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Lafontaine: "Cos’é la sinistra? Ve lo spiego in cinque punti"

martedì 7 febbraio 2006

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Un incontro a Milano promosso da Pûnto rosso con Fausto Bertinotti ed altri rappresentanti della Se

di Claudio Jampaglia

"La strada della sinistra è ben definita, dobbiamo fermare la corsa al ribasso delle condizioni di vita e di lavoro". Oskar Lafontaine è un uomo diretto e stringato, di quelli che vanno al cuore delle proposte: dal lato della redistribuzione "ristabilire regole certe per l’economia", "salario minimo europeo", "maggiore tassazione dei profitti, dei capitali finanziari e dei patrimoni" e poi "fermare il delirio privatizzatore che ha attraversato l’Europa" e "promuovere referendum locali e nazionali su tutte le riforme che toccano direttamente la vita dei cittadini".

Questo, in sintesi, è il compito della Sinistra europea per il presidente di Die Linke, l’opposizione unita di sinistra alla Grosse Koalition di Angela Merkel e della Spd tedesca, ospite ieri della Sezione italiana della Sinistra Europa e dell’Associazione culturale Punto Rosso. Un incontro caloroso, a cui Lafontaine risponde con un augurio d’attualità tutta nostrana: «La democrazia ha bisogno di libertà di stampa e indipendenza della magistratura, per questo l’Europa deve liberarsi di Berlusconi».

La visita di Lafontaine arriva il giorno dopo dell’annuncio di uno dei primi atti della Grosse Koalition tedesca: l’innalzamento progressivo dell’età pensionabile a 67 anni.

- In Italia lo propone Berlusconi, da voi la Spd...

I riformatori delle pensioni in Germania come in Italia disconoscono il vero problema che non è il numero di vecchi e giovani presenti nella nostra società ma la produttività di un’economia. Cent’anni fa un contadino riusciva a nutrire solo se stesso, cinquant’anni fa sfamava altre 12 persone oggi sono cento. E’ inutile discutere di riforma delle pensioni se non si affronta lo sviluppo dell’economia, in questo modo si producono decisioni completamente sbagliate come è successo per la privatizzazione della sicurezza sociale affidata a giocatori d’azzardo, come dimostrano i casi inglese e americano. La risposta alla competitività in continuo aumento è la diminuzione del tempo di lavoro molto più efficace della strada intrapresa da Italia e Germania che fa sì che i giovani non riescono ad entrare nel mercato lavorativo, mentre si costringono i più vecchi, senza badare al loro stato di salute, a lavorare di più. La sinistra deve rispondere alla continua richiesta di aumento della produttività con una riduzione dell’orario di lavoro.

- Cosa significa l’occasione della Sinistra Europea vista dalla Germania?

La Sinistra Europea deve essere un movimento contro il neoliberismo. E sarebbe molto importante che in Germania nascesse un movimento di questo tipo. In questo momento i governi europei competono sul ribasso dei salari, sulla diminuzione delle tasse su profitti e patrimoni e sulla riduzione dello stato sociale. Fin quando si seguiranno queste politiche crescerà la disoccupazione e la disuguaglianza sociale. La Germania che ha spinto molto avanti questa politica sta mettendo allo stesso tempo a rischio la stessa unione monetaria europea. In Italia, Spagna e Portogallo non è più possibile rispondere alle crisi di bilancio e competitività con svalutazione monetarie come in passato. Alcuni responsabili della Deutsche Bank identificano come soluzione per i nostri paesi l’abbassamento dei salari del 20%. » questa la sfida che ci pone oggi il neoliberismo e il motivo per cui c’è bisogno di una sinistra europea forte.

- Rifondazione si appresta alla prova elettorale con L’Unione, mentre in Germania la Spd ritorna al centrsimo. Come vedi la sfida?

In Germania in realtà abbiamo da molti anni una Grosse Koalition, la partecipazione alle guerre come lo smantellamento dello stato sociale è stato portato avanti da tutti i grandi partiti insieme. Spero che in Italia l’Unione vada in direzione diversa e contrariamente al centrodestra riproponga una politica di risoluzione dei conflitti non armata e una politica di crescita e di occupazione.

- Il risultato elettorale per Die Linke / PdS vi ha consegnato la sfida di costruire un partito nuovo, quali sono i problemi sul vostro cammino?

Sul piano programmatico entrambi i partiti fondatori (PdS e Wasg, N. d. R.) vogliono la stessa cosa. I problemi esistono nell’incontro, parti che combaciano e parti che stridono. Se saremo d’accordo sul metodo politico allora questa fusione riuscirà e gli obiettivi condivisi vanno in questa direzione. Credo di poter pronosticare però che la grande maggioranza del partito continuerà nel progetto, mentre una minoranza ne uscirà costituendo un altro soggetto. E’ la democrazia.

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