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LES AMANTS REGULIERS

lunedì 5 settembre 2005

di Enrico Campofreda

Ce n’est plus qu’un début, non può esserlo perché non si continua a combattere. E’ sopravvenuto il sonno anche per i giusti come il sessantottino François, ma l’omaggio al desiderio di rivoluzione offerta da Philippe Garrel è un atto d’amore verso un evento che fu politico e pubblico. Così suo figlio Louis, che nella pellicola veste i panni di quello che furono e fecero papà e coloro che innalzavano le barricate a Boul’ Mich, è molto più che il sognatorino dai soli pruriti ormonali macchiettato nei ‘Dreamers ‘ di Bertolucci. L’amico italiano viene citato nel copione (“Avete visto ‘Prima della Rivoluzione’ dice ai suoi coupins la bella protagonista) ma per Garrel padre François e gli studenti della Sorbonne che nelle settimane del Maggio misero a ferro e fuoco il Quartiere Latino erano altra cosa.

Erano idealisti che volevano trasformare innanzitutto le proprie vite. Non ci riuscirono, furono sconfitti sul piano politico perché confusi fra spontaneità e organizzazione, perché cambiare se stessi è più complicato che stilare un programma ma avevano il coraggio delle loro azioni, “avevano il tempo anche per la galera” e questo vent’anni dopo non accadde più.

Forse la malinconia che avvolge le tre ore di racconto da parte dell’ultimo epigono della nouvelle vague è dettata più da questa considerazione che dalla memoria del tempo andato. Se si vogliono sognatori i giovani del Sessantotto bisogna ricordarli capaci di pagare di persona condanne per il rifiuto della leva o reiterate retate della polizia o cariche della gendarmerie che picchiava duro e indifferentemente sull’addome di quei ragazzi e ragazze che ben prima di Bolzaneto aveva sperimentato metodi da “Faccia di spia”. Credevano di cambiare il mondo e non si trovarono in sintonia né con padri operai che pensavano solo ad aumentare il salario, né con familiari borghesi visto che i soldi non danno la felicità neppure ai ricchi come testimonia Antoine, che eredita e mette a disposizione dei compagni dimora e beni, per riparare principalmente nell’oppio o , se va male, nel dross.

Garrel non nasconde nulla del periodo: pur con le sue contraddizioni lo valuta spontaneo e lo narra a tutto tondo indugiando su primi piani e particolari. Con uno splendido bianco e nero degno del Truffaut dei “Quatre-cent coups” fissa i grigi della città grigio, mostra come in un documentario scontri e barricate idealmente così vivi e coraggiosi da ricordare quelli dei comunardi. E riunioni carbonare e fughe sui tetti dei garçons dai volti stremati simili a minatori. Sarà retorica? A noi pare Cinema con la maiuscola.

Poi naturalmente la passione pubblica incontra quella privata e François incontra la sua bella di cui non viene rivelato il nome, lei l’aveva visto sì accanto alle Dauphine in fiamme ma lo conosce anche per la fama di poeta. S’ameranno i due, d’un amore sincero, pudico e sensuale, e incontreranno il desiderio d’incontrare altri (l’anticamera della “coppia aperta”), sperimenteranno quello come sperimenteranno l’hashish. Vivranno d’arte: poeta lui, scultrice lei e divideranno con Antoine e un manipolo di moderni bohémiens una borghese ampia dimora. Ma con comportamenti differenti di fronte al destino. Lo stesso riflusso nel personale, appena i fuochi di ribellione si spegneranno (e in Francia si spegneranno presto rispetto a Italia e Germania) sarà motivo d’una disperante autodistruzione nella droga o nel lavoro per alcuni. Non per tutti.

Certo nel racconto l’amante di François, profondamente perduta in romantiche passeggiate notturne col suo ragazzo, volerà a New York per realizzare la sua vena artistica e si troverà lontana dal suo amore. E il giovane ribelle che di poesia non può vivere ma decide di continuare a essere se stesso, si troverà solo. La sua prematura fine pur se è morte non ne cancellerà l’essenza. Anzi. François se non proprio un eroe è perlomeno un giusto, un giovane per cui l’esistenza ha avuto un senso. Il senso di ideali, amore, coerenza, passione, sincerità, coraggio. Il lato vivo d’una generazione che per un tratto ha lottato e almeno ha provato a sognare.

Regia: Philippe Garrel
Soggetto e sceneggiatura: Philippe Garrel, Marc Cholodenko, Arlette Langmann
Direttore della fotografia: Wlliam Lubtchansky
Montaggio: François Collin
Interpreti principali: Louis Garrel, Clothilde Hesme, Julien Lucas, François Toumarkine
Musica originale: Jean-Claude Vannier
Produzione: Maia Films
Origine: Francia/ Italia, 2004
Durata: 178’