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LA NINA SANTA

lunedì 20 dicembre 2004

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di Enrico Campofreda

Pulsioni adolescenziali e pruriti maturi, vaghe orme di misticismo e profana perdizione, Lucrecia Martel, già ottima esordiente con “La Ciénaga”, ci offre nel suo secondo lavoro il senso peccaminoso di certa religione. Nella cultura d’un cattolicesimo che sfiora la superstizione come quello argentino e in un pueblo che trasuda sensualità convivono sentimenti opposti. Chi risente maggiormente la contraddizione sono le ragazze: “Avevamo quattordici o quindici anni il mondo sapeva bene delle nostre passioni. L’intensità delle nostre idee religiose e la scoperta del desiderio sessuale ci rendeva voraci. Eravamo implacabili coi nostri piani segreti, sempre in allerta perché avevamo una missione santa, ma non sapevamo bene quale fosse”. Però anche maturi professionisti si scoprono prigionieri dei sensi nella maniera più perversa, stretti fra infantilità e sessuuomania. Sesso motore del mondo, dunque, che assedia la mente anche quando lo si rimuove col mezzo più potente: la fede.

Convincersi, come fanno alcune giovani studentesse impegnate alternatamente in corsi di canto e religione, di essere votate a una missione può diventare molto pericoloso. Amalia finisce nella rete di situazioni ambigue. Dopo aver ricevuto le attenzioni e le molestie sessuali del dr. Jano, lei pensa che debba redimerlo “perché lui è un uomo buono”. E dunque il diavolo è assai prossimo all’acqua santa. Nelle scene del film, tutte pudiche (gli unici corpi nudi, o meglio guantati nei costumi, si esibiscono in piscina), si respira un’aria torbida che inizia nell’adolescenziale trapasso dall’infanzia alla vita adulta. Se in una comunità ancora maschilista le ragazze sentono e vedono il proprio corpo cambiare, se gli ormoni danzano e ci si sente prese dal desiderio, la vera difficoltà diventa poterlo vivere serenamente. La società e le famiglie non aiutano, anzi separano, con stereotipi e segregazioni. La religione diventa ulteriore strumento di distacco dalla realtà perché la dipinge come qualcosa di contaminato e peccaminoso da cui purificarsi con preghiere e contrizioni.

Amalia si chiede: “Cosa vuole Dio da me?” e non sa rispondersi. Non contribuiscono a comprendere il difficile quesito né un’insegnante di religione giovane e bella, che Amalia scopre alle prese, essa stessa, con voluttuosi e presumibilmente peccaminosi baci col suo boy-friend. Né sua madre Helena, sensuale e ancora desiderosa di rifarsi una vita dopo un matrimonio finito male, né un ambiente familiare atipico collocato in un albergo. Amalia è disorientata, la sua vita manca d’una figura maschile di riferimento, non può esserlo lo zio Freddy, metà bambino metà lenone che accarezza la corporazione medica, presente nell’hotel di famiglia con lucrosi congressi. Dietro ai quali si cela la voglia dei dottori di distrarsi con una vacanza e magari con la compagnìa di qualche “informatrice farmaceutica” compiacente. Fra questi spicca il dottor Vesalio, calice sempre in mano, chioma cotonata e languido occhio rivolto alle fanciulle, che da irrefrenabile dongiovanni farà scoppiare un piccolo scandalo.

Ma scandalo ben maggiore sta per scoppiare quando Josephina, amica e confidente di Amalia, quasi scoperta mentre assapora le gioie del sesso in casa con un coetaneo, per nascondere il misfatto alla madre le racconta delle attenzioni perverse del dottor Jano verso Amalia. Il dottore non sa che la ragazza sia la figlia di Helena e fra lui e l’ancora piacente signora si stabilisce un reciproco feeling. Jano la osserva in piscina dove la donna, che è stata un tuffatrice, nuota. Le propone anche di partecipare alla ‘drammatizzazione’ da mettere in scena a chiusura del congresso: Helena dovrà fare la paziente interrogata su un malanno dal dottore stesso. La scena è pronta, i congressisti pure, la madre di Josephina è giunta in albergo a rivelare la ferale notizia, ma il sipario cala su un finale che resta in sospeso a libera interpretazione del pubblico. Come libera resta la valutazione sul Bene e il Male che ci circondano. Qual è la santità che la religione propaganda? Quella sognata e attribuitasi da Amalia? O la mortificazione di istinti naturali che sono invece vissuti con un peccaminoso complesso di colpa? E tutto ciò non porta a quell’ipocrita frustrazione di tante vite ritenute normali come quella del dottor Jano con la propria moglie e i propri figli?

Regia: Lucrecia Martel
Soggetto e sceneggiatura: Lucrecia Martel
Direttore della fotografia: Felix Monti
Montaggio: Santiago Ricci
Interpreti principali: Maria Alche, Mercedes Moran, Carlos Bolloso, Alejandro Urdapilleda, Julieta Zylberberg, Manica Villa, Marta Lubos, Alejo Mango, Arturo Goetz
Musica originale: Andres Gerszenzon
Produzione: Deseo: Pedro e Augustin Almòdovar, Ester Garcia
Origine: Italia-Spagna-Argentina, 2004
Durata: 110’
Info Internet: www.laninasanta.it