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La Rivoluzione d’Ottobre e il silenzio dei mass-media

martedì 6 dicembre 2005

Verso una dittatura a livello mondiale

di Antonio Catalfamo

Il 7 novembre 1917, con l’occupazione dei palazzi del potere da parte delle avanguardie proletarie, si concludeva vittoriosamente in Russia la rivoluzione bolscevica. Nonostante Putin abbia deciso di cancellare questa data dal calendario delle feste nazionali, centinaia di migliaia di cittadini hanno sfilato in molte città dell’ex Unione Sovietica, chiedendo a gran voce il ritorno al regime comunista. Queste manifestazioni non hanno avuto nessuna eco sulla stampa e sulle televisioni occidentali, legate ai governi borghesi e ai potentati economici. Alla globalizzazione economica fa riscontro la globalizzazione dei mezzi di comunicazione, cioè il loro controllo a livello planetario da parte di ristretti circoli capitalistici. Si sta realizzando a livello mondiale una dittatura imperialista e neo-liberista. In Italia, anche il Tg3, vicino alle posizioni dei Democratici di sinistra, ex comunisti pentiti, si è associato alla congiura del silenzio.

Ma perché i cittadini dell’ex Unione Sovietica invocano il comunismo? Stando a Berlusconi e a Prodi, il regime comunista ha seminato solo fame, morte e distruzione, mentre il capitalismo avrebbe restituito la libertà politica ed economica alla Russia e agli altri Stati nati dal crollo dell’ “impero del male”. Per sapere come stanno i fatti citiamo due fonti che non possono certo essere accusate di simpatia nei confronti del comunismo. Una nota delle Nazioni Unite sostiene che ai tempi del comunismo nell’Urss e nei Paesi del blocco sovietico si stava bene. Leggiamo: “Prima degli anni ’90 i servizi sociali nei Paesi (...) dell’Europa orientale erano notevolmente buoni. Il lavoro a tempo continuato era garantito per tutta la vita. Anche se il salario era basso era stabile e sicuro. Molti beni di consumo e servizi di base erano sussidiati e la fornitura era regolare. Erano sufficienti alimentazione, vestiario e sussistenza. L’accesso all’istruzione e alla sanità era gratuito. La pensione era assicurata e le persone potevano usufruire di molte altre forme di protezione sociale”.

E oggi? Il quotidiano “La Stampa” di Torino (12/11/2005), legato agli industriali italiani, riporta un rapporto della Cia, i servizi segreti americani, che certo non sono amici dei comunisti, secondo il quale la Russia, entro il 2015, potrebbe sparire a causa di malattie, droga, alcol. Stando alle “spie” di Washington, nel 2015 i russi passeranno da 146 a 130 milioni; “la popolazione russa sarà sempre più indebolita dall’alcolismo, dall’uso delle droghe, dall’aumento di malattie cardiache e di infezioni virali”. “A queste condizioni - conclude il rapporto della Cia - non può esserci una crescita economica sana, né rinascita dell’industria o della ricerca”. Passando dal comunismo al capitalismo, i cittadini ex sovietici, a quanto pare, non hanno fatto un buon affare!

Pubblichiamo qui di seguito un resoconto delle manifestazioni svoltesi il 7 novembre scorso in varie città dell’ex Urss. In tal modo, daremo quelle notizie che la stampa e la televisione di regime hanno negato ai cittadini, venendo meno al dovere costituzionale di un’informazione completa ed obiettiva. Ringraziamo per la traduzione dal russo il compagno Espero.

Il resoconto dimostra ampiamente il rispetto che hanno Putin e i suoi amici delle libertà democratiche: i manifestanti sono stati sorvegliati a vista dai reparti speciali, in pieno assetto di guerra, con i cani, pronti ad azzannarli. Avrebbero dovuto passare tra due ali di “miliziani”, sottoporsi alle “forche caudine”. La folla, invece, ha rotto gli “argini” ed è dilagata libera e festosa. Nessuno può imprigionare la creatività popolare!

(Antonio Catalfamo)

Meeting del 7 novembre nella piazza teatrale di Mosca

Lenin ha potuto: lo potremo anche noi

Il potere ha fatto quanto poteva: con i suoi artigli da orso ha spinto tutti sulla strada, perfino coloro che, forse, avrebbero resistito ancora. Ma offendere l’anima di tutto un popolo, che ancora ricorda che si chiamava sovietico, è stato chiaro oltre misura. Abolendo il giorno “rosso” del calendario, il 7 novembre, il Cremlino ha reso chiaramente rosso tutto ciò che ancora ieri era appena roseo. E questo evidentemente lo ha dimostrato l’onda di dimostrazioni e di meeting susseguitisi in tutto il paese. E un accordo finale è risuonato nella grandiosa dimostrazione di Mosca.

Le persone non si sono poste all’interno di un accerchiamento che, non si sa perché, è stato disposto lungo tutta la via Tviorsca. A qualcuno è venuto in mente di separare il marciapiede dalla carreggiata con una catena di agenti dell’ordine e di cani, affinché, probabilmente, l’opposizione si adattasse all’accerchiamento.

La Piazza Sverdlova, provvisoriamente rinominata Teatrale, non conteneva quanti desideravano ascoltare la parola dei leader dell’opposizione. I disonesti SMI “calcolavano” 5, 7, 8 mila dimostranti. Più onesta di tutti è risultata la polizia dando una cifra di 12 mila. E’ ridicolo. Che nella piazza non ci fossero meno di 25 mila uomini era chiaro perfino ai ciechi. Superò tutti la televisione non notando nemmeno gli uomini scesi in piazza. Si sono ricordati che a Parigi per anni non ci si era accorti di 7 milioni di emigranti. Ce ne ricorderemo anche noi quando sarà l’ora.

Il presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa Ghennadij Sciuganov ricordò dalla tribuna i successi del passato socialista: “Al grande Ottobre è legata la storia del mondo. La luce di Ottobre ha distrutto l’impero coloniale, sotto la luce di Ottobre sono nate la grande Armata Rossa e la Grande Vittoria. La luce di Ottobre ha rischiarato il cosmo e la prima azione di Gagarin non a caso è avvenuta nel cosmo”.

“Non c’è niente di più grandioso del grande Ottobre”, ha aggiunto dalla tribuna. “Oggi siamo obbligati a giurare che non permetteremo di profanare la memoria e la Piazza Rossa. Così pacificamente convivono le stelle rosse, le croci ortodosse e le maestose aquile russe. Così in pace riposano le spoglie di tutte le generazioni che, con la fede e la verità, hanno servito il nostro potere e l’hanno difeso”.

Eduard Limonov, leader del Partito nazional-bolscevico, fece eco al leader del Partito Comunista: “Evviva la grande rivoluzione socialista di Ottobre, che con una luce accecante batte sui nostri occhi sin dal 1917. Saremo degni di essa. Lenin ha potuto. Lo potremo anche noi”.

Come ha dichiarato prima del meeting il vice presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa, l’azione di oggi deve dimostrare ai poteri e al paese quanti sono i partigiani del Partito nella capitale. “Questo, da un lato, è per noi una grande festa, considerando che il 7 di novembre ha dato vita ad una nuova epoca. Ma per noi è più importante ancora anche perché noi possiamo dimostrare di essere in molti nella città” - ha dichiarato Mel’nikov.

In realtà siamo molti, a Mosca e a Pietroburgo, a Saratov e a Perm, a Niscnem e a Novasibirsk...Noi siamo in ogni piccola città della grandiosa Russia, in ogni villaggio, in ogni campagna. Non tutti noi abbiamo la tessera del partito, ma la nostra appartenenza al partito è scritta sulle nostre mani rugose. Noi ricordiamo tutto e non dimentichiamo niente.
(dal sito del Partito Comunista della Federazione Russa)

Controinformazione
Numero Unico a cura del Centro Studi “Nino Pino Balotta”- Novembre 2005

Stampato in proprio- Via Degli Studi, 98 - 98051 Barcellona P.G. (Me)

Messaggi

  • Avrei un consiglio da chiederle, in merito alla possibile pubblicazione delle lettere che Ambrogio Donini scrisse negli anni 1956-1968, alla prof. Iside Mercuri, amica strettissima sua e della famiglia, e autrice della pubblicazione dei Codici della DDR, con ampia introduzione. Avendo letto l’ottima biografia di Donini, da lei firmata, su Wikipedia, e immaginando che lei sia giovane, e abbia più contatti di me (ottuagenario), vorrei chiederle se conosce qualche editrice che potrebbe essere interessata. Il mio indirizzo e-mail è maalinei@tin.it. Grazie e cordiali saluti
    Mario Alinei