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La Conferenza di organizzazione e i compagni all’estero

giovedì 22 marzo 2007

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Non un punto di arrivo, ma l’avvio di un percorso
per un nuovo modo di comunicare

di Carlo Cartocci

Man mano che si approssima la Conferenza nazionale dell’Organizzazione, si definiscono e si ampliano gli scopi, gli obiettivi e le
aspettative relative all’evento.

Non c’è dubbio che la Conferenza si situi in una fase politica complessa,
fase che vede svilupparsi una esperienza di governo del tutto nuova per il nostro partito e che è stata recentemente attraversata da una crisi piuttosto grave.

Infatti nel momento in cui si attuava sul governo una stretta centrista e moderata in risposta alla grande manifestazione di Vicenza, il partito si è trovato suo malgrado nel ruolo del capro espiatorio e non ha potuto, come avrebbe voluto e potuto, denunciare la manovra orchestrata da
Confindustria da un lato e gerarchie vaticane e statunitensi dall’altro.

Si arriva dunque alla Conferenza con un importante dibattito politico
aperto e, nel contempo, con il bisogno di guardare in noi stessi e nel nostro modo di essere partito: sono due nodi altrettanto rilevanti.

Sarebbe grave se finissimo col privilegiare il primo nodo e trascurassimo il
secondo, che, a ben vedere, è una delle chiavi di lettura e di comprensione del primo. Non a caso nel documento della conferenza sono elencati senza reticenze alcuni “guasti” della nostra vita organizzata che dovremmo correggere.

Io vorrei qui sottolineare un “guasto” che non è nominato nel documento
approvato e neppure nei documenti alternativi respinti: il partito all’estero, i compagni iscritti che vivono la condizione dell’emigrazione,
sono di fatto dimenticati nei documenti della Conferenza. E’ una
“dimenticanza” che dovrà essere corretta nel corso della conferenza
stessa.

Il partito si è mosso in ritardo, rispetto ad altri partiti dell’Unione e delle
destre, nel riconoscere un ruolo nuovo degli italiani all’estero dopo l’approvazione della legge sul voto per corrispondenza.

Non solo, ma negli anni passati si è andato definendo un progressivo impoverimento dei rapporti e del reciproco ascolto fra le nostre federazioni e circoli all’estero e il partito centrale.

Questa situazione di sostanziale isolamento ha potenziato la autoreferenzialità dei circoli esteri, ha irrigidito le posizioni per scarsità di
confronto, ha generato una certa dose di litigiosità fra i compagni e alcuni
circoli hanno visto diminuire le iscrizioni.

Va riconosciuto che recentemente c’è stata una ripresa di attenzione del
partito verso gli iscritti esteri e si è manifestata l’intenzione di riorganizzare e rendere più visibile l’azione dei compagni nei vari paesi: sono segnali di una possibile inversione di rotta sia la istituzione del Dipartimento degli italiani nel mondo, che l’assemblea degli iscritti tenuta
recentemente a Bruxelles.

Nella Conferenza definiremo insieme i modelli organizzativi per la creazione di una rete dei compagni nelle varie circoscrizioni elettorali nel
mondo e per la riorganizzazione dei circoli disseminati in Europa, che hanno una loro storia e un loro radicamento da salvaguardare.

Oltre tutto la nostra presenza organizzata in Europa va valorizzata anche in vista della costruzione della Sinistra Europea, che è una scelta
strategica per il partito.

C’è da sottolineare che si tratta di un processo che ha bisogno di tempo e volontà positiva. Come avvenne per il tema dell’immigrazione, che, inizialmente quasi ignorato, dopo alcuni anni di impegno, è diventato
uno dei punti qualificanti del nostro programma politico, così si dovrà operare sul tema della emigrazione.

Il partito ha bisogno della cultura, del punto di vista e dell’elaborazione
critica dei migranti tutti, emigrati e immigrati, per crescere e per imparare a guardarsi con gli occhi dell’altro.

Ci sono già alcune proposte che circolano fra i compagni emigrati: il Forum permanente dell’Emigrazione, il coordinamento nazionale
dei circoli nei paesi che hanno più di uno, il coordinamento europeo
con un portavoce membro del CPN, la calendarizzazione di attività
informative sui grandi temi politici (pace, lavoro, pensioni, scuola…) da programmare con la presenza di parlamentari e dirigenti centrali.

I segretari dei circoli esteri saranno presenti alla Conferenza con le
loro proposte, se si troverà una proposta unitaria sarà più facile farci
ascoltare, ma una cosa è certa: noi vogliamo considerare la Conferenza
non un punto di arrivo, ma l’avvio di un percorso verso la costruzione
di un nuovo modo di comunicare, di confrontarci, di costruire il partito.

Un percorso di rifondazione.

http://www.liberazione.it/giornale/070322/default.asp