anni.

Abissale è il contrasto e l’incomunicabilità fra due mondi che vivono nello stesso golfo, nella stessa città. Capuano mostra in modo meno marcato ma forse più efficace che in “Luna rossa” come la camorra succhi dalle periferie degradate linfa vitale. La linfa sono i bambini che ancora in verde età si ritrovano a frequentare la strada e la sua illegalità anziché ricevere un’educazione e sognare un avvenire diverso.

“’A scola è nu’ carcere e u’ carcere è ‘a mejo scola” dice il compagno di classe a Mario che con Giulia è andato a cercarlo perché non seguiva più le lezioni mentre l’istituto s’era messo la coscienza a posto sostenendo che il bambino aveva cambiato scuola.

In questo degrado e contro un fato che ha già segnato le giovani vite può qualcosa solo l’amore spassionato d’una donna come Giulia che non esita a rivoluzionare la propria vita per salvare quella d’un bambino. Un amore assoluto, spassionato, altruista.

Ma questa coraggiosa donna non ha fatto i conti con le difficoltà che Mario riscontra nel vivere nell’ambiente borghese che non gli appartiene e del quale accetta solo le comodità rappresentate dal denaro (come fa la madre naturale Nunzia che cerca di sfruttare Giulia invitandosi a casa dell’anziana madre di lei).

Il colpo definitivo alle aspettative di Giulia, che pure aveva spiegato ad assistente e giudice il suo disegno di accoglienza e non d’imposizione verso Mario, viene dal Tribunale che giudica insufficiente l’esperienza compiuta. Questo fallimento sembra colpire più lei che il bambino che si rifugia nel suo mondo fantastico, dove macabri scorrono adulti pensieri da killer. Mario dovrà sperare che anche l’affido seguente in una famiglia “normale” non venga valutato non idoneo e ritrovarsi, come altri coetanei, prigioniero esecutore di quei pensieri di morte.

Regia: Antonio Capuano.
Soggetto e sceneggiatura: Antonio Capuano.
Direttore della fotografia: Luca Bigazzi.
Montaggio: Giogiò Franchini.
Interpreti principali: Valeria Golino, Marco Grieco, Andrea Renzi, Rosaria De Cicco, Anita Caprioli.
Musica originale: Pasquale Catalano.
Produzione: Procacci, Fandango, Indigo, Medusa.
Origine: Italia, 2005.
Durata: 100 minuti.