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La sana follia di Bobby Fischer

domenica 6 marzo 2005

di Giancarlo Pacchioni

La storia del campione di scacchi Bobby Fischer fa tornare alla mente i tempi in cui Usa e Urss impedivano ai loro atleti di partecipare alle olimpiadi.

Bobby Fischer nel 1972 diventa campione del mondo di scacchi, nato a Chicago è il primo giocatore non sovietico a conquistare il prestigioso titolo. Una vittoria importante quella di Fischer contro Spassky, ma non una metafora della guerra fredda. Fischer infatti era sospettato di essere una spia del Kgb, pertanto gli Usa non usarono quella straordinaria vittoria per i loro fini propagandistici.

Fischer spesso critico con il governo statunitense, nel 1992 decide di ignorare la diffida di Gorge Bush senior e si reca in Jugoslavia per giocare la rivincita con il russo Spassky. La Juogslavia era sotto embargo e quel viaggio valse a Fischer la condanna per contumacia a dieci anni di carcere.

Dopo dodici anni di esilio, il 13 luglio 2004 Bobby Fischer viene arrestato in Giappone con l’accusa di aver violato le leggi sull’immigrazione, pare infatti che durante la sua permanenza a Tokio gli sia stato arbitrariamente revocato il passaporto. Oggi il campione si trova in una cella giapponese, le sue condizioni di salute sono ignote e se estradato verrebbe immediatamente incarcerato o recluso in un ospedale psichiatrico. Una delegazione islandese ha chiesto di vistare il campione con l’intento di consegnarli un nuovo passaporto, purtroppo il Giappone ha negato la possibilità alla delegazione di incontrare Bobby.

Ma gli Usa non sono riusciti a fare scacco matto.
Il campione di scacchi statunitense ha chiesto asilo politico a paesi amici ed il Comitato per la liberazione di Bobby Fischer ha indetto una conferenza stampa per sensibilizzare l’opinione pubblica su questa assurda vicenda.