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LIGHT IN THE DUSK

mercoledì 14 giugno 2006

di Enrico Campofreda

Solitudine e crudeltà, condite da gesti stereotipati e poche, pochissime parole è il mondo in cui Koistinen, il protagonista, è costretto a vivere. Una società del benessere della quale quest’uomo fa il malinconico sceriffo senza pistola e di cui subisce il distacco, la freddezza, la violenza e le truffe. Koistinen crede in antichi valori e per questo si ritrova ai margini d’una già scarsa vita sociale e risulta scoperto nei confronti dei raggiri della malavita.

Proprio perché romantico e fedele viene scelto da una banda di criminali come passpartout per un furto. Lui che sorveglia un reparto di gioielleria di alcuni magazzini viene avvicinato da una ragazza che, fingendosi innamorata, in poco tempo gli estorce informazioni e chiavi per attuarla.

Il povero Koistinen subisce le conseguenze che lo conducono sino in carcere senza comunque svelare i sospetti su quella donna e i suoi complici. L’uomo è un perdente rassegnato al ciclo degli eventi. E con lui Kaurismaki tocca il punto più basso del pessimismo già mostrato con le storie di disoccupazione del poetico “Nuvole in viaggio” e della travagliata esistenza sentimentale de “L’uomo senza passato”.

Ma del protagonista, votato a un sacrificio che diventa autolesionistico e masochista, rimane invidiabile una moralità semplice e coriacea da cui sono colpiti anche i cinici che lo usano e lo sfruttano. E l’unico gesto di ribellione, peraltro goffo e inutile, con cui cerca di accoltellate il boss della gang pur creandogli nuove ferite forse gli apre una nuova via. Ora gli è accanto la venditrice di bibite dalla quale andava a ristorarsi, che ne ha colto la nobiltà d’animo ma che Koistinen s’ostinava a non considerare. E’ forse uno sprazzo di luce per il futuro dell’uomo e per il futuro d’una società dannata in mano a criminali, sciocchi e balordi. Nella sua storia più cupa Kaurismaki indica quest’unico barlume anche se come recita il titolo al tramonto.

Il tutto condito coi soliti bei tagli d’immagine sulla città di cui il regista è maestro, i primi piani su volti che ricordano come in “Juha” personaggi del muto e tanta bella musica: le melodiche e tristi note di famosi tanghi, dal ‘Volver’ di Gardel a quelli interpretati dalla voce del finlandese Olavi Virta, e brani del belcanto con la predilezione per Puccini.

Regia: Aki Kaurismaki
Soggetto e sceneggiatura: Aki Kaurismaki
Direttore della fotografia: Timo Salminen
Montaggio: Aki Kaurismaki
Interpreti principali: Janne Hyyttiainen, Maria Jarvenhelmi, Ilkka Koivula, Maria Heiskanen
Musica originale: Jouko Lumme, Tero Malmberg
Produzione: Kaurismaki
Origine: Fin, Ger, Fra, 2005
Durata: 80’